2007/6

So che è difficile parlarne ora, in questo preciso momento. Si chiama emotività. Si chiama pancia, viscere, rabbia. So che si alzeranno – non si sono già alzate, in queste ore? – parecchie dita a far segno di tacere, perché non è il momento.
Ma se non ora, quando?
Ora che si alzano i cartelli, che si invoca l’occhio per occhio, dente per dente. Ora, proprio ora, è il momento di guardare a quello che avvenne in Italia  in quell’infelice autunno 2007.
Si chiamava Giovanna Reggiani. Era una donna di 47 anni, aggredita, seviziata e uccisa a Tor di Quinto, Roma. L’assassino è individuato in Romulus Mailat, nato a Vurpar, Romania. Vive in un accampamento. E’ rom, rumeno.  Lo sdegno è unanime e non si appunta sul singolo criminale, ma su un intero popolo. Colpevole uno, colpevoli tutti. Politici di ogni segno dichiarano che la misura è colma. Anche Veltroni, sindaco di Roma all’epoca, cavalca la tigre e sostiene Roma era la città più sicura del mondo “prima dell’ingresso della Romania nell’Ue”.
Tutti partecipano ai funerali della sventurata Giovanna, una delle tante, tantissime donne aggredite e uccise nel nostro sventurato paese.
A lei tocca diventare un simbolo. I suoi familiari subiscono l’abbraccio di decine di esponenti politici. In suo nome, poche ore dopo, viene firmato dal presidente della Repubblica  Giorgio Napolitano un provvedimento che dà ai Prefetti il potere di espellere per motivi di sicurezza anche i cittadini comunitari.
Come posso parlare così di una donna morta?
Non io ne ho parlato. Ma i giornali stranieri.
Leggete.
Il Guardian:  “ciò che è accaduto a Giovanna Reggiani ha fatto cambiare la legge del suo paese e fatto esplodere una protesta xenofoba senza precedenti nella storia italiana“.
Il Telegraph: “l’orribile attacco ha scatenato la rabbia degli italiani“.
Tre giorni dopo, a Roma, un gruppo di  squadristi incappucciati attacca con spranghe e coltelli alcuni rumeni all’uscita di un supermercato, ferendone quattro. Il giorno prima una donna rumena viene violentata e ridotta in fin di vita. Non è dato sapere da chi. Le forze dell’ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada.
Sicurezza, si urla. Emergenza!
Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esisteva: omicidi e reati erano ai livelli più bassi dell’ultimo ventennio, mentre erano in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali.
Si tace sul resto. Sulle morti bianche degli operai rumeni nei cantieri. Sulle trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, metà delle quali minorenni.
E’ più facile, così.
A giugno 2010, una notizia non appare  su nessun giornale italiano. La Corte europea dei Diritti Umani potrebbe riaprire il caso Mailat, condannato all’ergastolo: i dubbi riguardano un’indagine frettolosa, spinta da una necessità politica (approvare il decreto sicurezza) e dall’urgenza di avvolgere il paese in una nube xenofoba che è dannatamente utile.
Ci sono altre notizie che nessuno riporta.
Lo farò io, nei prossimi giorni. Se avrete la pazienza di continuare a leggere.

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9 Risposte to “2007/6”

  1. giulia Says:

    Io leggerò volentieri, sempre affamata di verità ma anche dilaniata da un sentimento che, lo ammetto, sta contagiandomi.
    Io sono una di quelle che ha paura, che viveva in un quartiere tranquillo, di gente per bene. Accanto al mio appartamento si sono susseguti vicini di tutte le etnie: italiani, romeni e se non sbaglio pakistani. Tutto bene per anni, gente sorridente, di tutte le età. Poi l’appartamento è stato affittato a una coppia di congolesi. La nostra pace è finita. Liti violentissime, urla, droga (nel MIO pianerottolo), risse. Io ho paura, li voglio fuori dal mio condominio e voglio fuori dal quartiere tutti quelli che sono come loro. Sarà un caso, ma 6 volte (in un anno) ci siamo trovati i carabinieri sotto casa, ed era sempre per i miei vicini o i loro amici congolesi.
    Difficile, davvero difficile, Lara, credimi, non cedere all’odio.
    Mia mamma ha già ceduto. E io la capisco, pur non condividendo. Per ora.

  2. Giobix Says:

    questa canzone rende molto bene il clima di paranoia indotto nel 2007

  3. Filippo Says:

    Cara Lara, non hai idea di quanto alta sia la mia stima nei tuoi confronti.
    Giulia, la paura è il vero “nemico”, non le persone. Esse sono solo strumenti e, in quanto tali (mi si perdoni la ridondanza) vengono strumentalizzati. La paura viene dale supposizioni e dai pregiudizi (ma anche dai giudizi e dai post- giudizi…sempre che esista come parola, s’intende). M’hanno rapinato casa, a me. Fregandomi i miei pantaloni preferiti per giunta ( unitamente al portafoglio che a suo tempo conteneva ben trentamilalire: i risparmi di una vita!). la mia reazione? “Come diavolo ha fatto a saltare giù dal secondo piano???”.
    Se li avessi odiati, sarebbe cambiato qualcosa?

