Attenzione, draghi

Facendo una serie di giri sono finita sul blog di Licia Troisi e mi sono letta del polemicone sugli autori minorenni di fantasy che sarebbero troppo sfruttati dagli editori.

Però ho un problema: non leggo fantasy, come ho già detto, e le mie esperienze si limitano a Tolkien, un po’ di Terry Brooks, un po’ di Bradley, pochissimo Martin, due pagine scarse di Lewis che mi sta abbastanza sull’anima. Non ho mai letto in vita mia fantasy italiano, ma non perchè sono schifiltosa: semplicemente, ho un po’ paura di essere delusa.

Se è difficile raccontare bene un vampiro, figuriamoci un drago o un troll. In fondo un vampiro (o un demone come li intendo io) hanno una parte umana. Oppure è possibile tentare di rappresentarli in quanto “lontananza” dall’umanità.

Un mondo totalmente fantastico è più difficile, credo. Anche quando il Maestro ha scritto Gli occhi del drago, che è la cosa più fantasy della sua produzione, è stato profondamente umano: e quella, comunque, era la premessa per La torre nera, che va in ben altra direzione e, secondo me, scardina le regole del fantasy stesso, da quanto capisco. Suppongo che i fan integerrimi la detesteranno cordialmente.

Quindi non ho letto la Troisi, non ho letto nessuno dei libri in questione e non ho niente da dire sul polemicone. Avendo notato però reazioni violente anzicheno, mi chiedo se, rispetto ad altri generi, il fantasy sia quello più conservatore. E poi mi chiedo pure dove si appiccica l’etichetta fantasy. Solo libri con draghi ed elfi? Oppure?

Quasi quasi mi rileggo Cuori in Atlantide

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25 Risposte to “Attenzione, draghi”

  1. Luthien Says:

    Uh che argomento tocchi…
    Si il mondo del fantasy è “conservatore”,anche perchè innovare un genere in cui gli stereotipi sono tanti,draghi,nani elfi e compagnia cantante.è difficile.
    In più il confronto con il Professore è terribile.Imposibile,almeno per me che sono persa dentro la Terra di Mezzo da molto tempo.
    Io ho letto la Troisi.come ho letto Eragon.Vino annacquato.
    E quando ho letto Brooks,avrei voluto virgolettare i deja-vu…
    Scrivere fantasy,leggendo alcuni saggi su Tolkien e sulla sua vita,presuppone la creazione di un Mondo credibile ex novo.
    E per mondo intendo l’interezza e la complessità di un sistema che dia e crei la sensazione della realtà.
    Non basta scrivere drago,è tutto quello che c’è dietro che lo fa tale.
    Buon Mare

  2. Teiresias Says:

    Allora, tesora, non mi ritengo un esperto del genere ma alle tue domande credo di poter rispondere senza incorrere nell’ira funesta dei grandi fans XD
    Il termine “fantasy” è nato a seguito della pubblicazione del Signore degli Anelli per definire quella produzione letteraria ambientata in un mondo (e un contesto) completamente differente da quello reale: dunque il fantasy “classico” è quello di autori come Brooks, Troisi, Tolkien, Paolini…con un certo schema, certi personaggi e una traccia piuttosto lineare su cui costruire le storia. In questo caso sì, il fantasy è un genere molto conservatore, che raramente esce dai propri binari e racconta solitamente la storia di un eroe (per nascita o per caso) che attraverso varie peripezie salverà il mondo dal cattivo di turno, e codesto mondo è solitamente ripreso secondo i canoni del romanticismo medievale (mi viene in mente, ad esempio, la saga di Orlando).
    Il termine “fantasy” però ha assunto una connotazione molto più ampia, e dunque viene usato anche per definire qualunque tipo di libro con alcuni elementi (ad esempio, il mondo fantastico) tipici del genere: perciò libri come Intervista col Vampiro vengono definiti, ad esempio, fanta-horror (personaggi immaginari, presi dalle leggende, calati in un contesto realistico). Tale connotazione, però, è solitamente sbagliata, visto che si tendono a considerare fantasy anche libri che non lo sono, per esempio tutto il genere fantascientifico (che è ambientato sì in un’altra realtà, ma una realtà futura e PLAUSIBILE) o, come detto prima, il genere horror (ad esempio i lavori di Barker).
    Il VERO fantasy va considerato quello in cui: “il contesto e il mondo in cui tutta la storia è ambientata è da considerarsi completamente (o quasi) estraneo alla realtà in cui viviamo”. In questo modo può essere considerato sia il fantasy classico con elfi e maghi, sia tutti i sottogeneri minori come i miti, le fate, gli storici, perfino quelli di stampo fantascientifico, ma tutti con certi elementi come la magia e le creature fantastiche incorporate: in tal caso anche la Torre Nera rientra nel genere, mentre invece Gli occhi del drago lo vedo più come un fantasy narrato in maniera “reale”, senza i tipici fronzoli di molte saghe (parallelamente a me viene in mente I pilastri della terra di Ken Follett, il primo libro che ho letto in cui il periodo medievale viene raccontato in maniera molto precisa e senza i filtri dati dai film e dai libri che parlano di cavalieri e re).
    E’ il caso di dire, però, che il fantasy, l’horror e la fantascienza (questi tre generi in particolare) tendono a fondersi e a creare ibridi piuttosto insoliti e difficilmente classificabili, visto che spesso i VERI autori di un genere si cimentano anche negli altri. Un esempio: la saga di Star Wars viene solitamente indicata sia come fantascienza, sia come fantasy, con una propensione maggiore alla seconda.
    Spero di essere stato chiaro 😀 personalmente parlando io non amo il fantasy “alla Tolkien”, cioé il PURO FANTASY, ma apprezzo molto di più gli autori che contaminano o creano mondi sì fantasy, ma particolari, anche solo parlando di una saga videoludica come Final Fantasy (la summa, a mio parere, di chi ama il fantasy non classico XD ecco, il VI, il VII, l’VIII, il X capitolo sono tutti esempi di fantasy “bastardo”, per così dire, mentre il IX e il XII sono esempi di fantasy “puro”): questo anche perché il fantasy “puro” è, come giustamente hai notato, incanalato in certi canoni molto conservatori.

