Tre passi nel delirio (virtuale e non)

Venerdì scorso, postando l’ultima delle riflessioni su Camus, contagio, rabbia, non avrei mai immaginato che sarebbero divenute l’ouverture teorica e letteraria alla cronaca. Alla tragedia della e nella cronaca. Ne ho discusso a lungo, su Facebook: una discussione complessa, animata e persino dolorosa, dal momento che mi è costata in termini di amicizie. Non poche. Però, penso sia stata e sia una discussione importante. Provo a riassumerla per punti, con la promessa di ampliarla nei prossimi giorni.
Tutto, come è intuibile, nasce dall’orrore di Oslo e di Utoya: e si dipana in questo modo.
La Waterloo del giornalismo.
Venerdì, tardo pomeriggio. Rientro a casa, accendo il computer e accendo, contemporaneamente, la televisione. Apertura del Tg3. La direttrice, Bianca Berlinguer, esordisce dicendo “Sono tornati. Il terrorismo internazionale è tornato”. Consulto il sito di Repubblica. La pista della jihad è quella data quasi per scontata. Ora, io non sono certo un’esperta in terrorismo: ma l’idea di un jihadista che compie una strage atroce, in un isolotto norvegese, mi ha richiamato alla mente più Columbine che Aldgate. Così, in rapida successione, mi sono collegata con il sito della Bbc e con quello del Guardian: su quest’ultimo venivano pubblicati aggiornamenti continui dalle agenzie di stampa norvegesi. Già all’ora del Tg3, la pista del terrorismo islamico veniva esclusa. Ho tenuto la televisione accesa fino alla fine di Linea Notte, sempre Tg3. A quell’ora, si sapeva già (nei siti d’informazione inglesi) che l’attentatore era norvegese e legato a gruppi di estrema destra (che dal 2009 crescono nei paesi scandinavi).  Alla fine di Linea Notte, quando era ormai già sabato e il mondo anglofono sapeva da parecchio, è stato detto che, appunto “forse” l’Islam non c’entrava nulla.
Tardi, per alcuni giornali. La mattina dopo, “Il Giornale” usciva con una doppia prima pagina, incluso articolo furibondo contro il pericolo islamico.
Come reagisce Facebook? In parte, allo stesso modo de “Il Giornale”. Rabbia, furia, uccideteli, Pisapia gli costruisce le moschee a questi maiali.  Una scrittrice fantasy, dal suo blog, usa le stesse parole del killer norvegese. Le stesse. La nostra civiltà è in pericolo. Per colpa dell’Islam la civiltà cristiana verrà annientata. E anche se non è stato l’Islam a uccidere cento persone in Norvegia, fa niente: è colpa loro ugualmente. Di qui, il punto due.
La responsabilità degli scrittori
E’ la seconda riflessione, più controversa, che ho lanciato su Facebook. Cosa mai avranno a che fare, gli scrittori, con quanto è avvenuto? Molto poco, direi, a dispetto della frenesia con cui i giornali hanno frugato nella libreria dell’attentatore per comprenderne le letture (di cui al punto tre). Ma proprio il blog di quella scrittrice, che mi agghiaccia non da oggi, mi ha fatto pensare. E anche discutere animatamente. A me, come ho detto altre volte, l’idea che la stessa scrittrice che incita alla guerra santa vada a parlare nelle scuole medie a bambini di undici anni fa venire i brividi. Per altri, impedirlo sarebbe censura, o limitazione della libertà di opinione. Mi chiedo dunque: qual è il discrimine? Non sto parlando dei suoi libri: tutti i libri devono circolare liberamente. Sto parlando della possibilità che una persona che usa la stessa violenza verbale, in peggio, dell’ultima Oriana Fallaci, abbia come interlocutori dei bambini. Mi rendo conto di essere in minoranza, e mi tengo il dubbio. E tu, che sei estremista nel tuo blog?, mi è stato detto in pubblico e privato. Posso solo dire che su questo blog ho semmai parlato di fatti che riguardano la storia del nostro paese: nel caso della Scuola Diaz, a cui si riferisce l’ultimo post, citando testimonianze fatte nel corso di interrogatori. E dopo una sentenza di secondo grado che conferma quel che è avvenuto dieci anni fa a Genova.
Se io, da questo blog, incitassi alla violenza, dovreste segnalarmi. Se io, dalla mia pagina Facebook, incitassi a gettare bombe su chi, sabato, manifestava pacificamente a Genova, dovreste denunciarmi. E’ censura? E’ limite alla libertà d’opinione? Io penso di no. Penso che ci sia una gigantesca confusione, un enorme irrisolto, su cosa significhi democrazia. E, a proposito di confusione, il punto tre.
Fascisti su Mordor
Tolkien. Non ho ben capito da dove sia venuta fuori la notizia, dal momento che molti articoli sostenevano che Breivik, il killer norvegese, leggesse Kafka. Ma qualcuno, su Facebook, ha pensato bene di tirare fuori Tolkien, magari per regolare vecchi conti. Tolkien genera mostri? Naturalmente no. Ma il Tolkien malinteso esiste, anche fra i suoi lettori (per inciso, date un’occhiata a quanto scrive Wu Ming 4, e leggete i suoi saggi e romanzi su Tolkien, per cercare di capire meglio). Ed esiste, ancora oggi, nel vasto mondo della lettura (e, ahinoi, dell’insegnamento) chi identifica il fantastico con la destra. Alt. Non parlo della destra partitica. Parlo del pensiero e della cultura di destra. Fantasy=conservatori nostalgici che sognano di abbattere il Male con gli spadoni.  Chi legge questo blog sa che non è così. Ma siamo proprio sicuri, noi che scriviamo e leggiamo fantastico, di poter e dover fare a meno di chi è ancora prigioniero dentro questo stereotipo?
Questa è la domanda.
Su tutto il resto, non ho le risposte, o almeno non risolutive. Se non vi dispiace, concludo ancora con Camus. E con una delle sue frasi che amo di più: “le grandi idee arrivano nel mondo con la dolcezza delle colombe”. La forza della Norvegia, in questi giorni, è stata in questo pensiero: a dispetto di chi, sui social network e in rete, continua ad accendere roghi virtuali per bruciare interi popoli.

