King, i Tea Party, la politica e il disprezzo degli intellettuali

Non sono nuove le discussioni in rete sull’impegno politico di Stephen King. C’è chi ne è profondamente irritato, chi si accalora nel negarlo, chi lo trova ininfluente rispetto all’opera, chi ritiene che i suoi libri, tutti, siano sempre stati libri politici.
Comunque la pensiate, King si è fatto sempre più esplicito, negli ultimi tempi. A marzo di quest’anno, a Sarasota, è intervenuto duramente contro i Tea Party (e non solo), così:

“I’m from Maine, but I pay taxes in Florida, too. Let me tell you something: in Maine last November, three candidates ran, the Tea Party guy won by one percent. He’s a minority governor. And you know what? The guy’s a stone brain. And I thought to myself, “Well, that’s alright. I’m a snow bird. I’m gonna go to Florida. Things will be better in Florida.”

And on the way down here I drove and I heard about this guy in Wisconsin, his name was [Republican Governor Scott] Walker and apparently he wanted to stop collective bargaining. That’s supposed to balance the budget. That’s the magic bullet. So you’ve got [Republican Governor Paul] LePage in Maine, Walker in Wisconsin, you got [Republican Governor Rick] Scott in Florida. It’s Larry, Curly and Moe. That’s what we got right here.

Now you might say, “What are you doing up there? Aren’t you rich?” The answer is: thank God, yes. Because I grew up poor. I lived in a family where my mother asked donated commodities from a Republican administration and got turned down. That’s where I came from. And you know what? As a rich person I pay 28 percent tax. What I want to ask you is why am I not paying 50? Why isn’t anybody in my bracket not paying 50?”

Non solo. King ha annunciato di voler realizzare un programma radiofonico su Zone Radio. Un programma “politico” e anti Tea Party, appunto.
Bene. Se ne accorge Angelo Aquaro su Repubblica. E qual è il commento? Ve lo copio:
“E che poi proprio a lui, considerato il re della letteratura bassa, tocchi tenere alta la bandiera della cultura, non è che l’ennesimo esempio della mostruosità, appunto, dei tempi”.

Come si fa a commentare un’affermazione del genere? Prescindendo dal disprezzo relativo alla letteratura bassa, quale è mai il concetto di scrittore che aleggia dalle nostre parti? Solo a esangui letterati newyorkesi è concesso prendere posizione contro Sarah Palin, Glenn Beck e compagnia cantante? E, peraltro, non è già nei libri di King, specie negli ultimi, la narrazione dei nuovi poveri d’America, l’indignazione nei confronti del bigottismo di ritorno, la desolazione per il disastro economico e sociale che ci riguarda, peraltro, molto da vicino?
Sono, letteralmente, senza parole. O con poche parole adeguate.
Date, nel frattempo, un’occhiata a come ha dato la notizia The Guardian.
Qui, il video di Sarasota.

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29 Risposte to “King, i Tea Party, la politica e il disprezzo degli intellettuali”

  1. GL Says:

    Rovescia. I commenti alla Aquaro dimostrano perchè i Tea Party vincono. La vera mostruosità è questa. (mi viene da bestemmiare, giuro)

  2. Lara Manni Says:

    Io sono costernata. Significa non aver capito nulla non solo di King, ma reiterare un’idea della letteratura elitaria e superficiale.

  3. GL Says:

    Peggio. Significa pensare di NON vivere in una società. Di essere al di sopra di tutto e di tutti. Ho come l’impressione che anche la carta stampata stia virando verso il modus operativo della Rete. Pernacchie 1000 Costruzione 0.

  4. Lara Manni Says:

    Ma in questo caso davvero non si spiega, se non con la mancata conoscenza di chi sia King e di cosa scriva, peraltro.

