Posts Tagged ‘Wu Ming’

Strade da percorrere, e non da oggi

febbraio 20, 2012

“Libri elettronici al popolo, come sempre. Stare con chi sta nelle strade. Meglio essere la crème della feccia che la feccia della crème“, scrivono i Wu Ming su Giap!, aggiornando la pagina dove offrono in download (lo fanno da quando sono nati come collettivo, peraltro) i propri libri.
Mi sembra una delle strade più sensate e coerenti che si possano percorrere oggi, per svicolare dalle sirene di molti – troppi, temo – editori digitali improvvisati. Massimo rispetto, davvero.

Ps. Nota di servizio. Il contest su Tanit è terminato.  I vincitori sono due: Andrea Cattaneo e Valentina Graziani. Dunque, non appena mi faranno pervenire le linee guida, scriverò non uno ma due racconti. Che pubblicherò sul blog, naturalmente: ma di cui i vincitori restano gli esclusivi committenti e dedicatari.
Nella sezione “fandom” di Tanit ho cominciato comunque a pubblicare le fanart che hanno partecipato al concorso. A seguire, fan video e fan fiction. Grazie a tutti!

Ancora su Tolkien, De Turris, Casseri: parla Roberto Arduini

dicembre 20, 2011

Quando Antonio D’Orrico si compiace di carezzare gatti mannari e quando Umberto Eco, durante l’Infedele di ieri, sembrava confondere il fantastico con l’occultismo,  sembra logico sentirsi scoraggiati. Ma dal momento che la strada corre senza fine e ho tutta l’intenzione di percorrerla, passo agli interventi importanti. Per esempio, quello di Roberto Arduini, presidente dell’Associazione romana studi tolkieniani, su L’Unità di oggi, e che ha seguito con attenzione, come leggerete, la discussione che si è svolta in rete.

Si fa un gran parlare in rete e fuori delle coperture politiche e culturali che hanno portato alla tragedia di martedì a Firenze, quando il folle Gianluca Casseri ha ucciso a colpi di arma da fuoco due ambulanti senegalesi, ferendone gravemente altri tre prima di suicidarsi.
Ma il killer xenofobo non era un soggetto isolato. Frequentava CasaPound e soprattutto godeva della stima di autorevoli intellettuali della destra italiana. Su cui ora in molti puntano l’attenzione: sul forum del collettivo di scrittori Wu Ming, sui blog dedicati alla letteratura fantastica e ieri sera a “L’Infedele” di Gad Lerner, sono emersi i legami stretti che legavano Casseri a Gianfranco De Turris, vicecaporedattore dei servizi culturali al Giornale Radio della Rai, andato in pensione nel febbraio del 2009, in quota a Alleanza Nazionale e poi al Pdl.
In sua difesa è sceso in campo Gianluca Iannone, presidente di CasaPound Italia, mentre si sta stilando un’interrogazione alla commissione di Vigilanza Rai. «Casseri e de Turris avrebbero partecipato a comuni iniziative con tanto di filmati», scrivono il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti e il senatore Pd Vincenzo Vita: «Non ci interessano gli aspetti giudiziari, ma la Rai ha nulla da dire? I fatti a quando risalgono? Il De Turris in questione è forse lo stesso che continua a curare una rubrica su Radiouno Rai ogni domenica sera?». L’azienda si è vista costretta ad ammettere che il giornalista ora conduce il programma “L’Argonauta” assicurando subito che «valuterà la sua posizione».

De Turris ha firmato ben due prefazioni encomiastiche ai libri di Casseri. L’ultimo, “I Protocolli del Savio di Alessandria”, pubblicato a maggio per l’editore Solfanelli, è un’invettiva contro “Il cimitero di Praga” di Umberto Eco e conferma l’esistenza del complotto pluto-giudaico sul mondo. Nella prefazione, De Turris loda Casseri e spiega (come già fece il suo maestro Evola) che i Protocolli dei Savi di Sion, pur essendo un documento falsificato, nondimeno dicono cose vere. I saggi di Casseri su Lovecraft sono sempre stati annunciati sui siti web più noti nell’ambito del fantastico italiano, così come il romanzo scritto con Enrico Rulli, “La Chiave del Caos”, sempre con prefazione di De Turris e definito bonariamente un «romanzo esoterico». De Turris è fondatore e segretario della Fondazione «Julius Evola», dedicata al «pensatore» d’estrema destra, con trascorsi fascisti e nazisti, teorico della gerarchia tra le razze. Quel che ha compiuto Casseri non è in alcun modo un «atto di follia», ma una coerente messa in pratica di queste idee.