 

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43 Risposte to “Tre passi nel delirio (virtuale e non)”

  1. Valberici Says:

    Tolkien è venuto fuori perchè qualche giornalista idiota a fatto un collegamento con Varg Vikernes, aka il conte Grishnackh 😦

  2. Lara Manni Says:

    Ma questo, Val, è stato immediatamente raccolto e rilanciato. Ed è questo che dovrebbe farci pensare.

  3. Valberici Says:

    Vero, e nessuno si è preso mai la briga di cercare di capire perchè Tolkien abbia influenzato certe persone, ad esempio il succitato Varg.
    Io ho sempre pensato che una persona “vuota” subisce un vero e proprio shock quando viene a contatto con qualcosa che tende a riempire il suo vuoto. Bisognerebbe partire da qui, dal vuoto.

  4. lauriechan Says:

    Io vivo con terrore una cosa: che fra qualche anno, quando lavorerò, qualcuno scopra la mia pagina facebook o il mio blog, legga le mie opinioni, scopra cosa mi piace (i videogames, orrore! i manga, depravazione!) e decida che non sono adatta a prendermi cura degli altri. E’ vero, le mie opinioni non saranno così catastrofiche come quelle dalla signora di cui stiamo parlando però.. all’attentatore di Oslo piacciono due show televisivi che io guardo spesso, devo preoccuparmi?
    Penso che una persona debba prendersi la responsabilità di quello che fa, va bene, ma solo di quello che ha fatto non di quello che potrebbe fare. Quindi se quei post violano la netiquette del sito in cui sono ospitati è bene agire di conseguenza. Voglio ricordare che la legge moderna non punisce qualcosa che verrà commesso nel futuro ma che è stato commesso nel passato, e quando non si attiene a questa regola crea solo delle degenerazioni. Diaz e Bolzaneto sono nati da questa degenerazione.