  5. Valberici Says:

    Ho letto. E la prima cosa a cui ho pensato è: se avessi fatto leggere questo post a delle persone, giovani e meno giovani, trovate per strada, quante avrebbero capito cosa ha scritto Lara? Quanti italiani sanno cosa sia il Tea Party? Quanti hanno saputo tradurre le parole di King? Uno su mille?
    L’ignoranza diffusa ed in aumento è il vero problema, grazie al rumore della rete, e della carta stampata, che si prepara alla digitalizzazione futura, stiamo nuovamente precipitando verso un medioevo in cui la conoscenza, quella vera, è dei pochi.
    Io credo che ogni nostra energia debba essere impiegata nell’ educazione dei giovani, nella loro formazione, con ogni mezzo.

  6. Lara Manni Says:

    Valberici, hai mille volte ragione. Tanto per cominciare, aggiungo un banalissimo link wikipedia per Tea Party. Sono un poco più speranzosa sull’inglese (ho postato anche il video di Sarasota, or ora).
    La mia preoccupazione è che, fuori dalla rete, ci si accontenti di pensare che la discesa in campo di King sia una mostruosità.

  7. Giobix Says:

    per come funziona il nostro metodo educativo, non c’è nessun bisogno di grande curiosità e approfondimento per ottenere un pezzo di carta in materie umanistiche (e poi diventare insegnante, giornalista, opinionista), l’importante è essere diligenti.
    Una persona che è solo diligente si attiene ai libri che ha dovuto leggere, all’approccio critico riconosciuto, e quando deve scrivere un articolo lo riempie diligentemente di parole, conoscenza, e imperativi assoluti, come che va bene. Che mica c’è il tempo da buttare via come i ragazzini a leggere fumetti. 🙂

  8. Giobix Says:

    riguardo all’inglese, io ho dovuto fare una ricerca per capire che Larry, Curly and Moe sono i tre marmittoni.

  9. M.T. Says:

    Se King è bassa letteratura, allora i vari Meyer, Moccia e compagnia bella chissà come dovrebbero essere classificati.
    Davvero non si capisce una mazza nè di libri nè di vita.

  10. Lara Manni Says:

    Oppure, ipotesi raggelante, l’articolo è IRONICO! (King scrive di mostri, eh eh). Ripeto, vorrei vedere il tenore del pezzo se al posto di King ci fosse stato, che so, un fighetto come Franzen o Safran Foer.

  11. Valberici Says:

    Lara: ma problema ancora più grande è che pochissimi abbiano sentito parlare della suddetta presa di posizione. E aggiungo che in rete l’ignoranza è ancora più grande che nel mondo reale. Oggi non è più come un tempo, con 50 euro di smartphone sei sui socialnetwork con facilità e senza bisogno di conoscenze tecniche.
    In ogni caso non ci si deve arrendere e continuare ad informare come fai tu. 🙂

  12. Lara Manni Says:

    Be’, dal 12 settembre diffonderemo il verbo dalla radio kinghiana (che si ascolta anche in rete).

  13. M.T. Says:

    Non so se è più raggelante nel caso fosse ironico o se parlasse seriamente…
    Ma nel dubbio, se non si conosce un argomento, non sarebbe meglio tacere?

  14. Lara Manni Says:

    Nel dubbio, almeno secondo me, si scrive un articolo serio come quello del Guardian, che riporta la conferenza stampa (peraltro, non che King faccia conferenze stampa tutti i giorni).

  15. giulia Says:

    Alzo la mano: non sapevo cosa fossero i Tea party e ho sudato sangue per tradurre le parole di King.
    Però mi sono impegnata finchè ce l’ho fatta 🙂
    Concordo con Valberici comunque: l’ignoranza dilaga e combatterla è difficile.
    Io non sapevo nulla della presa di posizione di King, questo post è forse il più utile che ho letto negli ultimi mesi…ho imparato parecchie cose in poche righe.
    Al momento non so commentare le parole di Aquaro se non sono una smorfia.

  16. Fabrizio Valenza Says:

    Il mostro Aquaro non sa nulla, se parla così. Perché anche chi ha un pregiudizio grande come una casa verso la cosiddetta letteratura bassa non sa nulla, per quanto abbia studiato. Ciò che mi chiedo io è: quanto può essere influente Aquaro sull’opinione della gente?
    Inoltre: forse il vero problema è che Aquaro è la punta di un iceberg che ormai conosciamo bene. L’ignoranza diffusa ma non solo: la coltre gelata di un inferno letterario nel quale la supponenza di una casta intellettuale continua a voler dettare la sua visione della narrativa fantastica e di quella popolare.

