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Su Silvana De Mari

marzo 10, 2010

Invece, leggendo il suo post di lunedì, e leggendolo bene, su Silvana De Mari mi sono venuti i dubbi.
Il riassunto della faccenda lo conoscete già, credo: Salani le contesta alcuni passi del suo prossimo libro, lei rompe con l’editore, lo pubblica in rete, trova un altro editore.
Molti, moltissimi, dicono “brava bene bis”.
Bene.
Però ho letto con attenzione il suo post di lunedì, e mi sono venuti i brividi. Molti. Moltissimi. Certo, il blog è suo e può scriverci quel che vuole: ma quel post trasuda odio. Personalmente, credo che si possa parlare tranquillamente di incitamento all’odio razziale. Affari suoi? Affari suoi.
Ma.
Io non ho letto le parti del libro contestate da Salani. Ma mi pongo e vi pongo un problema: la signora De Mari è una scrittrice per ragazzi. Il suo pubblico non è quello di Dan Simmons (che quanto a incitamento all’odio non è secondo a nessuno). Parliamo di preadolescenti.
E io ammetto che proverei qualche brivido  se io fossi un genitore e mi trovassi a leggere, magari messo in bocca a un orco o a qualche creatura fatata, un discorso tipo:

“La ricchezza sono dei semi buttati in un solco fatto con fatica e poi accuditi. Chi odia la ricchezza odia l’umanità. La vita e l’evoluzione sono ingiuste. Chi ha il mito della giustizia ha solo un odio isterico per l’umanità e per i vivi, e cerca una giustificazione nel suo sadismo”.

O anche, dai post precedenti:

“L’evoluzione è basata sulla ferocia. L’evoluzione è basata sul coraggio.”

O, ancora, contro i rom:

“Perché Famiglia Cristiana in testa, un immenso branco di persone corrette e perbene sta difendendo il tuo diritto di essere venduta, comprata, sfruttata a mendicare e stuprata. Perché un branco di individui assolutamente perbene paragona chi vuole a tutti i costi mandarti a scuola a chi ha messo i bambini ebrei in una camera a gas”.

Oppure,  in risposta a commenti che contestavano il suo pensiero:

“Primo: io sono buona.

Secondo: combatto con quello che ho e combatto per vincere: voi siete la mia armata, voi siete i miei ragazzi. Oltre che buona io sono straordinaria, e voi avete il destino di superarmi. Siete voi che andrete avanti dopo che io avrò finito, se io cado andrete avanti voi al posto mio. Ma dovete imparare a pensare. E a firmare.

Terzo: non è colpa vostra. Siete cresciuti immersi nella ferocia e nella barbarie della sottocultura marxista leninista. È vostro malgrado che siete violenti e squadristi.

Per vostra fortuna avete incontrato me sulla vostra strada, e, quindi, tutti qui a leggere. Perché le idiozie che mi avete scritto sono un disonore e voi siete gente perbene che ha solo bisogno di qualcuno che spacchi il muro di conformismo e menzogne in cui, vostro malgrado e nonostante le lacrime e il sangue versati per portare la democrazia, in questo paese, siete cresciuti”.

Sì, lo avrei, il brivido. Il discorso è delicatissimo, me ne rendo conto: ma è molto facile pestare i pugni contro la censura senza analizzare anche questo aspetto. Il pubblico della De Mari non è un pubblico adulto. Non coincide con i lettori del suo idolo, Oriana Fallaci.
Ferma Lara, cosa stai dicendo? Starai mica sostenendo che uno scrittore deve essere un pedagogo? Che deve diffondere una morale? Che questa morale è persino politica?
No. Dico però che ogni scrittore, essendo una persona che racconta storie a un pubblico, ha un’etica. O dovrebbe averla. E se Pippi Calzelunghe affermasse che Mein Kampf e Corano sono la stessa cosa, io salterei sulla sedia.
E a questo punto vorrei, onestamente, sentire la campana di Salani, prima di scendere in campo per difendere la De Mari.
Io non me la sento, perdonate. Essere scrittori non coincide con l’essere belle persone: ma non assolve, per questo, dalle proprie responsabilità quando si parla agli altri.

Ps. E tanto per chiarire sulle motivazioni, la faccenda non era un’incomprensione sull’editing come fin qui è stato detto. Lo afferma Silvana De Mari nel post del 14 dicembre:

“Mi scuso per lo scrivere poco. Sto terminando L’Ultima profezia, che sarà pubblicata solo sul sito, perchè non condivido le scelte politiche della casa editrice e non voglio che mettano le mani sul mio libro.
Chi è l’editore di Travaglio, chi sta mettendo la democrazia del mio paese sotto i piedi, chi sta favorendo il colpo di stato giudiziario o fisico non pubblica me. Io sono un moralmente inferiore. E i moralmente superiori mi fanno ogni istante più orrore”.

Un acchiappapolli non fa primavera

marzo 9, 2010

Torno sugli acchiappapolli perchè mi rendo conto che c’è parecchia disinformazione sulla questione. Uno degli argomenti che vengono citati a favore della pubblicazione a pagamento è “se pubblico in rete mi fregano l’idea”.
Bene, giova ricordare che esiste una faccenduola nominata creative commons: trovate un bel ripasso sul sito. E funzionano: nel senso che se qualcuno davvero dovesse appropriarsi di un vostro testo, potete usare le famigerate vie legali esattamente come se il plagio fosse avvenuto da carta a carta.
Per dire, ha scelto di pubblicare sul web anche Silvana De Mari dopo la rottura con Salani (GL racconta in modo assolutamente condivisibile tutta la faccenda): non parliamo di una signora spuntata sotto un fungo, ma di una delle più vendute autrici italiane di fantastico.
Per dire ancora, ha usato NON gli editori a pagamento ma il self publishing uno scrittore famosissimo come Giuseppe Genna.
Bella forza, dirà qualcuno, ma lui è uno già pubblicato, ma anche la De Mari è una già pubblicata: e io che ho il mio romanzo nel cassettino? E tu insisti, rispondo. Non c’è nessuna altra via: anche perchè il web costituisce un titolo sicuramente più autorevole di un acchiappapolli. Mettetevelo in testa.
A proposito di web: il Duca ha ideato un concorso per racconti steampunk. Per chi vuole divertirsi, qui ci sono tutti i dettagli.