Ma non è solo la Rai a essere investita dalle polemiche. Di scrittori come J.R.R. Tolkien e H.P. Lovecraft la destra si è appropriata a lungo, impropriamente. Ed è proprio la casa editrice che pubblica le opere di Tolkien in Italia a esser chiamata in causa. Grazie a De Turris, Casseri ha partecipato ad “Albero di Tolkien” (Bompiani, 2007), raccolta di saggi che raduna il gotha della pseudo-tolkienologia di estrema destra. Il testo di Casseri in dodicesimo cerca di usare la tecnica dell’«adattabilità» dell’opera di Tolkien, più volte utilizzata da De Turris. Così, anche quando si parla di letteratura, mito o si racconta di mondi fantastici, viene trasmessa una cultura reazionaria. La lettura evoliana di Tolkien chiama in causa il suo cattolicesimo per rivendicare l’essere «di destra», come accade nella Postfazione a “La Leggenda di Sigurd e Gudrùn” (Bompiani, p. 436). La mera strumentalità di quest’assunzione trova conferma anche nella poca accortezza con cui viene trattato l’argomento, a volte con affermazioni ridicolmente false. Come quando De Turris scrive che Tolkien avrebbe convertito l’amico C.S. Lewis, che da protestante si fece cattolico (in “Il Medioevo e il fantastico”, Bompiani, p. 213).

L’esempio più eclatante dell’insipienza della casa editrice rispetto all’autore del “Signore degli Anelli” è però la recente pubblicazione del “Maestro della Terra di Mezzo” di Paul H. Kocher. Il volume è del 1972, cinque anni prima della pubblicazione del “Silmarillion” e soprattutto molto prima della pubblicazione dei 12 volumi della “History of Middle-earth”. De Turris nell’introduzione dimentica proprio questa prospettiva storica, liquidando in poche parole i 40 anni che lo separano da noi e ignorando completamente quanto è stato pubblicato in questi anni anche in Italia. I limiti di De Turris come critico tolkieniano sono poi confermati dal testo, come la nota 21 (p. 64), in cui confonde il capo dei Nazgul col Negromante, oppure la nota 98 (p. 334) in cui pone nella Seconda Era (e non nella Prima), l’incontro tra Túrin e Mim. Ma la più clamorosa è la nota 60 (p. 244) in cui, parlando di Minas Tirith, De Turris spiega, travisando completamente il testo, che la Montagna Bianca sarebbe il Taniquetil di Valinor, un po’ come mettere l’Everest sulle Ande. Viene da pensare che la sua conoscenza della critica tolkieniana si limiti alla “Biografia” di Michael White (p. 41), opera ben più scarsa di quella ufficiale di Carpenter. Ma si cita sempre l’introduzione al “Signore degli Anelli” di Elémire Zolla, scritta dall’intellettuale di destra nel lontano 1969 e smentita, nel medesimo libro, dalla Prefazione scritta da Tolkien stesso. Perché preoccuparsi di tutto questo? Tanto Tolkien vende lo stesso…

Le parole per dirlo, e dirlo adesso

dicembre 14, 2011

Aprite i giornali. Troverete un ritratto di Gianluca Casseri, l’uomo che ha sparato tra gli ambulanti di Firenze cercando di ammazzare il negro, e due ne ha ammazzati infatti, e altri ne ha feriti. Troverete scritto che amava Tokien e Lovecraft (“scrittore razzista”). Troverete scritto che frequentava Casa Pound. Troverete scritto che i forum fascisti inneggiano a lui.
Aprite Facebook.  Troverete gruppi  che ne venerano già la memoria con queste parole: “ONORE ETERNO A GIANLUCA CASSERI! e al conte dracula vlad tepes che impalava gli islamici e traditori!”
E, naturalmente, troverete ovunque prese di distanza. Il fantastico non è questo, era un matto, era uno schizzato, ma chi lo conosce.

Adesso, fermatevi. Perché la follia è una giustificazione troppo semplice. Quando qualcuno varca la soglia e mette in atto quelle che fino a poco prima erano solo parole, è matto. Ma quelle parole ci sono, restano (o quasi: mai assistito a una cancellazione così rapida di post e articoli, in queste ore), continuano a essere pronunciate.