    Per quanto riguarda la tua opinione sul fatto che “il fantasy sia più difficile da scrivere di altri generi”, beh, io non sono d’accordo: anzi, trovo che scrivere fantasy sia molto più semplice dei romanzi d’azione, o d’avventura, o che altro.
    Il “bello” dei romanzi fantasy è che sei TU il primo a dover creare il mondo in cui tutto è ambietato, quindi sei libero, completamente libero, e puoi sbizzarrirti come ti pare! Mentre magari, in un romanzo ambientato ai giorni nostri, anche senza dover essere pignolo come certi autori che si informano su ogni minima cosa, ci sono certe “regole” (fisiche o che altro) che devi seguire per non andare fuori tema, nel fantasy non sei obbligato.
    Faccio un esempio: se io ambiento una storia ai giorni nostri, e il protagonista è un poliziotto, qualunque storia io cerchi di creare ci saranno certi scogli che non potrò mai superare. Posso creare un poliziotto superefficiente, ma non può essere un supereroe; potrà essere intelligentissimo, ma non dovrà essere un genio, a meno che io non lo specifichi; e soprattutto, se andrà in giro ad ammazzare gente per vendetta, non posso farlo finire in una sparatoria in cui miracolosamente tutti muoiono tranne lui e i proiettili sono infiniti.
    In un fantasy, teoricamente, tutto questo è possibile XD è l’autore il creatore del mondo, non solo il burattinaio. Poi, certo, ti dovrai scontrare col fatto che per creare daccapo un intero mondo ci voglia uno SBARDAVELLO di tempo (soprattutto, per crearne uno che sia REALE), ma puoi essere tu a dettare le regole.
    Per me, che mi inizio a fare dei problemi per il semplice arresto di una persona o la cittadinanza, o semplicemente il viaggiare all’estero, a volte un viaggetto nel mondo del fantasy è una vacanza XD

  3. Luthien Says:

    “Poi, certo, ti dovrai scontrare col fatto che per creare daccapo un intero mondo ci voglia uno SBARDAVELLO di tempo (soprattutto, per crearne uno che sia REALE)”

    Per questo se ne trova un gran poco di Fantasy in giro XD
    Ma io sono di parte ,scusate…

  4. Teiresias Says:

    Sottolineo, se ne trovano un gran poco di fantasy BUONI…
    Perché se alla fine ti ritrovi sempre lo stesso mondo con elfi, gnomi, uomini, maghi, ecc…alla fine prendi un canovaccio e ci cambi semplicemente i nomi XD
    Anche io sono di parte XD

  5. ChaDo Says:

    IMHO la creazione di un mondo coerente è un processo difficile e complesso. Non si tratta solo di definire una geografia, o il funzionamento (eventuale) della magia, ma soprattutto una storia e quello che ne deriva, come il rapporto dell’uomo con la religione, la filosofia, ecc. ecc. Non è da sottovalutare: la presenza di altre specie intelligenti come l’uomo, oppure la mancanza delle basi della nostra storia (es. Cristo) possono capovolgere completamente il concetto di bene e male. Per questo non credo esista l’opera perfetta, il mondo inventato perfettamente definito. Quindi il lettore esigente che rimane insoddisfatto potrà sempre “chiedere di più” e “chiedere di meglio”.

