Posts Tagged ‘Marketing’

Gradite una tartina, un libro, un assegno?

febbraio 24, 2012

Avete presente le lamentazioni e le accuse che vengono rivolte, in ambito letterario e non solo, a chi si occupa di libri sui giornali e sulle riviste? Immagino di sì, e sono più o meno simili: si recensiscono solo gli amici, si fanno “marchette”, si ricevono somme sottobanco dagli editori. Basta fare un giretto e si leggono migliaia di questi commenti.
E i blog? Ah, per Giove, i blog sono liberi, i blog non rispondono a nessuno, i blog sono indipendenti e non hanno padroni.
Non è proprio così, comincio a pensare. Qualche settimana fa, per esempio, ha fatto il giro della rete (letteraria) un post dello scrittore Christian Raimo, dove si racconta della convocazione da parte di Mondadori di alcuni blogger in un albergo romano. Motivo? Capire come tira l’aria sul web. Insomma, una vera e propria consulenza. In cambio di uno squisito aperitivo.
Sempre qualche settimana fa,  Stefania Auci aveva scritto un’interessante riflessione su blog e libertà di parola, che trovate su Diario di pensieri persi.
Insomma, che si tratti di una tartina o di un libro in omaggio,  la libertà dei blogger è molto spesso oggetto di mercato: anzi, di marketing.
Ieri è capitato a me. Ricevo una mail da una “giovane agenzia web”. Non la cito, per correttezza.  Chiedono se io sono io. Sì, rispondo, sono io. L’offerta è immediata:  pubblicare sul blog “un redazionale” che sembri in tutto e per tutto un post come gli altri. Non importa se parla di cinema, libri, o attualità. Purché contenga un link a un determinato sito. Mi vengono inviati degli esempi: su blog dove si parla di serie televisive, cinema, cronaca. Con link. L’offerta, qualora accettassi, è di ottanta euro.
Evidentemente ho detto no. Non perché sia una pura e dura, ma perché credo che se un blog ha una risorsa, quella si chiama credibilità. E va difesa, per il bene del blogger e dei suoi lettori.  La pubblicità è una nobile arte: ma dev’essere chiara, a mio modesto parere. Anche il marketing è pratica piacevole e divertente: ma dev’essere evidente dove comincia e dove finisce.
Detto questo, nessun anatema su chi accetta: ottanta euro fanno sempre comodo, di questi tempi. Però, ancora una volta, la questione è una: il disclaimer, per favore.

Cari signori miei

gennaio 19, 2012

Post del mercogiovedì a blog unificati con Giovanni Arduino, come sempre, un po’ dopo aver letto recentemente questo e quest’altro, un po’ dopo aver fatto un bel giro per la nostra adorata rete due punto zero.   

Cari signori miei, se per promuovere un vostro libro o farne parlare, con le rare e debite eccezioni del caso, tutto quello che sapete combinare è:

