Posts Tagged ‘I libri al rogo’

I sentieri si costruiscono viaggiando 5.

gennaio 28, 2011

Fuoco e oro. Così finisce la storia. La storia della donna che portava le fiamme, e la storia di tutte le altre che si sono ritrovate nel cammino. Luz e Molly, Roberta e Lara e la sconosciuta dai denti dorati e le altre compagne dai tanti nomi. Hanno importanza, i nomi? Un nome non è una mano, un piede, un braccio, un volto o qualunque parte di un uomo, e ciò che chiamiamo rosa, con qualsiasi altro nome avrebbe lo stesso profumo.
Era Giulietta a parlare, ora. E come lei potrebbero parlare le altre. Quelle che sono nate nei libri, e che nel viaggio, attraversando la nebbia e il vento e il fuoco, si sono ritrovate, le mani dell’una in quelle dell’altra, a guardare Venezia.
Venezia, dove qualcuno voleva che i libri non venissero letti, che venissero tolti dalle biblioteche e dalle scuole.
Sono là, le donne dei libri,  fatte di aria, ad ascoltare il rumore dell’acqua e guardare un fuoco che non  deve essere acceso.  Non appartengono più a chi le ha create. Sono nostre. Come tutte le storie.
Ma non in tutte le storie c’è una fine: come in questa.

L’omaggio di questi cinque giorni si rivolgeva ai libri del ciclo di Eymerich di Valerio Evangelisti, “Manituana” di Wu Ming, “Arrivederci amore ciao” di Massimo Carlotto, “Scirocco” di Girolamo De Michele, “Gli incendiati” di Antonio Moresco. Alcuni dei moltissimi titoli per cui due assessori del Veneto hanno chiesto la messa al bando da biblioteche e scuole nei giorni scorsi. Grazie agli autori per averli scritti e averli donati ai lettori.
Omnia sunt communia.

I sentieri si costruiscono viaggiando 4.

gennaio 27, 2011

Ci sono giorni così, giorni in cui vorresti non doverti alzare dal letto, e magari non alzarti mai più, perché non c’è nulla che valga la pena sognare, o perchè tutto è già stato vissuto.
Tutto quello che potevi considerare come il meglio che ti venisse offerto.
Per la ragazza che amava gli stivaletti di camoscio, i cocktail, e un uomo perduto, quella giornata doveva essere plumbea come mille altre.
Poi, lo sentì.
Un cigolio, di quelli che soltanto nella notte più silenziosa si fanno sentire. “La casa, di notte, si muove”, diceva sua  nonna quando si drizzava a sedere per un criiic improvviso che veniva dalle ante dell’armadio, o, peggio, dalle gambe del letto. “Non è niente – aggiungeva – sono i mobili che si sgranchiscono dopo essere stati fermi tutto il giorno”. La bambina che sarebbe diventata la ragazza annuiva, ma naturalmente non le bastava, e continuava a immaginare che dietro quel criic ci fossero le giunture mostruose di un armadio che riassumeva la sua vera natura, e quella natura non poteva che essere quella di un gigantesco insetto con zampe grandi come funi che sporgevano dal carapace di legno, e occhi come specchi, come un milione di miliardi di specchi che riflettevano, ognuno, una bambina terrorizzata dall’odore squisito. Una preda. Lei.
Criic.

Il cigolio, questa volta, fu visivo. Fu come qualcosa che si stirasse e si allungasse verso di lei. Non una zampa irta di lunghi peli velenosi, ma una scintilla. Una scintilla che ardeva. E dentro la scintilla c’era una donna che sembrava fatta di fuoco. Una donna con i denti d’oro, che le sorrideva.
“Le altre sono già in cammino- disse- dobbiamo andare anche noi”.
E Lara andò.

(Lara non è la sottoscritta, ma la protagonista del romanzo cui si riferisce questo brano e con cui ho l’onore di condividere il nome. Domani, a conclusione della flash-fic, tutti i titoli a cui mi sono ispirata)

I sentieri si costruiscono viaggiando 3.

gennaio 26, 2011

Era difficile tornare, così come era stato difficile morire. Roberta ricordava solo l’oppressione sul petto, il sasso che schiacciava i polmoni, le scintille d’argento che danzavano davanti agli occhi. E la musica, certo. Ripetuta fino all’ossessione, quella canzone di Caterina Caselli che un tempo le piaceva, Insieme a te non ci sto più, guardo le nuvole lassù.
Le nuvole. Il suo corpo aveva la stessa consistenza, ora.
Eppure, bisognava scuotersi, dimenticare il tradimento, la ferocia, l’ombra che l’aveva accolta, infine, cullandola.
Tempo di andare.
Scoprì che le era di nuovo possibile camminare. “Certo che puoi”, le disse la ragazza che – da quando? – era accanto a lei. La ragazza con gli stivaletti di camoscio e un bicchiere fra le mani.  La ragazza  che profumava di vento. Vento di scirocco.
“Andiamo pure”, disse Roberta. Anche ridere, era di nuovo possibile.