    Di fantasy di questo tipo ne ho letto poco, ma fin troppo per i miei gusti (e soprattutto, di qualità non sempre eccellente). Detesto cordialmente gli elfi; i draghi di meno, ma tant’è. Se invece parliamo di storie di magia à la Harry Potter, mi sazio con uno o due libri di Diana Wynne Jones (“Il castello errante di Howl”) all’anno, che è originale, divertente, sincera e profondamente umana, anche quando i personaggi sono mezzi-grifoni. E ci sarebbe troppo da consigliare, soprattutto considerando che qui è tradotta per circa il 10% della sua produzione ç__ç

    Sulla polemica degli scrittori adolescenti: la sto seguendo, e straordinariamente (o meglio: per mia straordinaria curiosità) io “Gli eroi del crepuscolo” l’ho letto. E’ terribile? No. Gli dedicherei di nuovo il tempo che gli ho dedicato (pochissimo, nonostante la mole di pagine)? Forse, ma direi che c’è molto di meglio là fuori, cose che mi piacciono di più, o anche cose che generalmente non mi piacciono (come i libri fantasy) ma che sono scritte meglio.

    La questione è che, aldilà del genere, un buon romanzo rimane un buon romanzo e un romanzo mediocre rimane un romanzo mediocre. E per accorgersi di questo non serve necessariamente essere esperti del genere, solo dei buoni lettori.

    (Commento poco lineare, sorry)

  6. Blackvirgo Says:

    Draghi… le creature più affascinanti che la mente umana abbia mai potuto concepire. A mio parere, ovviamente.
    In quanto alla definizione di fantasy mi accodo a quanto già detto perfettamente da Teiresias. Sul fatto che sia più semplice scrivere fantasy rispetto ad altri generi non sono d’accordo: è vero che sei tu a crearti un universo, ma se lo vuoi rendere verosimile devi iniziare a imporre delle regole e ogni regola ne genera altre (saltando in un altro genere che adoro, la fantascienza, pensate a dove portano le tre regole della robotica di Asimov!)… è da un po’ di anni che mi sto cimentando in tale impresa e vi assicuro che, per quanto divertente, non è facile. Anzi. Però, anche questo, potrebbe essere solo un mio limite. Certo che a scrivere un’idiozia fantasy sono buoni tutti.
    Per quanto riguarda il fantasy “conservatore”… è un bel dilemma. Penso che, in fondo, stia pagando lo scotto dell’essere il genere predominante dei giochi di ruolo, in cui ci sono regole ben precise. Io gioco a D&D nell’ambientazione dei Forgotten Realms: uomini, nani, elfi, etc… hanno tutte delle caratteristiche più o meno precise, con un background socio-culturale che dipende fortemente dalla regione in cui uno è nato, la classe che si interpreta pone altri paletti, le abilità e le caratteristiche fisiche sono costituite da un punteggio… è un gioco e deve avere delle regole. Che comunque non limitano la fantasia o l’interpretazione. Esistono anche altre ambientazioni tipo Eberron (che se non sbaglio è un universo mago-tecnologico) e Dragonlance (che mi verrebbe da definire solo più selvaggio rispetto ai Forgotten). Centinaia di libri hanno usano queste ambientazioni “classiche” e usano anche le regole di gioco (più o meno liberamente) per far muovere personaggi ed eventi. Tanto che questi stessi libri raccontano la storia di quei mondi su cui noi giocatori facciamo muovere i nostri personaggi.
    Poi arriva chi cambia le regole. O meglio: te le fa vedere da un altro lato. Esempi? I mezzelfi sono le creature diplomatiche per eccellenza, quelle che hanno preso il meglio di entrambe le razze. In Dragolance Tanis Mezzelfo (personaggio positivo per eccellenza, fin troppo perfettino) non è accettato nè dagli uomini nè dagli elfi. Nei Forgotten gli elfi scuri sono i cattivi per eccellenza (ma di quelli adorabili): una citazione per tutte “negli anni dell’Accademia (militare) solo sue studenti avevano perso la vita. Uno durante un’esercitazione. L’altro di morte naturale. Perchè un coltello piantato nel cuore naturalmente uccide”. Drizzt Do’Urden è buono e affronta la fuga verso un mondo in cui un drow non sarà mai accettato. Jarlaxle è anche lui un dorw, non è buono, ma abbandona l’Underground perchè è curioso. Obould è un re che vuole creare un regno per la sua gente. Solo che è un orco. Quindi regole che possono essere infrante.
    Come ho detto all’inizio io adoro i draghi. Ma non ho mai trovato nessuno che parli di loro in una maniera che mi abbia veramente soddisfatto. Purtroppo rimangono stereotipi, spesso neppure sviluppati: il risultato delle forze della natura primigenia e dell’animo umano. Quando non rivestono l’infimo ruolo di cavalcature nei romanzi della Troisi o di animali domestici speciali in Eragon (che è solo il canovaccio di Star Wars nei Forgotten Realms! Originale, eh?). I troll poi non hanno abbastanza cervello per essere degni di interpretazione… forti, stupidi e brutali. Probabilmente uno intelligente verrebbe ucciso dai propri simili.
    Temo che certe razze siano ormai diventate dei simboli di virtù/difetti talmente radicati da non essere facile cambiare le cose senza cadere nel buonismo. Cioè, non vorrei mai leggere di un troll che dice “nessuno mi capisce solo perchè sono brutto e ho la faccia stupida.” Lo preferisco in versione spaccaossa. E che sia il protagonista a ingegnarsi per sopravvivere (magari mentre piove e senza maghi attorno).
    Draghi… una sfida.