  4. giulia Says:

    Se il problema è la paura, mi si dica come non averne. Sarò ben felice di tornare a casa senza il cuore in gola.
    Non sono qua a giudicare, nè mi ritengo razzista. Dico solo che quando si vive una certa condizione diventa difficile non cedere a certi sentimenti.
    Non basta dire “guarda che non sono tutti così”, perchè purtroppo noi non abbiamo a che fare con quelli che “non sono così” ma con quelli che lo sono. E lo sono tutti.
    Quindi, come sarebbe possibile non averne paura? Come è possibile non desiderare che se ne vadano via?
    Ovvio che ognuno ha un’esperienza diversa, e non sono nè volgio essere la paladina di quelli che “non ne possiamo più”, però mi sento anche in dovere di esprimere le difficoltà di chi si trova a dover lottare con sè stesso pur di non diventare quelle che mai si vorrebbe essere.

  5. G.L. Says:

    Chi dice di non avere paura mente. La paura è immanente, fa parte del nostro DNA. Oserei dire che è il motore del nostro DNA. Rifiutare tale condizione significa essere vulnerabili alle pressioni che chi governa esercita sul nostro mondo relazionale.
    *
    Nella condizione di Giulia mi sono trovato, spesso per giunta. L’odio arriva. Bisogna solo saperlo indirizzare. Non credo che Giulia odi i congolesi, odia gli spacciatori. E’ diverso. Se un figlio di puttana entra in casa mia e mi fotte il Mac io non mi chiedo come abbia fatto, lo voglio vedere in galera. Indipendentemente dal colore della pelle. Questa è la differenza fra il razzista e il non-razzista. A me stanno in culo gli spacciatori non i congolesi.
    *
    Il punto quindi non è “non voglio congolesi a casa mia”, ma “non voglio spacciatori a casa mia”.
    *
    E allora bisogna ragionare e agire su più livelli. Chiedere maggiore attenzione da parte della sbirranza (il loro lavoro è questo, non manganellare gli studenti), ottenere più servizi sociali per persone “a rischio”, maggiore solidarietà fra vicini in vista di un “mutuo soccorso” e, perchè no?, attrezzarsi maggiormente per la propria autodifesa.
    *
    Agire elimina la paura indotta.
    *
    Un capitolo a parte bisognerebbe aprire sugli “antirazzisti a tutti i costi”, che sono i migliori allenati che i razzisti possano pregare di avere, ma si tratta di ragionamenti “a lato”.
    *
    Lara: scusa per lo spazio occupato.

  6. Giobix Says:

    chi ha i vicini molesti o criminali fa bene a preoccuparsi, il discorso di lara mi pare più sull’induzione della paura a scopo manipolatorio. Conosco persone che abitano in zone tranquillissime e sono piene di paura (anzi lo erano di più nel 2007, quando a Studio Aperto ti facevano sentire gli stupratori rumeni pure sotto il letto e nello scarico del water).
    Poi, col cambio di governo tutto si è attenuato, probabilmente per un azione concreta che ha reso l’Italia più sicura (oppure hanno semplicemente dato più spazio a servizi sui criceti che suonano il piano. Chissà).
    Cito l’ultimo libro di Eco (discorso di un “addetti alla sicurezza”):
    – Ma perchè mirate in particolare agli ebrei?
    – Perchè in Russia ci sono gli ebrei. Se fossi in Turchia mirerei agli Armeni. Il nemico per essere riconoscibile e temibile deve essere in casa, o alla soglia di casa. Ecco perchè gli ebrei. La divina provvidenza ce li ha dati, usiamoli, perdio, e preghiamo perchè ci sia sempre qualche ebreo da temere e da odiare. Occorre un nemico per dare al popolo la speranza.

  7. Filippo Says:

    La paura è (anzi dovrebbe essere) immanente. Giusto. Ma la realtà è un tantinello differente. La paura è trascendente. Si ha la paura della paura, non la si sfrutta, non la si piega. Dirò di più: non la si abbraccia nemmeno,’sta paura. Non si è neppure in grado di riconoscerla, la paura. Concordo sul fatto che nessuno voglia avere spaccini sotto casa ( tranne un tossicodipendente: è di una comodità assoluta.) e che Giulia non odi i Congolesi (anche se sarebbe facile farlo). E’ che si comincia sempre così, con l’autoindulgenza e con l’autogiustificazione.
    Per questo sono assolutamente contrario alla liceità delle armi in casa. Ma questa è tutta un’altra storia.
    E gli sbirri non hanno il becco di un quattrino. E poi, sinceramente, tu ce lo vorresti un manganellatore di studenti in casa?

  8. G.L. Says:

    Sofisma. La pauradellapaura è comunque paura.
    .
    Autoindulgenza? Autogiustificazione?
    .
    Io invece sono favorevole, altra storia oh yes.
    .
    Che c’entra? è pagato per acchiappare i criminali, non manganellare gli studenti. E se mi rubano in casa ovvio che chiamo la polizia, che altro dovrei fare? mettermi il pigiama da Batman?

  9. Lara Manni Says:

    Ma la paura è la condizione che ci è stata imposta, e soprattutto a partire da quel 2007. In tutti i giornali, telegiornali, persino libri! Guardate, stanno arrivando! Questo era il messaggio. Pensate al caso di Yara, terribile. Ma ora che sembra che siano stati due italiani, e che l’intercettazione dello “straniero” fosse stata tradotta male, chi spiega a un intero popolo che, ops, ci eravamo sbagliati?
    L’errore – e qui ha ragione GL – è pensate che TUTTI i non italiani siano brave persone. Non è vero. Ci sono anche criminali fra loro, e va detto. Ma identificare un singolo con un’etnia, questo è pericolosissimo.
    Un mio amico dice sempre: prova a fare così. Sostituisci “rom” o “marocchino” con “ebreo”. E leggi i titoli e gli articoli dei giornali. E guarda l’effetto che fa…

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