  5. Lara Manni Says:

    E’ vero, Lau. L’azione preventiva ci porta in un territorio minato. Eppure, per quanto riguarda i bambini rimango della mia idea. Diaz e Bolzaneto sono nati da un “dalli al mostro”. Chiunque sostenga “dalli al mostro” e qualunque sia il mostro, per me, è inadatto a interloquire con i bambini.
    Quanto al killer e alle sue letture: se non ricordo male, per qualsiasi azione criminosa si tirano in ballo videogiochi e letture non mainstream. Oggi Tolkien, ieri King. Frutto della non conoscenza di chi scrive, certo: ma la questione del fantasy è più complessa. Tu stessa, su FB, ne hai avuto ieri una riprova da parte di chi ama Tolkien. La sua identificazione con il pensiero conservatore. In questo senso, la strada è lunga.
    Sulla psicologia dei serial killer, depongo le mie armi. Mi viene solo da dire che l’aumento delle destre xenofobe in Scandinavia va studiato, e non solo letto nei romanzi dei pur meritevolissimi giallisti.

  6. stefania Says:

    più che altro parlerei del mostro dentro di noi. Chiunque ha la sua “pancia profonda” in cui esistono istinti, credenze, modi di pensare che appartengono all’uomo-bestia, l’uomo che non ha riflettuto su di se e sul mondo che lo circonda. Poi è arrivata l’evoluzione, la cultura (?), l’istruzione, la capacità di vivere un un contesto sociale diversificato, il rispetto per la fede, le idee, l’identità altrui.
    O almeno così dovrebbe essere.
    Perché l’uomo bestia è ancora dentro di noi, e sa come nascondersi, sa restare nell’ombra, o ancora è schiacciato e imbrigliato da regole sociali. E se queste regole vengono fuori? se si sdogana il razzismo, l’omofobia, la violenza? L’uomo bestia riprende forza, si ringalluzzisce, spegne il circuito-cervello e attacca il circuito-pancia. ed è facile e comodo parlare con una massa di uomini bestia: conoscono il linguaggio del bastone, del fuoco e della paura. Diventano una massa facile da condurre dove si vuole, e nel caso dei bambini, facili da plagiare. IN una altro tempo, una persona del genere non avrebbe proclamato queste parole ad alta voce. Le avrebbe dette tra sé, o in privato. Adesso si sente legittimata ad esprimere idee che in altri tempi, avrebbe avuto vergogna ad esprimere apertamente, figuriamoci in una scuola.
    E’ così, fa parte di noi, rassegnamoci. Ciò a cui non dobbiamo e possiamo rassegnarci è la perdita di controllo sugli istinti e sulle paure primarie anche se i messaggi sono contrastanti. Con una classe politica che la legalizzato il razzismo portandolo al rango di forza di governo, però, non è semplice. E con una classe giornalistica del tutto incoerente e schiacciata da comodi pregiudizi, è ancora peggio.

  7. La Norvegia, i media e i pregiudizi anti-islamici « D I S . A M B . I G U A N D O Says:

    […] AGGIORNAMENTO: un interessante approfondimento di Lara sulla responsabilità dei media (ma non solo: anche di certi scrittori) nel soffiare sul fuoco dei peggiori pregiudizi: Tre passi nel delirio (virtuale e non). […]

  8. Lara Manni Says:

    Non è semplice, Stefania, per niente. Ma proprio per questo insistevo tanto sulla responsabilità degli scrittori: non perché, come mi ha detto una scrittrice, li mitizzi. Affatto. Ma perchè siamo, tuttora, costruiti sulle parole. Non è un caso che il killer norvegese abbia, per prima cosa, scritto. Tanto, tantissimo. Parole. Noi le usiamo. Come le usiamo?