  7. laramanni Says:

    Oh ma che discussione interessante!
    La descrizione di Teiresias è assolutamente limpida, e gli altri spunti mi stanno chiarendo le idee.
    Mi hanno colpito alcune cose:
    – giochi di ruolo
    – videogiochi
    – il mio molto amato Asimov (ah, la Fondazione…)
    Se ho ben capito, la chiave è la creazione di un mondo alternativo, dove tutto deve tornare. Regole di convivenza, società, etnie, per esempio. Chi progetta una storia fantasy, pensa necessariamente in grande: è quello che scrive Wu Ming4 in Stella del mattino quando parla di Tolkien. Guardare dall’alto come se si stesse sorvolando la terra e vedere “la mappa” (e il riferimento a giochi di ruolo e videogames è esemplare, a questo punto).
    Ma già qui anche io mi sentirei meno libera. Ovvero, potrei creare personaggi telepati senza problemi, ma guai a me se sgarro una sola volta nel rapporto che la casta telepate ha, che so, con un elfo volante (parole in libertà, perdonate).
    E a questo punto credo di aver capito perchè ho scritto, scrivo, leggo soprattutto ibridi. Storie che non stanno nè dall’una nè dall’altra parte, non sono completamente realistiche nè completamente fantastiche: un po’ vigliacchetta come scelta, forse.
    Oppure. Oppure sarebbe bello leggere una storia che riparte da capo. Azzera, come in qualche modo ha fatto Tolkien, sempre se ho capito bene, e crea una nuova serie di archetipi lavorando su quelli preesistenti.

  8. Luthien Says:

    “Oppure sarebbe bello leggere una storia che riparte da capo. Azzera, come in qualche modo ha fatto Tolkien, sempre se ho capito bene, e crea una nuova serie di archetipi lavorando su quelli preesistenti.”

    Molto complicato perchè una delle cose più difficili è la rielaborazione del Mito,dandogli delle nuove valenze o ricreando il nuovo sul preesistente.
    Mi piacerebbe tanto poterlo leggere.
    Buon mare !