–    creare profili su facebook della vostra casa editrice (con aggiornamenti di stato del tipo: “ciao! come state! che cosa avete letto di bello stamattina?!?”)
–    creare profili su facebook dei romanzi che editate (dove viene ripetuto almeno cinquanta volte il testo della quarta di copertina)
–    creare account twitter della vostra casa editrice (riportando di solito stralci minimali delle recensioni cartacee o i link a quelle online)
–    creare fake di twitter/facebook basati sui protagonisti dei vostri libri (“molto transmediale”)
–    imbastire tumblr con foto solo di biblioteche, librerie, copertine dei vostri tomi o citazioni dagli stessi o dai “grandi” della letteratura (grazie, le troviamo anche da soli, il web esiste al di fuori di voi, e poi al cinquantesimo scampolo di Prévert ci coglie lo stranguglione)
–    pasticciare con wordpress e aggiornarlo sì e no una volta al mese
–    edificare siti istituzionali autocelebrativi con orge a base di java, flash, plug-in impenetrabili e lame rotanti
–    produrre e uploadare su YouTube booktrailer che ricordano orribilmente le diapositive che eravamo costretti a vedere da bambini dopo le vacanze estive
–    spammare con recensioni estasiate di libri da voi pubblicati tutte le piattaforme di vendita online e di social reading (per poi venire stanati)
–    riempire di stellette, cuoricini o mipiace qualsiasi social (per poi venire stanati)
–    incazzarsi pubblicamente per essere stati stanati, negare l’evidenza e/o farsi beffe degli utenti che hanno espresso pacatamente un giudizio che non vi garba (e rinfocolando così l’odio e i flame degli immancabili troll per cui voi siete e sempre sarete Male, Mafia e Corruzione)
–    inviare e-mail melliflue a certi blog letterari, di fatto esigendo la messa in evidenza dei vostri comunicati stampa e chili di recensioni positive. Come merce di scambio, qualche volume omaggio per i frequentatori assidui nonché sparuti e preziosi gadgettini, dalla t-shirt fluo in elastan al set cinese per la pedicure con sopra il vostro logo
–    incazzarsi minacciosi perché ogni tanto i blogger più accorti e onesti vi rispondono picche (“ma tu sai con chi stai parlando, ragazzina?!?!”)
–    investire migliaia di euro in inutili abomini della cartotecnica (da espositori ad addobbi per le ormai pochissime librerie che ancora vogliono sobbarcarsene)
–    creare “campagne virali” dopo aver letto due post di Mashable  e un articolo di Wired

Insomma, se ancora (anzi: dato che ancora) siete fermi a questo o poco oltre, con le dovute eccezioni come da preambolo, perché non due chiacchiere con noi? Magari potremmo farci un paio di risate tutti assieme. L’invito è aperto anche ad altri, naturalmente. Magari ha ragione chi ha scritto che la tecnologia e un presunto know-how in materia non sono mai stati usati così male come nel mondo del libro. Sapete dove trovarci (forse sì, forse no). Senza rancori e con tanta, tanta allegria, il vostro dinamico duo.

Il caffè di Ellison

agosto 5, 2011

Ieri pomeriggio, su Facebook, c’è stata una lunga discussione generata dal post sul marketing (ogni tanto penso che sia buffo che si commenti su Facebook dove le parole sono destinate a svanire, mentre su un blog restano: ma forse è proprio questo il motivo). Difficile riassumerla. In poche parole, alcuni scrittori (fra cui Stefano Massaron: se non avete letto il suo “Ruggine”, per favore, fatelo) rivendicavano il diritto di far parlare il testo “da solo”, senza la presenza, l’accompagnamento, la promozione dell’autore medesimo. Altri sostenevano che è molto difficile, se non impossibile, tenersi fuori in un futuro dove la presenza (mediazione) dell’editore sarà probabilmente superflua.
Non ho il dono della profezia, dunque non sono in grado di dire se davvero gli editori non esisteranno più. Se così fosse, sarei onestamente perplessa. Come si fa – come suggeriva Pierdomenico Baccalario stesso in un commento al post di ieri – a far sì che i buoni testi vadano avanti sulle proprie gambe? Come distinguerli in un oceano di scritture (e non sono affatto contraria all’oceano: dico solo che occorre almeno un timone per navigare)? Come impedire che la presenza in rete si trasformi in una gara a chi è più popolare e socievole nella medesima?
Posso solo dire quel che penso e che ho già detto: ovvero, che il dialogo fra scrittore e lettore è importatissimo. Ma  trasformare quel dialogo in campagna pubblicitaria è un’altra faccenda. E non sono affatto sicura che mi piaccia.

Ps. Nel frattempo sto rileggendo una vecchia antologia di Harlan Ellison con gigantesca soddisfazione. E, no, non mi interessa sapere che faccia abbia Ellison né se sia simpatico, alla mano e fischietti i Led Zeppelin mentre si prepara il caffé.