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Vampirismo etico

novembre 17, 2009

“Che ne pensi?”, mi scrive un’amico in chat.
“Di cosa?”, chiedo io. “E poi sto pensando poco, ultimamente: nel senso che riesco a vedere solo la finestra che ho sognato, e il giardino, e il fantas…”
“Ghost story?”
“Già. Almeno ci provo. Non è buffo? Ero quasi pronta per scrivere una storia e adesso me ne piomba addosso un’altra”.
“Non sei contenta?”
“Non lo so. Sono concentrata, però. E questo è bene. Ma cosa devo pensare su cosa?”
Questo“.
“Scherzi? Una campagna per adottare un vampiro????”
“Leggi bene. E’ una campagna per sensibilizzare i giovani a donare il sangue. Toh: qui c’è il sito“.
“Ma…ma…Bram Stoker starà battendo le nocche sulla bara, ammesso che le abbia ancora. Le nocche, dico”.
“E’ per una buona causa”.
“Ma i vampiri e le buone cause non sono compatibili”.
“Sicura?”.
“Io sì. Ma temo di essere in minoranza”.

Ps. A proposito: ho visto che è uscito il seguito di Dracula, Undead. Lo leggo?

Il visitatore

dicembre 2, 2008

Che piacevole sorpresa: Monsieur de Lioncourt è venuto a far visita alla mia modesta magione, e la cosa mi rende felice (ho scoperto, così, un blog molto,molto interessante).
E mi ha dato anche non pochi spunti di riflessione: come potete leggere nel suo commento, l’oscuro signore dissente dal nome del possibile vampiro, ehm, collettivo (Ernesto) e sulla sua professione.
Parto per una piccola meditazione.
Anzi, acchiappo King per il bavero e lo cito, tanto per cambiare: citazione a memoria, quindi passibile di errori. Nella prefazione alla Torre nera, King racconta perchè ha cominciato a scrivere un fantasy, e quali siano le difficoltà di chi si accinge ad una simile impresa con l’ombra di Tolkien che si allunga, implacabile, sui temerari. Non posso, diceva King, camminare sui suoi passi: dunque, niente elfi, niente nani, niente terre di mezzo o di lato. Posso però incrociare l’epica del fantasy con un altro genere letterario e cinematografico: il western. Di qui, Roland Deschains, le sue pistole, i suoi occhi azzurri da bombardiere e così via.

Veniamo ai principi della notte e poniamoci la stessa domanda: come si esce dall’ombra di Anne Rice, e prima di lei di Bram Stoker?

Vediamo.

Secondo me, alcune caratteristiche devono restare immutate: l’anomalia (i vampiri sono non-morti, non semplici immortali: sono creature “di confine”); l’appartenenza a…beh…al lato oscuro della Forza; l’istinto predatorio; il disprezzo per gli umani. Dal punto di vista fisico, pelle fredda a parte, sono portata a sposare il “partito della bellezza”. Gli esseri “altri” rispetto agli uomini hanno sembianze impeccabili: vale per gli angeli, vale anche per i vampiri, credo. Quanto ai punti deboli: istintivamente, penso che fuoco e sole debbano restare il vero grande nemico.
Detto questo, penso un’altra cosa. Penso che i vampiri, in narrativa, rappresentino “un punto di crisi”. Qualcosa che fa vacillare le certezze umane. Possibilmente, manifestandosi proprio nei momenti storici dove quelle certezze sono già incrinate. Per questo mi convince un non-morto legato alla Grande Crisi Economica degli anni duemila. In fondo, tutti i vampiri hanno amato il lusso (non il denaro in sè, ma quello che col denaro si può procurare): quale sarebbe la reazione di un broker Immortale davanti al presunto-vero baratro di oggi?
Sul nome, si può discutere, Monsieur. Ma ci onori ancora della sua presenza, la prego!