  9. Blackvirgo Says:

    Che bello… un sabato in pigiama a chiacchierare di argomenti interessanti!
    Dunque… riprendo il tuo discorso, Lara, così per una volta -forse – riuscirò a non sproloquiare:
    – “Se ho ben capito, la chiave è la creazione di un mondo alternativo, dove tutto deve tornare. Regole di convivenza, società, etnie, per esempio.” Esattamente. E aggiungici pure: ognuno con le proprie religioni, mitologia, lingua, origini, guerre, etc etc. E diverse società all’interno delle stesse razze: se hai creato un mondo abbastanza vasto ti potresti ritrovare gli eschimesi e i pigmei. E se hai azzerato il “nostro” concetto di storia e geografia, potresti ritrovarti gli antichi egizi (e la loro magia) che confinano coi Maya e con l’Inghilterra della Rivoluzione Industriale… Bello zibaldone, eh? 😉
    – “Ma già qui anche io mi sentirei meno libera. Ovvero, potrei creare personaggi telepati senza problemi, ma guai a me se sgarro una sola volta nel rapporto che la casta telepate ha, che so, con un elfo volante (parole in libertà, perdonate).” Invece credo che qui stia il bello: cosa succederebbe? Le regole sono fatte per essere infrante. Tranne quelle su cui si basa il tuo universo (forse…). E pensa cosa potrebbe succedere applicando quelle regole fino in fondo (mi riferisco al film Io, Robot, non mi ricordo il titolo del racconto da cui è tratto)
    – “E a questo punto credo di aver capito perchè ho scritto, scrivo, leggo soprattutto ibridi. Storie che non stanno nè dall’una nè dall’altra parte, non sono completamente realistiche nè completamente fantastiche: un po’ vigliacchetta come scelta, forse.” No, non è una scelta vigliacca: è troppo complessa per esserlo. Perchè così giochi con sue set di regole: quelle del mondo reale e le tue. E in qualche modo si devono incastrare o scontrare. Non è per nulla facile.
    – Azzerare? Non credo sia possibile. Certi archetipi sono troppo radicati nella nostra mente. Quando si parla di esseri immortali di immensa grazia e bellezza a me vengono in mente gli elfi. Posso chiamarli diversamente, ma sempre elfi sono. Magari continuare a chiamarli elfi, farli perseguitare dagli uomini e farli diventari dei rivoltosi assetati di sangue potrebbe dare un nuovo volto a un vecchio stereotipo (e magari qualcuno a me ignoto l’ha già fatto…).

  10. laramanni Says:

    Ahhh, e io sono appena uscita dall’acqua, ma questo discorso mi prende troppo.
    Il punto è sempre quello: un mondo complesso e “CREDIBILE”. Riconoscibile. Sputo l’osso: quello che mi ha sempre preoccupato del fantasy, o dell’idea preconcetta che mi ero fatta io, era proprio la necessità di costruire un mondo. Impero, regno, terra emersa, quel che vi pare. Con le mappe, reali o mentali, le foreste, le grotte, i rivi, gli isolotti. Necessario, ma come tipo di lettrice non voglio accorgermene più di tanto.
    Nella Torre Nera ci sono un fottio di mondi. Nella saga della fondazione di Asimov pure. Non parliamo del Signore degli Anelli. Ma io, che sono lettrice emotiva in fondo, e voglio soffermarmi più sulle sensazioni dei viaggiatori che sulla geografia, temo di perdermi.
    Nel ciclo di Shannara mi sono persa, per esempio.
    Mentre potrei raccontarvi qui, ora, per filo e per segno come sono fatte le Terre Desolate di King, e forse mi arrischierei pure in una descrizione di Mordor.
    Allora, dove sta il trucco?
    Qualcuno, credo, riesce a farmi credere a quei mondi senza intoppi, e altri no. E allora forse ritorniamo al discorso dell’abilità, che sembra banale e non lo è. Forse il punto è: quel mondo fantastico con draghi e maghi deve essere talmente sincero che io non mi accorgo più di dover consultare la mappa per orientarmi.
    Mi rendo conto, sono confusa. xD
    O forse ancora: ho bisogno di “bonaccia”. King me ne dà tantissima: prima e dopo e intorno all’arrivo del Mostro, c’è una normalità che riconosco. E la riconosco talmente mene che credo anche al Bogeyman che esce da un armadio che somiglia al mio…