Questo è il momento, per chi lavora nel fantastico da autore, da lettore, da osservatore, di dire le cose come stanno e di prendere le distanze. E’ vero. Esiste una parte del fantastico italiano che  costeggia quegli ambienti. Gianluca Casseri era un collaboratore di Gianfranco De Turris, di cui su questo blog si è parlato pochi giorni fa.  Come è scritto su Giap!, ha collaborato a un libro, edito da Bompiani, dove di Tokien si parlava. Aveva scritto un saggio sui protocolli dei savi di Sion dove i medesimi venivano dichiarati veritieri, con prefazione dello stesso De Turris, anche prefatore del suo romanzo.  I suoi saggi su Lovecraft sono stati annunciati  su siti fra i più noti nell’ambito del fantastico italiano, e così il romanzo scritto con Enrico Rulli.
Mi si dirà: cosa c’entra tutto questo con il fantastico? Vuoi dunque unirti alla schiera di coloro che lo demonizzano, come se non fossero già abbastanza? Mi è stato detto: l’arte (quale? Mi rifiuto di considerare arte gli scritti di questo signore) è al di sopra degli uomini. Mi è stato detto: non fare di tutta l’erba un fascio (e perdonate l’involontaria ironia).
Rispondo: esiste una parte del fantastico italiano che alle derive non è affatto nuova.  Di Tolkien la destra si è appropriata a lungo, impropriamente. Di battute razziste e antisemite ne leggo molto spesso, nei siti e blog di fantastico (oh, certo, sono ironiche). Di inconsapevolezza, infine, ne vedo a bizzeffe. Perché sembra che per essere autori di fantastico basti, come dice Wu Ming 4 in un commento al post di ieri, edotti a proposito di canone e tecnica. Quando si parla di contenuti, tutti zitti. Tutti zitti quando Silvana De Mari si lancia nei suoi monologhi anti-islamici sul blog. Tutti zitti quando gruppi e gruppetti di estrema destra adottano i simboli e i mondi che dal fantastico provengono. E, oggi, tutti pronti a dire “non siamo così”.
Certo che non lo siamo. Dimostriamolo. Che si prendano le distanze. Chi ha recensito Casseri, partecipato a convegni in sua compagnia, magari, e chi lo sa, riso a qualche battuta sui froci ebrei comunisti, lo dica. Non è giusto che gli autori di fantastico e coloro che lo leggono e lo amano vengano equiparati a chi ne condivideva le idee.
Ma va detto.  Altrimenti l’inconsapevolezza diventerà colpa. E mai, mai usciremo dalla nicchia che detestiamo.  Ricito Wu Ming 4:
” non si alza mai lo sguardo, non si spazia, non ci si rende conto di quale grande problematicità e complessità etica si esprime attraverso la creazione letteraria di mondi. Il fantastico rimane il passatempo per i nerd e per le ragazzine sognanti. E così va bene tutto, un’interpretazione vale l’altra, e passa tutto in cavalleria, anche i fascisti che diventano “esperti” di Tolkien. Poi un bel giorno salta fuori un pistolero che si mette a sparare a chi ha la pelle scura e ohps… ti accorgi che era quello con cui hai fatto il convegno o a cui hai recensito il libro. Ma te lo sei chiesto cosa diavolo c’era scritto in quel libro? E ti sei chiesto magari se per caso un autore come Tolkien non si fosse già dovuto mettere il problema di come scrollarsi di dosso certe letture “con la bandiera di Pretoria”? No, perché è soltanto fantastico… Che vuoi che c’entri la vita reale?”

Siete così? No? Ditelo. Adesso.

Quando diventi più furbo, non smetti di strappare le ali alle mosche, cerchi solo di trovare dei motivi migliori per farlo

luglio 27, 2011

Siamo quelli di United Colors of Benetton. Siamo cresciuti così, con i volti sorridenti di ogni provenienza sullo stesso sfondo bianco e con la stessa maglietta colorata.
Siamo quelli che si imbattono tutti i giorni nella parola “multicultura” (“multietnico”, in altri casi).
Siamo quelli che comprano “Il cacciatore di aquiloni”.
Eppure, la nostra pancia dice altre cose, e il nostro orrore per quanto è avvenuto in Norvegia include lo stupore del “come fanno ad essere come sono?”. Basti leggere le cronache di questi giorni: sappiamo tutto dei gusti letterari di Breivik, ma gli articoli sulla cultura politica europea da cui emerge sono di oggi, sulla spinta delle dichiarazioni di Borghezio. Ha mille volte ragione Wu Ming 1 quando, a caldo, scriveva:

“dopo aver tentato la più “pavloviana” delle false piste (quella islamica), i media nostrani faranno a gara per “spoliticizzare” l’atto di Anders Behring Breivik, isolandolo dal suo contesto ideologico e politico. Parleranno di un “pazzo isolato”, scriveranno articoli nei quali costui sembrerà un asceta, una sorta di folle poeta romantico, a suo modo nostalgico di un’idea di bellezza. In questo modo, i media diverranno fin da subito suoi complici, fingeranno raccapriccio per il suo gesto ma intanto lo “eroicizzeranno”, occultando un pericolo che riguarda tutti noi.”

