Posts Tagged ‘Scrittura’

E infine…

ottobre 8, 2010

Carrellata conclusiva di consigli di scrittura, tanto per passare bene il week end.

Roddy Doyle
“Non piazzare sulla scrivania la foto del tuo autore preferito. Specialmente se è uno che si è suicidato.”

Geoff Dyer
“Tieni un diario. Il più grande rammarico, nella mia carriera di scrittore, è stato quello di non aver tenuto un diario.”

Jonathan Franzen
“Penso che nessuno possa scrivere buoni romanzi se ha un computer con accesso a Internet sulla sua scrivania.”

Neil Gaiman
“Ricorda: quando qualcuno ti dice che qualcosa non va nel tuo lavoro, ha quasi sempre ragione. Quando invece ti dice esattamente cosa non va e come sistemarlo, ha quasi sempre torto.”

P.D. James
“Non limitarti a pianificare la scrittura – scrivi. É solo scrivendo, e non sognando di scrivere, che sviluppiamo il nostro stile.”

Zadie Smith
“Da bambino, leggi molto. Da adulto, leggi i tuoi lavori come se fossero quelli di uno sconosciuto, o ancora meglio, di un nemico.”

Joyce Carol Oates
“Non cercare di anticipare il lettore ideale. Anche se esiste, lui (o lei) sta leggendo qualcun altro.”

Paranoia

Mag 17, 2010

Oh sì: gli scrittori sono maniaci. Ovviamente molte persone sono maniache, ma penso che intorno al rituale della scrittura fioriscano paranoie come margherite in primavera.
Per esempio. Lo sfondo del computer. Da diversi anni – da quando ho cominciato a scrivere – uso l’immagine di un piccolo lago giapponese, circondato da alberi, con una donna immersa nel’acqua. Ieri, pulendo il pc da file superflui, l’ho cancellata per sbaglio. Panico. Da quel momento mi sono convinta che non sarei mai più riuscita a buttar giù una sola parola. Ovviamente ho passato la mattina a cercarla, e solo quando l’ho ritrovata (che la dea benedica, almeno stavolta, google) mi sono messa l’animo in pace.
E’ una cosa sciocca, come la faccenda di non calpestare la riga gialla della metropolitana anche quando non ci sono treni in arrivo, o di non passare sulle griglie che ci sono sui marciapiedi.
Però il terrore che tutto si dissecchi di colpo esiste, e i piccoli esorcismi servono a questo. Forse servirebbe anche uno psicologo, qualche volta, eh?

Tre ics e un punto interrogativo

Mag 11, 2010

Sì, lo so, ne ho parlato altre volte.
Però la questione rimane aperta.
Perchè è così dannatamente difficile scrivere di sesso? O meglio: perchè  è difficile non scivolare nell’abusato?
Perchè il piacere femminile è sempre un cerchio o un’onda?
Perchè il piacere maschile equivale quasi sempre allo scioglimento?
Astenersi battutisti di facili costumi, grazie.

Noccioline

Mag 4, 2010

Devo avervi già parlato di una vecchia fiaba che mi leggeva la nonna, come nelle migliori tradizioni.  C’era un coniglietto fifone e c’era una nocciolina magica con una vocina sottile, che nelle situazioni di pericolo sussurrava:

Coniglietto, osa, osa

La nocciolina, si sarebbe scoperto poi, non era magica affatto e serviva solo per far capire al coniglietto che il coraggio doveva trovarlo dentro di sè.
Ora, quell'”osa, osa”  andrebbe ripetuto spesso a chi scrive. Ci riflettevo ieri, notando quanto sia diverso il romanzo nuovo da quelli che lo hanno preceduto.
E quanto sia giusto così.
Perchè il grande rischio di chi scrive è quello di ripetersi. Ripetere i propri schemi, i propri personaggi, le proprie trame, sia pure con varianti.
E, ecco, aver cambiato voce narrante (dalla terza alla prima) e, sia pure parzialmente, il tempo (passato remoto) aiuta.
Diciamo che sto girando la nocciolina fra le dita.