  11. Mele Says:

    Eeeeh… Scusa se abbassa il livello della discussione, ma è un argomento che mi tocca, posso intervenire, vero? (Mele si sente tanto un’imbucata)
    A parte ciò. La Troisi non l’ho mai toccata, ho vomitato su La spada di Shannara per tutta La compagnia dell’Anello che c’era dentro, e quindi ho chiuso con Brooks, Lewis mi ha fatto l’effetto “mattone sulla nuca” a pagina 3, Paolini mi ha ricordato i primi tentativi di scrivere qualcosa di carino di quando avevo… 12 anni? Non ricordo.
    Considera la mia frustrazione (mi sono gettata sui manga!) essendo una FANATICA del genere. Per fortuna c’è il Tecno Fantasy (sì, libri per dodici – quattordicenni, ma sono belli. Ho una cotta per Artemis Fowl), che mi aiuta a non dimenticare com’è fatto un libro. Sì, va beh, adesso esagero.
    CERTO che è difficile scrivere un romanzo fantasy. La parte più gravosa? Fare il conto con tutto quello che c’è stato prima (Tolkien in primis… sarà un caso che ho iniziato a leggerlo a 11 -12 anni?). Perché inizi che vuoi *emulare*. Vuoi *migliorare*, perché il professore, effettivamente per un ragazzo risulta un po’… indigeribile. Soprattutto se arrivi da cose tipo La storia infinita (che sarà un romanzo per tutte le età, ma dopo i 10 anni diventa un po’ noioso…).
    Sai comunque che qualsiasi cosa tu t’inventi *è già stata scritta*. Puoi solo sperare di saltare sulle spalle di chi è venuto prima di te per poter sembrare un po’ più alto (con me il paragone del nano calza a pennello, me ne approprio!).
    Poi, certo, se pretendi di scrivere un gran libro a 15 anni…! Scommetto che Paolini si starà mangiando le mani, per non aver aspettato, anche perché ha scritto tante cose che limitano Eldest, il secondo, in base ad Eragon, e limiteranno anche il terzo. Non si può rimanere ancorati alla mente del quindicenne, quando ne hai venti.
    Sembrano scritti a tavolino, sembrano senza personalità, etc, etc, i lavori di questi piccoli scrittori (diceva così, no?). Ho paura che sia vero. Anzi, ho paura che non sia vero, che semplicemente si siano presi lavori troppo acerbi e l’autore non abbia avuto la pazienza di *riempire il libro di sé*, come si dovrebbe fare.
    Io non ho intenzione di leggere quei libri, a meno che qualcuno non mi dica che sono davvero cosucce geniali.
    Andiamo, da scrittrice a scrittrice: Tu pubblicheresti su vasta scala i lavori di quando avevi quindici anni? Io INORRIDISCO davanti alla prima fanfic che ho scritto (ed era l’anno dei miei quindici quando ho *deciso* di pubblicarla, non quando l’ho ideata… era già *riletta e sistemata*, vuol dire che prima faceva proprio PENA O.O …)!
    Non si può, non si DEVE. E che cavolo!

  12. Luthien Says:

    Soffio un po’di alito di drago…
    “*riempire il libro di sé*, come si dovrebbe fare”

    é difficile,se non impossibile,scrivere bene di Fantasy a quella tenera età.
    Perchè manca essenzialmente uno dei pilastri del fantasy,l’esperienza mediata tramite la fantasia.Sempre rifacendomi al mio Prpfessore di Oxford,chi sa qualcosa della sua vita,sa che essa è tutta nel Signore degli Anelli,nella battaglia della Somme,si rivedono tutte le battagle descritte nel SDA:
    Persino i ragni,visti così malevolmente,hanno una base esperienziale di alcuni incontri “aracnici”del Professore in SudAfrica…
    Per non parlare di linguaggi che possano sembrare credibili.
    Faranno cassetta ma poca strada…e nessuna storia.

  13. Luthien Says:

    Faranno cassetta ma poca strada…e nessuna storia.
    scusate mi riferivo a Paolini e compagnia.

  14. laramanni Says:

    MELE! Benvenutissima!!!!
    Parole sante, ma ecco un altro punto.
    Ritiro in ballo il Maestro, perdono. Ma quando King ha cominciato la Torre Nera ha detto esplicitamente che non poteva non rifarsi a Tolkien…e che magari lo avrebbe incrociato con i western di Sergio Leone.
    E’ vero, e non è vero.
    Perchè tutte gli archetipi di cui si parlava ci sono (l’eroe, il regno perduto, i sodali, il villain, il Supervillain, quelli che stanno da una parte o dall’altra, i mondi da attraversare, le perdite, le magie etc.etc.). Ma sono Altra Cosa. E non perchè non ci siano materialmente gli Elfi. Gilead E’ qualcosa che somiglia alle dimore elfiche perdute. Ma è tutto rimescolato, trasformato e reso diverso. Eppure funziona lo stesso nel modo in cui, penso, dovrebbe funzionare un fantasy.
    E’ vero, c’entra anche avvicinarsi raccontando se stessi, e infatti La torre nera è una saga della maturità. Forse quando si è molto giovani si tende, qualunque cosa si faccia, a replicare un modello.
    Eppure sento che c’è qualcosa d’altro.
    Forse, proprio la capacità di creare “ibridi”, di mescolare i mondi. Di spezzare un recinto troppo rigido?

  15. Laurie Says:

    Mi metto nella tua posizione, da esterna: sì, i fantasysti sembrano molto conservatori. Io stesso mi definisco (ironicamente) “fondamentalista tolkenian”. Però è vero che, leggendo una disccusione su un topic fantasy su anobii, mi sono stupita della ristrettezza di certi paletti posti al genere. Un ragazzo argomentava che non ci può essere un fantasy che non sia ambientato in un altro mondo, con elfi, nani, orchi, draghi e altre creature fantastiche, con un tono epico e un linguaggio adeguato, insomma il fantasy ispirato a Tolkien, considerato (impropriamente!) il fondatore del genere. E mi sono ricordata di quello che diceva MZB a proposito: è difficile definire il fantasy. Se si potesse limitarlo, non sarebbe più fantasy. Cresciuta su questa base, da un’autrice che interloquiva molto con la fantascienza, mi sono posto la domanda: ma serve davvero perdersi in discussioni su quali elementi ha un genere o no? E poi: esiste un genere “puro”? Io non credo affatto. Penso che alla fine il fantasy sia come la stessa parola suggerisce: l’espressione della fantasia che si spinge in territori sconosciuti, e chi più si spinge oltre più crea un buon fantasy.