  17. Stregatto Says:

    Affascinante; amiamo gli stereotipi:
    – il ricco becero arpagone
    – la letteratura alta intellettuale e colta, per i salotti buoni
    – la letteratura bassa per la plebe ottusa ignorante e animalesca

    se un ricco scrittore di letteratura bassa dimostra di esser più ragionevole, paritario e sinteticamente “giusto” (fair) dell’alta letteratura che tanto ciarla di “giustizia sociale” bevendo champagne e mangiando caviale… ovviamente è mostruosità.

  18. Paolo E. Says:

    Lara ma vuoi scherzare? King non è letteratura bassa, quindi dobbiamo conoscerlo? Dopo dove lo troviamo il tempo per leggere le novelle di Verga? Non sia mai, qualcuno potrebbe accorgersi che le letteratura buona kla facciamo anche adesso…guai!!! Non possiamo mica andare avanti senza leggere Mastro don Gesualdo! Ho deciso che segnalerò il tuo blog al minister dell’amor…ehm della pubblica istruzione per propaganda sovversiva.

  19. In_mezzo_alla_segale Says:

    Mi autodenuncio: come Giulia (o forse peggio) non sapevo cosa fossero i Tea Party e soprattutto non so l’inglese. Ha ragione Valberici: l’ignoranza dilaga, e io ne faccio parte.

    Nonostante questo, credo di essere meno ignorante del tizio che scrive cazzate del genere.

    D’altronde, a ben pensarci, non è certo una novità che i giornalisti, soprattutto italiani, non sappiano nulla di ciò su cui scrivono. Quello che non capisco è la volontà di buttarla in vacca, invece di analizzare la questione. in fin dei conti potrebbe essere una notizia ghiotta, e questo un giornalista non dovrebbe lasciarselo sfuggire.

    Rilancerei sulla puntata di Valbe: si sta diffondendo anche l’ottusità.
    Almeno da quella conterei di salvarmi.

  20. jumpinshark Says:

    Salve, per correttezza (che spero non venga interpretata come invadenza), segnalo questa mia lunga cosa “Su S. King, L. Manni, G.L. D’Andrea e A. Aquaro” http://bit.ly/r3dBMU dove esprimo diverso parere riguardo a questa vicenda (e, ovviamente, concordo con quanto qui e su Wunderkind è stato scritto contro l’ultrabullismo internettaro).

  21. wuming1 Says:

    Letto l’articolo, letti i commenti, letta l’analisi di jumpinshark. Secondo me è plausibile (non certo, ma plausibile sì) che si tratti “solo” di un articolo scritto male, brutto ibrido di registri e “sotto-generi” giornalistici.
    Purtroppo imperversa ancora un “tic” stilistico, un certo approccio ammiccante ai clichés, che consiste nel riproporli in “discorso libero indiretto”, ovvero: io sto riproponendo un luogo comune (King “re della cultura bassa”), ma se leggete con attenzione, vedrete che non lo sto riproponendo credendoci; al contrario, sto riportando in modo mimetico un discorso altrui, sto argutamente imitando la voce di chi ragiona in quel modo.
    Solo che:
    – bisogna avere una scrittura molto sorvegliata e una grande padronanza dei registri, per non ingenerare equivoci;
    – nel caso specifico, questo tono non percorre l’intero articolo, ma si manifesta (o meglio, parrebbe manifestarsi) solo in alcuni passaggi, disarmonici rispetto al resto.
    – non sono particolarmente note precedenti prese di posizione del giornalista su questioni letterarie. Perché mai dovrei sapere che Aquaro su King non la pensa nel tal modo bensì nel tal altro?
    Insomma, leggendo quella corrispondenza di Aquaro da NYC, è molto facile non recepire il segnale “leggete-bene-sono-ironico”.
    Aggiungo che un certo tono “arbasinesco” rischia di mancare completamente il bersaglio, se l’argomento sono i Tea Parties. Per scrivere argutamente dell’orrore, bisogna essere dei Karl Kraus, e chi ti legge deve *saperlo*, che sei un Karl Kraus.
    Insisto: in giro c’è un abuso di ironia. E’ onnipresente, col risultato che non la si avverte più. E se nessuno la avverte più, devo metterci la faccina (cosa che un giornalista di Repubblica non può fare). E tutti sorridiamo e sorridiamo e sorridiamo e strizziamo l’occhio, e ogni tanto farebbe bene *guardare noi stessi da fuori*, e chiedere a noi stessi: “Ma che cazzo hai da sorridere?”, oppure: “Ti è finito qualcosa in un occhio?”