Perchè ci interessa? Cosa ha a che fare tutto questo con il nostro lavoro? Perchè dovrebbe riguardare un autore, in particolar modo, di narrativa fantastica?
Perchè quello che io credo (e ribadisco per la millesima volta che la mia è una convinzione personale e non un manifesto, né un’ideologia, né una poetica generale) è che nel delineare i conflitti e i rapporti fra mondi è importante avere, quanto meno, una consapevolezza.
Una, fra le molte: il Male non è mai da una parte sola.
Tolkien lo sa. Rowling lo sa. Lo sa, appunto, anche Stephen King, pur se i suoi romanzi sembrano concludersi con il trionfo del Bene. Ma pensate al finale di Carrie, per fare un solo esempio. Chi è il malvagio e chi l’innocente? E quanto la buona Sue Snell, la compagna che spinge il suo ragazzo ad accompagnare Carrie al ballo fatale, è incolpevole? Non c’era anche lei a tirare assorbenti su Carrie, in apertura del romanzo? Non pensa anche lei che Carrie vada difesa “perchè ciò è bene” e non perchè” lei è Carrie”?
La differenza è qui, e non è piccola.

Ps. E, a vostro parere, è un caso che la madre di Carrie, Margaret White, sia una fondamentalista (cristiana, nel caso), così come tanti personaggi che torneranno nella produzione successiva di King (e che esistevano anche in Tolkien, sotto altre spoglie)?

 

Quando King divenne lynchiano

luglio 8, 2011

C’è ancora una cosa che vorrei dire su Twin Peaks e Mucchio d’ossa: piccola e probabilmente trascurabile. Ma entrambi si concludono con una rinuncia. Una rinuncia da parte di Lynch a una “fine” canonica, la rinuncia alla scrittura da parte di Mike Noonan nel romanzo di King.
E’ una rinuncia interessante. Dopo Twin Peaks, i generi – nei serial televisivi – si mischieranno fino a rendere quasi impossibile la definizione di appartenenza. Mucchio d’ossa, invece, segna un nuovo periodo per King. Un periodo che da Lynch viene influenzato. Riprendo una recensione che Wu Ming 1 fece su Colorado Kid (si trova su Carmilla):

“King sembra accettare la sfida poetica della coppia Lynch/Gifford (Strade perdute, Mulholland Drive) e – soprattutto – del Richard Kelly di Donnie Darko. In quei film non c’è una storia e nemmeno un “intreccio” di storie: vi sono elementi, anzi, filamenti di storie giustapposti, accostati, a volte s’intersecano e danno l’illusione di un intreccio ma non è così. Uno pensa: forse alla fine tutto torna, ma no, in realtà l’esigenza non è quella, non torna quasi niente, non deve tornare.
La scommessa Lynchiana e post-lynchiana mi sembra questa: far sì che lo spettatore segua fino all’ultima scena, e senza annoiarsi, un film ultra-sperimentale, avanguardistico, decostruzionista, ma travestito da prodotto pop, quindi con personaggi, dialoghi, un’illusione di trama, anzi, più illusioni di trame. Non solo far sì che lo segua, ma dar vita a una mania, a un sistema di riferimenti sottoculturali, a un passaparola estesissimo che a un certo punto diventa gioco di ruolo, con il pubblico che interagisce col film dandone diverse interpretazioni, discutendone etc.
Apparentemente Donnie Darko è meno caotico di Mulholland Drive o di Fuoco cammina con me, in realtà l’operazione è anche più radicale, perché il travestimento da film pop è più convincente. Nei film di Lynch che le cose non tornano te ne accorgi dopo due minuti, qui devi arrivare alla fine.
Il cerchio si chiude: Donnie Darko è pieno zeppo di omaggi a King (sui titoli di testa, la madre sta leggendo It in giardino). Per metà del film e anche di più siamo in un mondo kinghiano: la soffocante città di provincia, l’adolescente disadattato che ha strane visioni, la sensazione che vi sia un sordido complotto… Poi tutto impazzisce: ritorni nell’oltretomba, viaggi nel tempo, paradossi temporali, tutto diventa trans-genere e de-genere. E’ un melodramma adolescenziale di provincia? E’ fantascienza un po’ anni Cinquanta? Che cazzo è? Chi se ne fotte?
Retroazione: King prende quelle suggestioni (talvolta naives) di non-linearità e ci interviene sopra in modo più consapevole, con una padronanza del mestiere che non smette mai di impressionare.”