    P.S. Mmm, fantasy italiano. Peccato non ne parli, sarebbe interessante sentire la tua.

  16. laramanni Says:

    Lau, mi sa che appena torno vado a comprarmi un po’ di fantasy italiano. xD
    A questo punto sono curiosa. Ammetto di aver sfogliato in libreria la Strazzulla, ma alle prime pagine mi sono detta “Oddio il Silmarillion” e l’ho lasciato là…xD
    Leggerò un po’ di Licia Troisi, a questo punto, e accetto suggerimenti su altri titoli.
    Posso dire che anche in questo caso hanno contribuito le copertine a scoraggiarmi? Mi davano tutte l’idea di essere rivolte a un pubblico molto giovane….

  17. laramanni Says:

    Ah, su aNobii dove?

  18. Laurie Says:

    Devo giudicare la Troisi? Forse ti sei fatta un’idea di cosa ne penso, ho scritto qualcosa sull’Inu Portal. E’ un’autrice che non rinnova nulla, che ricalca i cliché , che non cura affatto i suoi libri. Sai che anche lei si è ispirata ai manga, come te? Eppure che differenza! E non lo dico perché ti conosco, Lara: sono una lettrice che se non si sente prendere da un libro fa fatica a finirlo. Vedi con la Trosi. Paradossalmente è anche un’autrice che avrebbe molto potenziale: Nihal poteva essere un bel personaggio da esplorare, con tutto che vuole praticare un mestiere maschile in una società maschilista.
    Finito il piccolo sfogo su questa autrice.
    Per ora ho letto due romanzi fanta-storici (più storici che fanta( Mariangela Cerrino: un’autrice che sembra da bestseller americani. Molto “maschile” come scrittura, tutto intreccio, colpi di scena e avventura. Sto leggendo con calma Andrea D’Angelo, molto “classico” come scelte ma con qualche accenno “ribelle” che se sviluppato…
    Per ora come vedi non ho scoperto autori di una certa statura… Forse la Cerrino è l’unica che mi abbia fatto venire voglia di leggerla.
    Oh dea, sto decisamente esagerando come al solito!

  19. laramanni Says:

    Segnato tutto. xD Mi colpisce l’ispirazione manga, a dire il vero. Passo alla Cerrino e a D’Angelo. Mi avevano parlato non male anche di Cecilia Randall, che a quanto pare è italiana a dispetto del cognome, e dell’Hyperversum, ma sono totalmente digiuna. Mi preparo al salasso in libreria…

  20. Laurie Says:

    Io ho sentito parlare bene di Egle Rizzo (addirittura il complimento di Evangelisti!). A dire il vero, in libreria trovo pocchissimo: la Mondadori è ovviamente strapiena di Troisi e Strazzulla (tra parentesi la ragazzina Einaudi mi attira giusto per curiosità), la Feltrinelli è messa meglio.

    La discussione era questa:
    http://www.anobii.com/anobi/forum_thread.php?tid=9332&pid=127&lid=#new_thread
    Intervento di Maximus, molto in fondo.

  21. Mele Says:

    Adesso saluto e vado a nanna.
    (Mele si gratta la testina pelata) Gli archetipi? Beh… essendo un genere d’avventura, il fantasy, intendo, non è che puoi farne a meno. Ah, il Maestro. (Mele si perde nella contemplazione.)
    Qual è il modo in cui deve funzionare un fantasy? (Mele piega la testina come un pappagallo. Boh, forse domani mattina dopo un cappuccino coi biscotti capirò.)
    Beh, ma togli il forse, scusa: come quando impari a scrivere che copi le lettere tracciate dalla tua maestra. Anche solo che devi trovare uno stile. Mi capita ancora adesso di farmi influenzare dal libro che ho appena letto…
    I fantasysti. Solo lettori, immagino. Io non riesco proprio a capire… che gusto c’è? Cosa scrivi, se non devi farlo perché hai qualcosa da esprimere, da far sapere. Se non hai avuto la visione(/ispirazione /sentimento) di quella cosa meravigliosa che ora si sta gonfiando come un ventre gravido nella tua mente, e la devi far uscire, prima che ti esplodano le meningi…
    Ok, scusate. Non so più cosa sto scrivendo.