Le grandi domande

aprile 7, 2010

Amici, romani, concittadini.
E anche: non amici, non romani, gente nomade.
Possibile che io sia l’unica scrittrice che non sopporta la musica nel mentre poggia le dita sulla tastiera del computer?

(perchè sto cominciando a sentirmi una specie protetta)

Could we start again, please?

febbraio 16, 2010

Guardami negli occhi: forse tu e io siamo arrivati ad una soluzione.
Ci siamo studiati, incrociati, amati, abbiamo litigato ferocemente, abbiamo smesso di parlarci, decisi a non voler più sapere nulla l’una dell’altro. Abbiamo pensato che, davvero, non era più il caso che ci frequentassimo, che ci stavamo rovinando la vita reciprocamente, che dovevamo tagliare ogni rapporto.
Eppure non riusciamo a fare a meno l’una dell’altro.
Eppure se siamo lontani soffriamo.
Soffriamo anche quando siamo vicini: spesso, almeno. Ma alla fine abbiamo capito che quella vicinanza vale tutte le lacrime, i digiuni e le insonnie che ci sono toccati in sorte da quando ci conosciamo.
Adesso possiamo riprovare, che ne dici? Vuoi?
Romanzo nuovo: ricominciamo?

Lista semiseria e un consiglio serio

gennaio 27, 2010

Trucchi per non mettersi a scrivere e provare il minimo sindacale dei sensi di colpa:

– Ho finito le sigarette e devo assolutamente scendere dal tabaccaio o non mi concentro

– Passo il prossimo livello del gioco (uno a caso, da Pet Society a un gdr on line) e giuro che poi non mi distraggo più

– Mi serve quella citazione, proprio quella, che sta esattamente in quel libro, il quale è sullo scaffale vicino a…uh? E questo? Come mai non l’ho letto?

– Ho sete e vado in cucina a bere un bicchiere d’acqua. E se mi preparassi una frittatina? A stomaco pieno si scrive meglio.

– Mi serve un’altra citazione ma stavolta consulto Wikipedia. Già che ci siamo, dò un’occhiata al blog. Una sola.

– Stacco il telefono per concentrarmi davvero. Prima però controllo gli sms. Ma guarda. Mi ha scritto. Che carina. Ora la chiamo.

– No, non vado al cinema. Non posso. Sto scrivendo. E poi, volendo, mi guardo il fim su Megavideo. A proposito, ci sarà già su Megavideo?

La lista è proseguibile a piacimento. D’altra parte, come scrive Wu Ming 4 in questo bellissimo saggio, “l’opera dei lettori prosegue quella dell’autore”.
(il saggio è su Tolkien ed è veramente bellissimo)

Lara, il gatto fantasma e l’infido test

novembre 25, 2009

Il foglietto è sul tavolo della colazione, vicino ad una tazza di caffè doppio e a un cornetto con la Nutella. Il gatto fantasma mi ha fatto una sorpresa. O forse vuole semplicemente addolcirmi la pillola. Perchè lo sciagurato felino mi ha preparato un test.

Che tipo di scrittore sei?

1) Quando apri Word

a) hai la nausea come Mike Noonan e vomiti nel cestino
b) copi giudiziosamente tutti gli appunti che hai preso sugli spazi bianchi del quotidiano prima di addormentarti
c) ti tuffi senza pensarci troppo

2) Inizi un romanzo quando…

a) non lo inizi, è lui che inizia te e non ti fa per niente piacere, faresti altro nella vita
b) quando lo schema su cui hai lavorato è diventato talmente intricato che per decifrarlo ci vorrebbe un egittologo
c) quando la Musa chiama

3) Usi la prima o la terza persona?

a) la prima, mi aiuta a portare in superficie i gorghi oscuri del mio animo
b) la terza, mi concede il giusto distacco
c) posso usare entrambe indifferentemente, a seconda della mia Ispirazione

4) Il tuo punto debole è…

a) i dialoghi, mi sembra di essere poco credibile
b) i punti di vista, mi ci perdo regolarmente
c) nessuno, supero sempre tutte le difficoltà

5) Preferisci il tempo presente o  passato?

a) il presente, mi aiuta a mantenere salda la presa sul racconto
b) il passato, la distanza rafforza la narrazione
c) posso usare anche il futuro, io. E persino il trapassato remoto, tiè.

