Posts Tagged ‘Wicca’

Ogni riferimento è

febbraio 25, 2009

Non sto benissimo, come al solito, e comincio a pensare che i miei maldigola-raffreddori-bronchitelle siano psicosomatici, ma la cosa non mi consola, chissà come mai.
Diciamo che il commento di “Crowley” al post di due giorni fa arriva in un momento di fragilità (momento…beh…diciamo che è la mia “normalità”, questa). Però davvero sono andata in crisi: è vero,  in Esbat Aleister Crowley è presente, così come è presente la Wicca. E questa forse è l’occasione giusta per fare una precisazione.
Io non sono un’occultista. Non ho avuto mai la pretesa di descrivere DAVVERO un rito della Golden Dawn o un rituale wiccan: lungi da me. Nella nota finale del romanzo lo scrivo, ma è bene che lo ribadisca.
Primo.
Le notizie sulla vita di Crowley che Max fornisce a Ivy vengono raccontate dal punto di vista di un ragazzo che si informa a casaccio, saltellando fra libri e rete: io ho cercato di riprodurre questo atteggiamento, non ho mai pensato di rivelare particolari inediti o di essere massimamente filologica.
Secondo.
La “Wicca deviata” fedele alla dea Axieros, ovviamente, non esiste. E’ una mia invenzione, così come lo sono i rituali che pescano qua e là e rielaborano autonomamente.
Non è mettere le mani avanti: è chiarire che una cosa è l’invenzione, una cosa la realtà. E’ come se si dovesse giudicare l’attività dei gruppi Prolife da quelli raccontati da Stephen King. Ecco.

Le onde e il cavaliere oscuro

agosto 3, 2008

Ci pensavo giusto ieri sera, guardando il mare (come vengono i pensieri profondi altrimenti, lavandosi i denti? Anche, in realtà…). Quasi tutte le storie hanno un ritmo. Hanno un andamento, come le onde: fino alla metà, si accumulano personaggi, intrecci, destini, varianti, e chi più ne ha più ne metta. Dalla seconda parte in poi, si cominciano a tirare i fili, e anche, in certi casi, a diminuire il numero dei partecipanti, eliminandone un poco alla volta.

Certo, ci sono le eccezioni. Così come esistono autori in grado di non usare un punto fino a pagina trentaquattro, esistono anche quelli che riescono a tenere un culmine e a non sbrogliarlo fino all’ultimo capitolo.

Anche The Dark Knight segue la regola della prima metà, pensavo anche: tutto precipita, e tutto inizia a tornare, dalla seconda parte del film. Incluso il “non risolvo fino in fondo” che è quello che mi conquista.

Raro, che un film mi prenda così. Tra l’altro su Repubblica di oggi leggevo uno sfizioso articolo sui set maledetti, apprendendo fra l’altro che la parte di Neo in Matrix era stata offerta a Brandon Lee, e che la sventura di Brandon abbia fatto sì che anche al cast di Matrix ne siano accadute di tutti i colori.

Comunque. Finalmente comincio una revisione vera, domattina: anche perchè in un mercatino ho trovato un libro sulla Wicca che mi tornerà molto, ma molto utile. Chiamasi segno?