Posts Tagged ‘King’

Sfortuna nera

novembre 8, 2011

Ammalarsi, e di brutto, nel giorno in cui escono i romanzi di King e Murakami. Fidando in un’anima buona che me li porti a casa, posto il trailer di 1Q84. Sperando anche che la Siae sia influenzata come me.

Una pioggia come questa, e un tombino

ottobre 20, 2011

E’ una giornata di quelle strane: oggi una barchetta di carta potrebbe inabissarsi in un tombino, e nel fondo del tombino potrebbero esserci pon pon arancioni.
Per non pensarci, o invece per pensarci bene, il trailer di 11.22.63. Arriva l’8 novembre, anche in Italia.

Refurtiva – 10

settembre 16, 2011

Due pezzi di bottino, fra i moltissimi, che vengono dai libri. Due immagini.

La mani della madre di Bill, in “It”, che volano alle tempie come uccellini spaventati quando vede il marito che vuole portare via i giocattoli del figlio morto in uno scatolone.

Il giovane innamorato di Gretta malato di polmonite, immobile nella notte invernale, ne “I morti” di James Joyce.

Se lo dicessi in una riga

agosto 4, 2010

A proposito de La bambina che amava Tom Gordon. Si può raccontare in una frase, giusto? Bambina di nove anni si perde nel bosco, si sente osservata e seguita, infine incontra la presenza e la vince. La stessa sintesi si può applicare a molte buone storie. Ingiustamente calunniato, perde l’amore e le speranza, torna ricchissimo e compie terribile vendetta. Voilà Il conte di Montecristo. Padre e figlio cercano di sopravvivere dopo un disastro che ha cancellato la vita sociale come la conosciamo. Ed ecco La strada di McCarthy.
Bene, io non riesco mai a sintetizzare le storie che scrivo. Ci ho provato ieri in un messaggio, a proposito del romanzo nuovo, e veniva fuori qualcosa di contorto e poco chiaro. C’è un luogo che si nutre di infelicità. Sì, e poi? C’è una donna che è predestinata a quel luogo. Bene, e dunque? Questa donna è innamorata fino all’ossessione, ma lui…e poi, ecco, c’è una strana venditrice di abiti. Ah, e c’è una rosa canina. Sì, c’è anche Andrea Zanzotto.
So che questo potrebbe bollarmi come scrittrice contorta (o peggio). Ma annuncio pubblicamente di non avere il dono dell’auto-sintesi.
Torno alla cornacchia.

Il buio non esiste

aprile 20, 2010

Il fantastico non è altro che la scelta del lettore – che si identifica con l’autore – fra la spiegazione naturale e sovrannaturale di un fatto insolito.

E’ sempre lui. Sempre Todorov. Ci ritorno perchè la faccenda non è secondaria. Cosa sostiene, in parole molto semplici, il Nostro? Sostiene, guardando però alla produzione dell’Ottocento (Ottocento, ci siete? Due secoli fa), che una storia fantastica deve far oscillare chi legge fra una spiegazione che rientra nelle leggi naturali conosciute e una che si tuffa in quelle ignote. E fin qui ci siamo.
Il problema è quando le leggi ignote vengono date per scontate. Quando, insomma, il fantastico si pone come realtà altra. C’è, esiste, stiamo parlando di quella, è il nostro compito. Ovvero, il fantastico non è un espediente per arrivare alla psicologia dei personaggi, ma è qualcosa che coesiste con il reale conosciuto e, per dirla con King, ci cola dentro.
Perchè insisto su questo punto?
Perchè ho la sensazione che un po’ di  mondo editoriale italiano, incluso quello che fin qui ha guardato al genere con la puzza sotto il naso, lo stia scoprendo. Ma a due condizioni: o è destinato ai ragazzi (leggasi questo post di Gl. E, a proposito, ho il W2 in lettura) , che, poveri cari, credono ancora ai prodigi.
O deve addomesticarsi.
Ovvero, trovare una spiegazione razionale al fantastico medesimo. Renderlo intimo, renderlo equivoco, e non sia mai si ponga sfacciatamente in primo piano come la cupola che cala dal cielo in The Dome.
In poche parole, il fantastico italiano sta correndo un rischio: giallo e noir, quando sono divenuti “d’autore”, sono stati comunque accettati in quanto non spezzavano il vincolo – tutto italiano – del realismo. Ma come la mettiamo con un horror o con un fantasy? Per rientrare nei ranghi, devono essere innocui come gattini. I morti non tornano dalle tombe, è un delirio del personaggio. I mostri non esistono, basta prendere Freud e troviamo una spiegazione.
Pericoloso, e ci tornerò ancora.
Per fortuna, esistono le eccezioni: e tornerò anche su quelle. Presto.

Noccioline

aprile 18, 2010

Bene. Pausa finita. Ho scritto poco e pensato parecchio. Come direbbe Mike Noonan in Mucchio d’ossa, ho attraversato il momento in cui i ragazzi-giù-in-cantina depositano casse e mobili e tu non sai ancora in quale casa andranno sistemati. Ho accumulato. Ho perso tempo. Ho leggiucchiato. Ho giocato. Ho fatto altro.
Ho anche avuto i miei bravi momenti di crisi. Uno, in particolare: laddove mi è stato educatamente bocciato un racconto di fantasmi e chiesto – per esercizio – di trasformarlo in un racconto mainstream.
Di qui, per coloro che mi conoscono, la solita solfa di oddio-oh mamma-oh povera me.
A cui questa volta non intendo prestare orecchio. Farò il mio racconto mainstream. Non è il mio genere, non l’ho mai fatto e ho sempre lavorato sul sovrannaturale. Ma, anche se probabilmente a perdere, mai rifiutare una sfida. Alla peggio, sono tutte noccioline di scorta per il prossimo inverno rigido.
Subito dopo, mi dedicherò ai mobili della cantina. E vedremo.
(Mi siete mancati)

Diventare grandi, salutare i padri

dicembre 28, 2009

La discussione di Natale è stata quella sui cosiddetti monnezzoni: qui potete leggere, se avete pazienza, duecento commenti sul tema “fantastico sì, no, forse” e “fandom sì, no, forse”.