6) I tuoi modelli letterari

a) mi schiantano
b) mi stimolano
c) quali modelli, scusa?

7) Quando ambienti il racconto in un preciso momento storico

a) mi documento ma mi sento inadeguato/a
b) cerco di non usare neppure le parole che non erano entrate nella lingua corrente in quella data
d) automaticamente mi calo nel contesto senza preoccuparmi troppo

8  Il tuo rapporto con le descrizioni

a) parto da un particolare e mi soffermo soprattutto su quello
b) sono maniacale e descrivo ogni dettaglio
c) sgorgano dalle mie dita con naturalezza

9) Lingua o storia?

a) prima la storia
b) entrambe, l’una è funzionale all’altra.
c) la lingua. La mia nobilita qualsiasi storia.

10) Quando finisci il romanzo

a) mi ubriaco, poi lo rivedo cinque volte almeno e decido che fa schifo
b) lo lascio riposare, poi lo riprendo a mente fredda e inizio la revisione
c) lo invio senza correggerlo al mio editore

Risultati.
Maggioranza di A: Scrittore depresso. Attenzione. Inutile consolarsi pensando che Jonathan Frenzen, l’autore de Le correzioni, è un depresso cronico.  Si consigliano lunghe passeggiate e cene con amici fedeli e istruiti precedentemente affinchè non parlino mai di libri.

Maggioranza di B. Scrittore razionale. Va un po’ meglio, ma si corrono dei rischi. Si raccomanda però di gettare ogni tanto gli schemini all’aria di allentare i freni.

Maggioranza di C. Scrittore comune. Non si consiglia niente perchè tanto non ascolterebbe.

Misto di A e di B, con qualche C.  Modello Manni. Bel casino. Nulla da dire. Auguri.

Con quale voce parlo

novembre 4, 2009

Sto imparando a capire molte cose, e so bene che ne ho un’infinità di altre da comprendere.
Parlo di me e del mio modo di scrivere: forse non ci sarebbe neanche bisogno di interrogarsi, basterebbe fare.  Non esiste la prova, esiste l’azione, diceva, grossomodo, il vecchio Joda in Star Wars.
Però alcune cose mi sono utili. Per esempio, ho capito che non è il contesto il mio centro. Non sono i panorami geografici e storici, non sono le dinamiche di gruppo, forse, neppure, l’azione. Sono i personaggi. La loro storia detta e soprattutto quella non detta. Il mondo in cui reagiscono e interagiscono. Le loro ferite segrete, anche se emergono in mezza frase.
Certo che è banale. Però è la mia voce: ecco, riuscire a riconoscerla mi pare un buon punto.  E magari a qualcosa servirà.

Acchiappasogni e altri furti immaginari

dicembre 30, 2008

L’appetito vien mangiando, anzi scrivendo. Mentre limo il racconto, mi è venuta in mente una piccola storiella di fine anno che, se sono brava, posterò domani.
Il problema è che sto diventando una ladra. Il che può anche voler dire che sto imparando a scrivere. Non ricordo più chi lo aveva detto (in questo periodo le citazioni non mi riescono molto bene: sarà il freddo): ma sembra che per raccontare sia imprescindibile appropriarsi delle altrui esistenze, e ultimamente frugo negli atteggiamenti, nelle parole, nelle vite degli altri con un’avidità che non mi conoscevo.
O forse invece esisteva e le davo un altro nome.
Quando ero piccola, mio padre mi raccontava sempre che il segreto per rendere meno noiosi i tragitti in autobus era origliare le conversazioni degli altri. Qualche volta l’accompagnavo: e mi sembra di vederlo ancora adesso, con il suo mezzo sorrisetto ironico e gli occhi grigi ammiccanti, mentre, alle sua spalle,  due signore in pelliccia commentano i difetti di un’amica assente.
Dna. Sicuro. O, semplicemente, amore per i sogni, che scorre nelle mie vene come un tempo nelle sue.
Ps. Umore malinconico, sì, avete indovinato.