  9. Andrea Says:

    Mi ha colpito molto la dichiarazione di Stoltenberg: «Penso che possiamo preservare alcune delle cose più importanti che vediamo nella società norvegese: e cioè che noi siamo una società aperta, dove esiste una relazione molto stretta fra la gente e i politici, una società sicura dove si può partecipare al dibattito senza subire alcuna minaccia». Che ci piaccia o no, questa è la semplificazione estrema di un progetto di società solido che viene da lontano e vuole andare lontano. Una società condivisibile o meno, perfettibile, su cui si può riflettere e ragionare, che non teme il confronto e la contestazione, e che riesce a tenere il timone saldo anche dopo una tragedia come quella di venerdì scorso. Comunque sembra un progetto di società molto più concreto del “vuoto” (rubo la parola a Valberici perché penso sia la più adatta) italiano a cui abbiamo assistito in questi tre giorni (amplificato da FB). Quel “vuoto” è lì apposta per essere riempito dal nostro proverbiale qualunquismo e dalle strumentalizzazioni più becere. Io credo che noi italiani potremmo fare meglio di cosi però, mancando un progetto di futuro, dobbiamo per forza di cose sguazzare nel trogolo del nostro presente.

  10. lauriechan Says:

    Però è anche vero che l’arresto dei ragazzi della Diaz era stato giustificato dal fatto che potevano essere dei futuri attentatori perché (forse) avevano trovato delle molotov; quei ragazzi non avevano fatto niente eppure sono state violate tutte le leggi dell’habeas corpus nei loro confronti. Insomma, io vedo in entrambi i casi un colpire qualcuno prima che abbia commesso qualsiavoglia reato o deviazione. Poi tu mi dici: ma quei post? Quei post sono sconvolgenti, lo so, e nel caso succedesse qualcosa sarebbero una prova (anche l’attentatore scriveva in giro per il web le sue idee deliranti, lo sai?), tuttavia magari quella persona è professionale e non mischia le sue idee espresse nel suo tempo libero con il suo lavoro. Infondo il web è pieno di idee xenofobe, ma non tutti diventano degli attentatori. Quindi ripeto: l’unica violazione che può avere fatto per ora è alla netiquette del sito, ma finché non usa quei toni con i bambini, c’è poco da fare.
    Lo so, che questi discorsi sono fatti a fin di bene, per evitare un danno a delle persone innocenti, ma noi non siamo preveggenti, possiamo fare il possibile con i pochi mezzi che abbiamo e rispettando le regole.
    Per il discorso autori ecc: io lo so e tu lo sia, ma molti altri ragionano per stereotipi. “Se a lei piace Tolkien, è chiaramente così e cosà”: a qualcuno non starà bene che noi siamo così e cosà (anche se poi non lo siamo per davvero), ci avrà già etichettato e non sarà una belle etichetta.
    Almeno possiamo fare qualcosa, possiamo diffondere quello che sappiamo, possiamo parlarne.

  11. Lara Manni Says:

    Laurie: sulla Diaz ormai la sentenza ha chiarito molto bene che l’irruzione è stata fatta perchè si sollecitavano arresti. Le molotov, come ben sai (e come chiarito dalla magistratura) sono state collocate ad arte dalle stesse, purtroppo, forze dell’ordine. Sulla violazione: ci sono testimonianze che, purtroppo anche qui, in un luogo pubblico dedicato al fantastico la stessa signora abbia parlato del primato del cristianesimo. Ad ogni modo, il discrimine, per me, esiste. Non è questione di diventare attentatori: ma di evitare che si crei una cultura favorevole alla xenofobia, almeno in un ambito formativo come quello scolastico.
    Su Tolkien, sì. Ieri ho avuto uno scambio feroce con una professoressa che diceva che Tolkien, essendo “ripetitivo”, era responsabile delle cattive letture dei suoi allievi. Non avendolo letto e rivendicando il diritto di non leggerlo.A proposito di scuola.
    Andrea: la società norvegese è un modello di civiltà. Eppure, quella civiltà viene erosa, almeno da due anni a questa parte. Mi chiedo, per prima, quale sia il motivo.