Mischiare le carte. Per me, questa è la scommessa con cui chi scrive, oggi, deve cimentarsi. Ne riparliamo lunedì, con un’altra storia.

Tolkien e i simboli

marzo 9, 2011

Se avete interrogativi per quanto riguarda la tradizione e i simboli. Se volete sapere quale è stata la strategia di appropriazione politica che riguarda Tolkien. Se volete impiegare bene il vostro tempo, ascoltate l’audio della serata con Wu Ming 4 e Roberto Arduini. Si trova su Giap. Utile per chi legge e per chi scrive.

Manque

febbraio 7, 2011

Giusto ieri leggevo un intervento di Wu Ming 1 su Lipperatura che riguardava la scrittura maschile e la presenza delle donne nella medesima.  Scrive Wu Ming:

“Quello che fa intuire la “sessuazione” di un’opera è soprattutto ciò che nell’opera viene rimosso. E’ dall’assenza, dalla mancanza, dall’esclusione di aspetti della vita fondamentali ma ritenuti automaticamente “pertinenti” al solo mondo femminile che si capisce quanto un autore maschio rimanga confinato nel proprio punto di vista o in che misura riesca a uscirne, o almeno problematizzarlo”.

E’ verissimo, secondo me. E, naturalmente, c’è il nostro contraltare, quello delle scrittrici, come ho commentato a mia volta. Anche nel nostro caso, cioé,   difficilmente si riesce a prescindere dal maschile. Anzi, è molto raro trovare una narrazione femminile dove chi scrive non metta al centro il maschile stesso. Anche non volendolo, il default è quello. Persino quando si descrive una fuga, è una fuga dal maschile. Ieri riguardavo Thelma e Louise, che è stato un film manifesto in questo senso: ma se il centro sono due donne, l’universo maschile attorno è quello che, pur dalla cornice, schiaccia.
Questo per dire semplicemente che anche noi ci facciamo i conti, tutte le volte.
E per dire anche che gli interrogativi non finiscono mai: difatti, a quattro giorni dall’uscita di Sopdet, sto rismontando Lavinia.

 

Notte buia, niente stelle

ottobre 7, 2010

Ricevo un grazie e ricambio con uno ancora più grande. Wu Ming 1, come sapete, ha tradotto il nuovo libro di Stephen King, Notte buia, niente stelle, che uscirà fra non molto. Ecco, non dico nulla di più rispetto a quanto trovate nel post che ho linkato. Dico solo che l’emozione nel piccolo, piccolissimo aiuto fornito da parte mia è stata enorme. E che scoprire, insieme, tecnica e passione di King “con” Wu Ming è stato impagabile.

Web macabre

settembre 7, 2010

“Non c’è sito o blog dove si discuta di questo tema in cui gli scrittori (e, attenzione, soltanto loro) non vengano chiamati in causa.
Infatti, nessuno ha ancora chiesto agli editori “virtuosi” di boicottare le librerie Mondadori rifiutandosi di mandarci i libri che pubblicano, o di boicottare la distribuzione Mondadori non affidandole gli scatoloni. Del resto, anche gli editori concorrenti più “barricaderi” si guardano bene dal farsi avanti con un beau geste di questo tipo, che pure sarebbe molto più clamoroso e di sostanziale impatto della tanto reclamata diserzione di questo o quell’autore.
Nessuno ha chiamato in causa editor e capi-collana etc. Tutti i chiamanti in causa hanno chiamato in causa gli autori.
Che non si sono tirati indietro, e hanno fatto bene a rispondere, ciascuno a suo modo.
Come fanno bene a spiegare alcune cose che sfuggono al “general public” e, soprattutto, sfuggono ai Boycott Boys.”

Solo un pezzettino di un intervento dei Wu Ming che mi è stato segnalato ieri: ma ci sono un bel po’ di pareri interessanti su Carmilla.
Personalmente (da autrice non Mondadori) tutta la faccenda mi è sembrata fuori luogo, da quando è nata.

Euridice e le storie

luglio 20, 2010

L’unica alternativa per non subire una storia è raccontare mille storie alternative.

Sì, lo so, mea culpa. Mai citare solo una frase di un intervento,  specie se è la frase conclusiva. La colpa è di J.. Colpa benefica, naturalmente. Perchè J. è intervenuto a gamba tesa nel famoso thread su aNobii, rovesciando il tavolo (e le liste di autori) e dimostrando cosa dovrebbe essere la discussione sul fantastico. In più, ha linkato un saggio di Wu Ming 2, La salvezza di Euridice. Che è una vera, importante scoperta. A voi.