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Ancora su Tolkien, De Turris, Casseri: parla Roberto Arduini

dicembre 20, 2011

Quando Antonio D’Orrico si compiace di carezzare gatti mannari e quando Umberto Eco, durante l’Infedele di ieri, sembrava confondere il fantastico con l’occultismo,  sembra logico sentirsi scoraggiati. Ma dal momento che la strada corre senza fine e ho tutta l’intenzione di percorrerla, passo agli interventi importanti. Per esempio, quello di Roberto Arduini, presidente dell’Associazione romana studi tolkieniani, su L’Unità di oggi, e che ha seguito con attenzione, come leggerete, la discussione che si è svolta in rete.

Si fa un gran parlare in rete e fuori delle coperture politiche e culturali che hanno portato alla tragedia di martedì a Firenze, quando il folle Gianluca Casseri ha ucciso a colpi di arma da fuoco due ambulanti senegalesi, ferendone gravemente altri tre prima di suicidarsi.
Ma il killer xenofobo non era un soggetto isolato. Frequentava CasaPound e soprattutto godeva della stima di autorevoli intellettuali della destra italiana. Su cui ora in molti puntano l’attenzione: sul forum del collettivo di scrittori Wu Ming, sui blog dedicati alla letteratura fantastica e ieri sera a “L’Infedele” di Gad Lerner, sono emersi i legami stretti che legavano Casseri a Gianfranco De Turris, vicecaporedattore dei servizi culturali al Giornale Radio della Rai, andato in pensione nel febbraio del 2009, in quota a Alleanza Nazionale e poi al Pdl.
In sua difesa è sceso in campo Gianluca Iannone, presidente di CasaPound Italia, mentre si sta stilando un’interrogazione alla commissione di Vigilanza Rai. «Casseri e de Turris avrebbero partecipato a comuni iniziative con tanto di filmati», scrivono il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti e il senatore Pd Vincenzo Vita: «Non ci interessano gli aspetti giudiziari, ma la Rai ha nulla da dire? I fatti a quando risalgono? Il De Turris in questione è forse lo stesso che continua a curare una rubrica su Radiouno Rai ogni domenica sera?». L’azienda si è vista costretta ad ammettere che il giornalista ora conduce il programma “L’Argonauta” assicurando subito che «valuterà la sua posizione».

De Turris ha firmato ben due prefazioni encomiastiche ai libri di Casseri. L’ultimo, “I Protocolli del Savio di Alessandria”, pubblicato a maggio per l’editore Solfanelli, è un’invettiva contro “Il cimitero di Praga” di Umberto Eco e conferma l’esistenza del complotto pluto-giudaico sul mondo. Nella prefazione, De Turris loda Casseri e spiega (come già fece il suo maestro Evola) che i Protocolli dei Savi di Sion, pur essendo un documento falsificato, nondimeno dicono cose vere. I saggi di Casseri su Lovecraft sono sempre stati annunciati sui siti web più noti nell’ambito del fantastico italiano, così come il romanzo scritto con Enrico Rulli, “La Chiave del Caos”, sempre con prefazione di De Turris e definito bonariamente un «romanzo esoterico». De Turris è fondatore e segretario della Fondazione «Julius Evola», dedicata al «pensatore» d’estrema destra, con trascorsi fascisti e nazisti, teorico della gerarchia tra le razze. Quel che ha compiuto Casseri non è in alcun modo un «atto di follia», ma una coerente messa in pratica di queste idee.

Ma non è solo la Rai a essere investita dalle polemiche. Di scrittori come J.R.R. Tolkien e H.P. Lovecraft la destra si è appropriata a lungo, impropriamente. Ed è proprio la casa editrice che pubblica le opere di Tolkien in Italia a esser chiamata in causa. Grazie a De Turris, Casseri ha partecipato ad “Albero di Tolkien” (Bompiani, 2007), raccolta di saggi che raduna il gotha della pseudo-tolkienologia di estrema destra. Il testo di Casseri in dodicesimo cerca di usare la tecnica dell’«adattabilità» dell’opera di Tolkien, più volte utilizzata da De Turris. Così, anche quando si parla di letteratura, mito o si racconta di mondi fantastici, viene trasmessa una cultura reazionaria. La lettura evoliana di Tolkien chiama in causa il suo cattolicesimo per rivendicare l’essere «di destra», come accade nella Postfazione a “La Leggenda di Sigurd e Gudrùn” (Bompiani, p. 436). La mera strumentalità di quest’assunzione trova conferma anche nella poca accortezza con cui viene trattato l’argomento, a volte con affermazioni ridicolmente false. Come quando De Turris scrive che Tolkien avrebbe convertito l’amico C.S. Lewis, che da protestante si fece cattolico (in “Il Medioevo e il fantastico”, Bompiani, p. 213).

L’esempio più eclatante dell’insipienza della casa editrice rispetto all’autore del “Signore degli Anelli” è però la recente pubblicazione del “Maestro della Terra di Mezzo” di Paul H. Kocher. Il volume è del 1972, cinque anni prima della pubblicazione del “Silmarillion” e soprattutto molto prima della pubblicazione dei 12 volumi della “History of Middle-earth”. De Turris nell’introduzione dimentica proprio questa prospettiva storica, liquidando in poche parole i 40 anni che lo separano da noi e ignorando completamente quanto è stato pubblicato in questi anni anche in Italia. I limiti di De Turris come critico tolkieniano sono poi confermati dal testo, come la nota 21 (p. 64), in cui confonde il capo dei Nazgul col Negromante, oppure la nota 98 (p. 334) in cui pone nella Seconda Era (e non nella Prima), l’incontro tra Túrin e Mim. Ma la più clamorosa è la nota 60 (p. 244) in cui, parlando di Minas Tirith, De Turris spiega, travisando completamente il testo, che la Montagna Bianca sarebbe il Taniquetil di Valinor, un po’ come mettere l’Everest sulle Ande. Viene da pensare che la sua conoscenza della critica tolkieniana si limiti alla “Biografia” di Michael White (p. 41), opera ben più scarsa di quella ufficiale di Carpenter. Ma si cita sempre l’introduzione al “Signore degli Anelli” di Elémire Zolla, scritta dall’intellettuale di destra nel lontano 1969 e smentita, nel medesimo libro, dalla Prefazione scritta da Tolkien stesso. Perché preoccuparsi di tutto questo? Tanto Tolkien vende lo stesso…