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Trecento (cinquantamila)

gennaio 23, 2012

Immagino che lo abbiate già letto: mancano all’appello, secondo l’Istat, settecentomila lettori, la metà dei quali sono lettori  forti, ma che nel 2011, a quanto pare, non hanno aperto neanche un libro. Un bel problema, dal momento che il nostro paese non brilla per quantità di lettori: tanto che il cosiddetto lettore forte è semplicemente qualcuno che legge un libro al mese. Dodici l’anno: pochi, pochissimi.
Eppure, nel 2011 in trecentocinquantamila non hanno aperto neanche quei dodici libri, spingendo esperti e ricercatori a chiedersi il perché. Bella domanda. Posso provare a rispondere per me, lettrice che divora ben più di una dozzina di titoli annuali. Forse perché, a fronte dei tanti libri pubblicati, è diventato più difficile trovare qualcosa che ti appassioni. O forse perché da tutte e due le parti (editori e lettori) è venuta meno la voglia di rischiare: me lo diceva ieri sera un amico, e credo che abbia perfettamente ragione. Si va sul facile, sul “già letto”, si cerca (da tutte e due le parti) di reiterare qualcosa che è già piaciuto. Ma, alla lunga, stanca.
Un paio di giorni fa uno degli esperti suddetti dichiarava: “Chi oggi legge un libro o entra in una libreria non è detto che domani continui a farlo. Molto dipende dall´offerta: titoli, prezzi, distribuzione, nuovi autori. Il lettore deve essere riconquistato ogni volta da chi i libri li fa, e da chi li vende”.
Ma, aggiungo io, deve forse a sua volta ritrovare la voglia per stupirsi e battere strade ignote. Questo, prescindendo da tutti i discorsi (corretti) che si possono fare su crisi economica e prezzo dei libri.

 

 

Ceci n’est pas une pipe

giugno 9, 2010

Dunque dunque. Ho letto questa mattina su Repubblica un’inchiesta sui giovanissimi lettori: il punto di partenza sono i dati Istat, i quali dicono che il picco della lettura è fra gli 11 e 14 anni, dove legge il l 64,7%  dei ragazzi. Tra i 15 e 17 si legge un poco meno (58,8%) e poi si scende al 50% che caratterizza tutti i lettori trenta e qualcosa.
Lo sapevamo? Lo sapevamo, credo: e soprattutto lo sa molto bene il mercato editoriale, che infatti concentra la propria offerta, diciamo da Harry Potter in poi, soprattutto nei confronti di quella fascia.
Il che, intendiamoci, va benissimo.
Il problema, come credo di aver scritto un milione di volte, sorge quando si comprime il fantastico necessariamente nella sezione “giovanissimi”. Infatti, nello stesso articolo è riportata una dichiarazione della direttrice editoriale di Salani sulle letture degli adolescenti. Ovvero:

“Ma tra i giovanissimi che non abbandonano i libri, i titoli scelti sono poi belli e particolari. Penso all´urban fantasy di Francesco Dimitri, a Celia Rees, allo straordinario fenomeno della nuova letteratura romantica giapponese di Kyoichi Katayama”

Ora. Alice nel paese della vaporità di Francesco Dimitri e Wunderkind 2 di GL D’Andrea, che ho letto e apprezzato, a mio modesto parere non sono due romanzi per giovanissimi. Posssono essere letti dai medesimi, così come un quindici-diciassettenne può leggere, che so, Baricco o Borges, che nessuno al mondo si sognerebbe di catalogare come destinati agli adolescenti.  Alice è quasi un romanzo filosofico, per come l’ho percepito io: ed è il secondo passo (almeno in ordine di pubblicazione) per la costruzione di una mitologia, che è quella che Francesco sta disvelando storia dopo storia.  Anche nel secondo volume di Wunderkind ho ritrovato il mito: anzi, ho ritrovato qualcosa che è il farsi-del-mito, nella parte ambientata in Germania e nel passato (niente spoiler). Sono, insomma, romanzi decisamente complessi: e, sempre a mio modestissimo parere, nel momento in cui gli si sottrae …be’…il contesto, si fa loro un torto.
Poi, mi si potrebbe obiettare che una narrazione deve avere valore in sè, contesto o non contesto. Possibilissimo: resta il fatto che nel momento in cui il livello è duplice (quello che in editoria si suole chiamare cross-over, anche), sarebbe bello sottolinearlo. E, potendo, coglierlo.