Le posizioni erano purtroppo prevedibili: da una parte alcuni critici che “riducono” la narrativa fantastica o a maghi-draghi-commercio o ai grandi padri italiani (Landolfi-Calvino), dopo i quali non esisterebbe più nulla. Dall’altra parte, chi di fantastico scrive, e sa che le cose vanno diversamente. Aggiungo solo che quel che mi ha lasciato davvero stupefatta è l’assoluta mancanza di curiosità nei confronti della produzione contemporanea e dei lettori della stessa: più volte si è ripetuto che “chi legge fantasy non legge altro”. Non si sa bene in base a quale fonte di informazione. Ma pazienza.

Perché  mi interessa fare un altro ragionamento.

E parto ancora una volta da King.
Io ho la bizzarra convinzione secondo la quale King, in moltissimi libri – se non proprio tutti – abbia parlato della scrittura fingendo di parlare d’altro. Ha parlato di crisi di ispirazione in Mucchio d’ossa e in Shining, per esempio. E ha parlato di rapporto con la critica. Soprattutto in  Misery.

Se ricordate, le cose vanno in questo modo: Paul Sheldon ha scritto un romanzo, al momento dell’incidente d’auto che lo consegna nelle mani della sua fan numero uno. Il suo primo romanzo mainstream dopo la serie di Misery che gli ha dato la fama. E’ fiero del suo lavoro. Si ripete, esultante, che ora la critica lo prenderà in considerazione. Però arriva Anne Wilkes. E Anne brucia il manoscritto, di cui non esiste copia. Non solo: lo costringe, a colpi di lama, a scrivere un nuovo romanzo su Misery. A resuscitarla. E quello sarà il romanzo più bello di Paul.

Dunque. Secondo me in ognuno di noi c’è un pochino di Paul Sheldon: in fondo abbiamo studiato sui banchi di scuola un’idea di letteratura che ha sempre posto il “genere”, e soprattutto il fantastico, in secondo piano.
Primo autosuggerimento: prenderne atto e dirsi che non è così. Dedicarsi a Misery e offrire una tazza di caffè ad Anne Wilkes ringraziandola per l’aiuto.

Però c’è una seconda questione, su cui sto riflettendo.

Una bella fetta della discussione era dedicata a Tolkien. A me è sembrato che addirittura si identificasse tutta la narrativa fantastica di oggi come una produzione che va PER INTERO nella scia tolkieniana. E dunque comprendesse elfi o qualcosa di simile, atmosfere medievali, cavalli in corsa, battaglie con orchi o derivati, foreste incantate.

E’ lo stesso principio per cui chi scrive horror, o dark fantasy, o gotico, non può che scrivere di vampiri. E non è così neanche in questo caso.

Ora, però, oltre ad esserci un problema di informazione, c’è anche una questione di modelli. Penso che chi scrive, oggi, anche chi comincia solo a formulare l’idea di un romanzo fantastico, dovrebbe disperatamente sforzarsi di evitare di camminare su sentieri già tracciati.

Dovrebbe armarsi di machete e aprire altri varchi.

La strada di Tolkien non è più percorribile: ancora una volta King, quando ha concepito la Torre Nera, lo ha detto a chiare lettere: sono un figlio del Signore degli anelli ma non posso percorrere la stessa strada.

Allo stesso modo, siamo figli e figlie di Stoker e di Anne Rice ma dobbiamo andare avanti. Salutare i genitori e incamminarci su luoghi che i genitori non conoscono.

Credo che sia importante.

Qui, GL su certi padri e certi figli: da leggere!

The end

novembre 26, 2009

Anche Shining?
Pare proprio che King abbia un gran desiderio di “chiudere” con quel che ha lasciato in sospeso.
Buffo, no?

Status

novembre 13, 2009

Stephen King. Mucchio d’ossa. “I miti”, Sperling&Kupfer, 1999.
Pagine 30-39.

Ossessione

settembre 10, 2009

Sto rileggendo Il talismano di Stephen King e Peter Straub. Bugia, lo sto finendo, perchè l’avevo cominciato e lasciato, molto tempo fa: prima di leggere la saga della Torre nera.  E adesso me lo sto davvero gustando: forse perchè ritrovo in quel romanzo i semi di quello che sarebbe fiorito nella Torre.
E allora, ecco la domanda del giorno. I Territori sono evidentemente l’ossessione di King. E non solo la sua: il mondo altro ma parallelo piace a un bel po’ di persone e a me per prima, nel mio nanocosmo.
Però dentro i Territori King mette quasi sempre un bambino, anzi, un ragazzino intorno ai dodici anni. E’ la sua storia, forse: o meglio, la storia personale (credo che King abbia avuto un’infanzia tremenda) che viene filtrata e reinventata nei suoi libri.
Ovviamente, succede anche a me, e quando scrivo e rileggo arrivo a domandarmi se prima o poi cambierò ossessione (mondi paralleli, appunto, e personaggi femminili tutt’altro che eroici).
Non funziona così per tutti. Non, per esempio, per Clive Barker di cui oggi comincia a occuparsi GL: e sono curiosa di quel che dirà. Perchè King è inchiodabile a un’ossessione (o due), e forse anche Lovecraft e sicuramente Gaiman. Barker mi sa di no…