Posts Tagged ‘Tsugumi Ohba’

Libri da maschi?

agosto 27, 2009

Ma quando lo faccio il benedetto post sulla paura se continuano a venire fuori spunti interessanti dalla discussione?
Questa cosa dei libri da maschi e libri da femmine che appare nei commenti al post di ieri, per esempio. Io ho sempre pensato, e penso, che non esista una differenza reale, se si esclude la produzione per bambini e adolescenti, tipo Piccole donne. E però, ad un maschietto non farebbe mica male leggere la Alcott, così come io mi sono sciroppata I ragazzi della via Pal, che dovrebbe teoricamente essere per maschi (odiandolo) e Tom Sawyer e Huckleberry Finn (adorandoli).
E poi dove dovrebbe essere la differenza? Nel fatto che nei libri per ragazze/donne si parla d’amore? Ma allora (sì, sto per dirlo di nuovo, tenetevi forte) King? La storia di Lisey non è la più bella storia d’amore scritta negli ultimi anni?
Oppure nel fatto che i libri “al femminile” sono più introspettivi? E la signora Yourcenar, allora? Fredda e lucida come una spada. E la signora Woolf? E la signorina Tsugumi Ohba, la sceneggiatrice di Death Note?
Chiedo lumi.

Il Nobel a Death Note!

novembre 26, 2008

Fermo restando che mi è venuta un’idea che SPERO sia buona per risolvere l’empasse delle prime cinque righe, ieri sera ero abbastanza soddisfatta del lavoro su Esbat. E mi sono premiata.
Rivelazione: il bicchiere di champagne che la Sensei si concede non è soltanto un omaggio a Misery. E’ una MIA abitudine: se le cose vanno bene, mi regalo un buon vino bianco. Al Veuve Clicquot arrivo soltanto in casi eccezionali e con finanze molto più floride delle attuali: un Traminer va benissimo.
Ma ieri sera mi sono premiata anche in un altro modo: con notevole ritardo, sono riuscita a trovare il dodicesimo e ultimo volume di Death Note.
Beh, sono senza parole.
La signora o signorina Tsugumi Ohba, l’autrice della sceneggiatura, è un genio. Non so se sia davvero chi dice di essere, non so se collezioni davvero tazze da tè e se scriva appollaiata sulla sedia come Elle (ehm…anch’io ho questa abitudine veramente…). Ma è un genio.
Provo a dire perchè.
La complessità, intanto. Death note è la storia più complessa che abbia mai letto, tanto da obbligarti alla rilettura (cosa che si fa con enorme piacere): tocca livelli da far sembrare Il nome della rosa un romanzo di Valentina Effe. Non parlo di qualità di scrittura, ma proprio di intreccio e di meccanismo. Ad ogni passo avanti la storia si ingarbuglia, in un gioco al rialzo impressionante. E ogni volta torna. E torna BENE.
Poi.
L’abilità nel cogliere le tematiche contemporanee: la paura della criminalità. La rabbia. Il sistema scolastico giapponese, per inciso.
Il richiamo alle grandi questioni filosofiche: vita e morte, e va bene. Ma l’etica! Il tema, enorme, della giustizia, tra l’altro riassunto benissimo anche nel dialogone Light/Near di quest’ultimo volume.
E poi…poi la capacità di sporgersi FINO AL LIMITE.
Provo a non spoilerare. Nello scontro finale si poteva rischiare il ridicolo, con la moltiplicazione dei quaderni. Un lato di me, mentre leggeva, vedeva entrare in scena la Premiata Ditta che cantava “Aggiungi un morto a tavola, che c’è un quaderno in più”, o il cast di Scary Movie vestito da gladiatori che agitava quaderni neri dicendo: “Il Death note è mio”. “E’ mio”. “E’ mio”…eccetera.
Eppure, Ohba ha costeggiato l’assurdo senza caderci dentro.
E le due frasi finali (le due regole del quaderno) che appaiono a conclusione e dopo l’epilogo…beh…sono semplicissime ma perfette.
Accendo un cero a qualche santo (si accettano consigli su quale) per chiedergli di imparare a scrivere come lei.