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Il Subudibile e il tempo fermato

agosto 3, 2010

Il tempo non esiste, dice il fisico Carlo Rovelli su Repubblica di oggi. Teoria di enorme fascino (oltre che di interesse molto vivo per me, che sto mettendo le mani sul concetto di tempo ormai da due anni, da quando Sopdet ha iniziato a essere qualcosa di più di una scaletta su un file). Il tempo non esiste. Bene, ieri sera ne ho avuto una parzialissima prova. Mi ero fermata a scrivere fino a tardi in riva al lago. Erano andati via tutti. Non c’erano neanche più le luci dei pescatori. Solo il monitor del computer, almeno finchè la batteria non ha deciso di spirare. Il lago buio era una porta nera. Un occhio spalancato e atterrito.  Le stelle erano enormi. Non c’erano rumori. Neanche il crac di un ramoscello spezzato. Non c’era vento. Eppure, non mi decidevo ad andarmene. Ho chiacchierato su Facebook per un po’, e infine la paura è passata. Quando ho rimesso il portatile nello zaino e mi sono addentrata nel boschetto per arrivare al paese, mi sentivo stranamente bene. Il tempo, come per il vecchio Galileo, erano i battiti del mio cuore. Poi, che ci crediate o meno, una cornacchia è arrivata vicino a me. Non dormiva, non scappava. La fiamma dell’accendino si è riflessa in un occhio più nero del nero. La cornacchia mi ha becchettato la scarpa e mi ha seguita per un po’, fino al paese. Poi, è volata via.
Non so come si chiami tutto questo. So che per un’assurda coincidenza stavo rileggendo La bambina che amava Tom Gordon. E so che il Subudibile è, a volte, gentile.