Parole, bugie, ricordi

E’ vero, chi scrive è un bugiardo.  Però dentro le bugie c’è anche molta verità, magari trasformata, magari irriconoscibile.
Per esempio, c’è il dolore. Stamattina ho letto il giornale, e in tutte quelle storie raccontate ho ritrovato  lo strazio  che avevo conosciuto dalle parole degli scrittori, e l’ho assaggiato di nuovo e mi ha fatto star male il pensiero  che stavolta  alle parole corrispondevano davvero un padre morto carponi per salvare il figlio sotto di lui, o una vecchia che urla in ginocchio perchè ha perso le nipoti e, dunque, tutto.
Le parole. E’ da ieri che penso alle parole e a cosa possono servire in un momento in cui servirebbero muscoli e medicine.
Le parole servono a ricordare, per esempio.
Allora le uso per un ricordo di tanti anni fa (dieci, almeno).
Perchè in questo paesino che si chiamava Tempera c’era un torrente e c’era una bettola dove si andava per  mangiare solo due cose: gamberi di fiume e trote. E questo posto non aveva un nome, ma tutti lo chiamavano Pellicola, come il suo proprietario: Pellicola aveva i capelli bianchi, un cappello sempre sulla testa e una Bibbia sempre fra le mani, e non faceva assolutamente nulla se non girare fra i tavoli a leggere versetti.
A gestire il ristorante era sua moglie, che era una donna molto giovane, allegra e tosta: e quando arrivavi ti diceva “se vuoi mangiare pigliati i piatti e apparecchiati la tavola”. Però, se una di noi ragazze provava a farlo, cacciava un urlo: “Non le donne, i maschi devono preparare. Voi sedetevi e bevete un bicchiere”.
Tempera non c’è più, e probabilmente Pellicola se n’è andato prima che il paese finisse in polvere. Il riflesso del sole sul torrente, mentre bevevamo vino bianco su una panca di legno, è tutto quel che posso dare.

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2 Risposte to “Parole, bugie, ricordi”

  1. Lo Stregatto Says:

    Le parole e il cuore servono per arrivare a curare ed aiutare laddove muscoli e medicine non possono, quelle ferite e quei problemi che non sono fuori di noi, ma dentro di noi.
    Guardando i volti delle persone, persi e spaventati oltre che privati di ogni avere, penso che non abbiano solo bisogno di cibo, braccia per scavare e medicine, ma anche di vicinanza e umanità.

    Non sei l’unica a sentirsi inutile; ieri mi è arrivata una mail dall’ordine (degli ingegneri) che chiedeva disponibilità per andare a verificare e mettere in sicurezza le case.
    L’avrei fatto volentieri, peccato che sappia progettare astrusità meccatroniche, ma non abbia idea ed esperienza su cosa guardare per dire che un muro è sicuro o pericolante.

  2. vecchio isef l'aquila Says:

    come si possono avere notizie di assunta e del suo unico ristorante in discesa

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