  22. Lara Manni Says:

    Benvenuto, jumpinshark, e grazie.
    Dunque, a metà della sera mi è venuto il sospetto che Aquaro volesse essere ironico, come noterai dai commenti. Però, devo concordare virgola per virgola con Wu Ming 1. Rileggo il pezzo che hai postato integralmente, e continuo a trovare un malcelato disprezzo, e un’assoluta non conoscenza di chi sia-cosa faccia-cosa scriva King. Primo, King non sarebbe un intellettuale, bensì, ahinoi, il solito “maestro del brivido” (cosa che non è più da anni: ovvero, da anni non si dedica più all’horror mostro-paura-buh).Secondo: non una parola sull’impegno (dentro e fuori dai suoi libri) sociale e politico di King. E sì che, a volersi documentare, avrebbe trovato anche lo splendido racconto di cui si è parlato pochi giorni fa, e che – se non sbaglio – negli Stati Uniti è uscito molto prima rispetto a Internazionale. Terzo: per chi fosse a digiuno di tutto, non si coglie l’ironia (che reperisco, forse per colpa mia, con enorme sforzo), ma solo una piccola cronaca (parziale: neanche la data dell’inizio della trasmissione, 12 settembre) sprezzante.
    Tra l’altro, maledizione, era un’ottima occasione per parlare seriamente di tutto quel che King ha scritto e fatto contro i pensieri e le pratiche che sono alla base del Tea Party e che esistono da prima. Ma chiedo troppo, mi rendo conto.

  23. Mele Says:

    Ma voi ancora leggete Repubblica, cioè!

  24. Davide Siciliano (@SicilianoEdivad) Says:

    Mele, che c’entra? Allora i giornalisti possono dire quello che gli pare perché tanto non sei tenuti a leggerli?

  25. In_mezzo_alla_segale Says:

    Anche se fosse come dice WM1 (e sarebbe comunque triste), continuo a chiedermi il perché della scelta di un simile taglio per l’articolo. C’è una notiziona, all’interno della quale ci sono diverse sottonotizie. Perché un giornalista sceglie di bucare notiziona e sottonotizie per mostrare le sue (scarse) arguzie? PERCHÉ?

  26. wuming1 Says:

    È la sifilide del postmodernismo deteriore, che circola negli organismi anche dopo l’avvio di un’altra fase.

  27. Mele Says:

    @Davide
    Certo che i giornalisti possono dire quello che gli pare.

  28. In_mezzo_alla_segale Says:

    E quale sarebbe la penicillina per debellare uqesta piaga?

  29. Lara Manni Says:

    No, Mele, non possono. Neanche i blogger possono, secondo me: chiunque scriva pubblicamente, qualunque sia il mezzo, deve prendersi la responsabilità di quel che fa. A me la filosofia del così fan tutti non è mai piaciuta.
    In mezzo alla segale: non so se esista un farmaco, so che discuterne è sempre positivo. Anzi: mi pento un po’ di aver focalizzato il post sulla mia personale sorpresa e sul mio cruccio per l’articolo. Il fuoco è un altro: la scrittura e il mondo reale. Nel caso, King e il mondo che lo e ci circonda. Su questo bisogna lavorare.

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