I sentieri si costruiscono viaggiando 2.

gennaio 25, 2011

Molte cose invisibili erano limpide per Molly Brant: quella mattina, per esempio, la consapevolezza di quel che occorreva fare scintillava come acqua di sorgente nel suo cuore. Preparare un bagaglio leggero e partire, tutto qui. Non sarebbe stata sola, come era logico: quel che stava avvenendo non riguardava soltanto la sua persona, né suo marito William, e neppure il popolo dei  mohawk. Riguardava ogni creatura che avesse a cuore le parole e le storie. Di più, pensò, mentre piegava in quattro uno scialle. Che avesse a cuore se stessa, e l’essere se stessa insieme agli altri.
Si fermò a guardare fuori dalla finestra: la nebbia era grigia e Londra dormiva ancora. Sorrise. Sarebbero state in molte, qualunque fosse stata, nelle parole che erano state loro assegnate, la loro sorte. Vivere, o morire.
“Andiamo”, si disse, mentre nella nebbia si formava un volto. E il volto era quello di una donna infelice, di una donna tradita. Il traditore si chiamava Giorgio Pellegrini. Roberta era il nome della donna. Che, dalla morte, battè le palpebre, si guardò attorno confusa, e seppe di colpo chi era stata, e seppe anche che, ad ogni modo, era venuto il tempo di tornare. E di andare.

 

I sentieri si costruiscono viaggiando 1.

gennaio 24, 2011

Intervallo.
Per cinque giorni, non parlerò di Sopdet e insieme ne parlerò. Perchè parlerò di libri. Anzi, cercherò di farli parlare.
Ho letto, con crescente costernazione, quel che è avvenuto in questi giorni. Quello che sta ancora avvenendo.
Molti dei miei amici ne hanno già parlato, peraltro. In poche parole, in due diversi luoghi del Veneto si sono messi all’indice i libri di alcuni autori, rei di aver semplicemente espresso sei anni fa la loro opinione. Inoltre, da alcune biblioteche sono scomparsi i libri di Roberto Saviano, per ordine dell’amministrazione comunale.
Non avrei mai pensato di assistere a qualcosa del genere. Non avrei mai pensato che si osasse stilare una lista di libri che non devono essere letti. Comunque la si pensi, credo che tutto questo  dovrebbe suscitare orrore in ogni lettore, prima ancora che in ogni scrittore. In ogni cittadino, anzi.
Così, provo a dare un contributo. Piccolissimo, insignificante, forse inutile. E’ una storia in forma di fan fiction, che riunisce alcuni personaggi dei libri “da bruciare”.
E comincia quando…

Quando Doña Luz Eymerich d’Ampuries uscì in strada, trasse un profondo respiro. Erano anni che non lasciava l’ombra del palazzo, anni che non poggiava il grazioso piedino nella polvere della strada, anni che non abbandonava il gradito silenzio della propria camera.
“Quando è troppo è troppo”, aveva pensato quella mattina, deponendo il foglio che la aggiornava sul…paradosso, non sapeva definirlo altrimenti.  Nicolas inquisito. Nicolas condannato al rogo. Un’onta, oltre che un dolore intollerabile per Doña Luz.
“Te la do io la madre anaffettiva, Nicolas”, mormorò, salendo in carrozza. Il viaggio sarebbe stato lungo. E la prima tappa era Londra. Londra, dove la strega l’attendeva. Doña Luz fece una smorfia. Di tutte le persone con cui aveva pensato di allearsi, quella donna era davvero l’ultima. Ma la guerra, si disse, non ammette esitazioni.
La carrozza partì, lasciando dietro di sè una nuvola di polvere. Nella nuvola, prese forma un volto.
Molto lontano da Gerona, Molly Brant spalancò gli occhi.