  22. Teiresias Says:

    Egle Rizzo ho io un libro a casa! Non è malaccio, ma è moooooooooooolto tolkeniana…superato lo scoglio della lingua un po’ arcaica, la storia è abbastanza appassionante XD
    Io comunque scrivo da quando ho…circa 11 anni…e non è che la roba che ho scritto allora l’abbia cestinata, perché a dispetto del fatto che fosse ingenua o infantile, c’erano delle belle idee lì nel mezzo. Stanno semplicemente aspettando che mi decida a ritirarle fuori e vedere se posso risistemarle col senno di poi u_u

  23. laramanni Says:

    Io invece non ho scritto nulla…nulla di fiction intendo, prima di Esbat…xD No, davvero, a parte qualche poesia ignobile quando ero piccola e qualche raccontino patetico…xD Però mi rendo conto che non solo tutte le mie esperienze, ma tutte le mie letture erano come un fiume sotterraneo che alla fine, nel bene o nel male, è uscito fuori…Vabbè.
    Ho letto a pezzi e bocconi la discussione su aNobii. La cosa che mi ha colpito di più è questa affermazione:
    “…il Fantasy classico non soltanto non è limitato alle avventure di un ragazzo maschio che sconfigge il male e di una principessa innamorata di un poveraccio, ma ha una sua struttura fondante basata sul concetto di Speranza che è di nobilissime origini – al contrario di altre forme di narrazione. Secondo quanto Tolkien stesso scrive, la Bibbia rappresenta di fatto l’archetipo di una storia Fantasy – e in molti sensi è vero: essa soddisfa la necessità umana di conforto dalle atrocità del mondo narrando una storia in cui il Bene prevale sul Male, arrivando a questo risultato dopo mille sofferenze e solo in seguito ad una grande battaglia finale – l’Armageddon – in cui il Bene trionfa. Nessuno nega la presenza di atrocità inenarrabili descritte con dovizia di dettagli nella Bibbia, molte delle quali farebbero impallidire perfino Martin e i suoi lettori, ma la chiave di lettura rimane quella di Speranza, di conforto e di guida verso il Lieto Fine. I racconti Fantasy assolvono alla medesima funzione, possibilmente facendo a meno di un linguaggio scurrile che potrebbe infrangere l’atmosfera del romanzo.”

    Oh oh…Lieto Fine. Su questo stradissento. Non nel senso che il Fantasy classico secondo Maximus non lo abbia. Ma sulla necessità del medesimo: e chi dice che la letteratura debba essere consolatoria? Tutta la letteratura, inclusi i generi? Secondo me la letteratura deve mostrare quello che non si vede, mica necessariamente dirti che, ok, va tutto bene…

  24. Luthien Says:

    Ho trovato un articoletto interessante su scrittura e fantasy
    a proposito di creazione e scrittura
    buon mare

    http://www.railibro.rai.it/articoli.asp?id=21

  25. Celina Says:

    Beh, anch’io non leggo molti fantasy, una vera eretica XD. Però io ritengo fantasy tutti quei libri dove la fantasia spazia, non sempre deve esserci un drago, un troll o altro essere mitologico, io ad esempio ho letto un libro dove non vi erano dei draghi, ma bensì maghi e stregoni XD. Comunque, come hai definito tu il campo di questo stile è molto conservatore, infatti, è molto legato alla cultura medioevale dove nacquero queste figure mitologiche degli esseri della notte (rilegge un bel articoletto della rivista Focus Storia). Infatti, in quel periodo nascono i draghi, esseri, secondo la cultura cristiana, malefici associati al demonio. Nascono i vampiri, lupi mannari, goblin, gremlins e altri che ora non rammento (caldo malefico lascia stare il mio povero cervellino). Infatti, la fantasia e l’ignoranza umana era davvero grande in quel periodo, bastava un avvenimento bizzarro che subito che nasceva un essere demoniaco. Beh, che altro dire che in molti si sono lanciati in questo campo perchè dicevano Che ci vuole a scrivere un fantasy? Metto due troll, due elfi e il gioco e fatto. Errore grave, bisogna studiare bene la storia e i vari personaggi mitologici se no, si rischia di scrivere solo una demenza colossale. Comunque, credo che non leggerò Licia Troisi, mi bastano le mie letture strambe XD.
    Un bacio Lara e grazie per la adozione, ma impegni tecnici mi legano in questa landa desolata e calda (lavoro del cavolo è_é) buone vacanze…

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