    Aggiornamento. Feltri. http://letteraviola.it/2011/07/strage-in-norvegia-feltri-shock-quei-giovani-sullisola-incapaci-ed-egoisti-foto/

    • Mammamsterdam Says:

      A quella insegnante che dici consiglierei il saggio sulla fiaba di Tolkien, “Albero e foglia” che faceva parte dei libri con cui ho preparato Storia della letteratura dell’ Infanzia a Magistero (evidentemente da quando Magistero non esiste più non si sa come le formino, queste professoresse:-))

      • Lara Manni Says:

        Credo non sia proprio una fanciulla, visto che ci teneva a dire che ha letto più di me (senza sapere nè quanti anni ho io, nè quanto leggo). Il problema è che quando si sostiene che Harry Potter e Tolkien rovinano la gioventù perchè scollegano dal reale, ignorando la meravigliosa tradizione fantastica italiana, be’…siam messi male.

  12. stefania Says:

    non è affatto semplice. Le parole soon un veicolo che noi conduciamo e , come nella guida, abbiamo la responsabilità delle nostre azioni. Quanto a Tolkien, mi viene da domandare alla “supposta” professoressa da quali elementi tragga la sua opinione. E’ proprio vero che in ogni libro il lettore proietta il proprio mondo interiore… nel suo caso si tratta di uno schermo bianco, dato dal pregiudizio. Senza fondamenta.
    ps: feltri. Ossignorepietà…

  13. lauriechan Says:

    Ok, se ha cominciato a fare le sue sparate sul cristianesimo ad un incontro pubblico nelle scuole ammetto che è grave. Però io sono cauta non così per caso, ma perché questi incontri non sono su un tema politico o religioso ma su un tema letterario dove, a perer mio, non dovrebbero entrare di mezzo le proprie idee politiche e religose. Se poi sfrutti l’occasione per propagandare le tue idee violente, fai una violazione ai miei occhi ed è un altro discorso.
    Sulla Diaz: io ho sentito dei discorsi che seguivano pressapoco questa traccia “Hanno trovato delle molotov, avrebbero fatto degli attentati, la forze dell’ordine sono giustificate”. Capisci, prevenire con le manganellate.

  14. Lara Manni Says:

    Stefania. Non è semplice. Richiede, anche, l’analisi dei nostri automatismi. Richiede la consapevolezza di non proiettare, appunto, le proprie convinzioni sui fatti.
    Laurie: ma i discorsi sulle molotov sono dovuti, in questo caso, a mancanza di informazione, pura e semplice. E questo sì, è un problema gigantesco.

  15. Andrea Says:

    Lara, penso sia una questione molto complessa quella norvegese che presuppone delle conoscenze specifiche della situazione politica e sociale di quella nazione che io non ho.
    Posso solo dire, basandomi unicamente sul buonsenso, che le idee che animano Breivik andrebbero combattute con idee alternative e convincenti.
    E’ un lavoro che, a mio parere, andrebbe fatto (e molti ottimi professori già lo fanno) prima di tutto nelle scuole insegnando ai ragazzi a riflettere sulle idee e sulla Storia. Io sono fiducioso sugli insegnanti italiani, penso che, se avessero gli strumenti (e i soldi) necessari, in questo senso potrebbero fare un ottimo lavoro. La maggior parte degli insegnanti sanno bene come fare il loro mestiere.
    La mia impressione è che l’erosione di cui parli sia dovuta molto più alla debolezza della parte erosa che non alla forza della parte erodente. I principi che ispiravano le socialdemocrazie devono fare i conti con una situazione (economica, politica, sociale, ecc…) diversissima da quella in cui si sono formate, forse dovrebbero rinnovarsi.
    Ho anche la convinzione che la questione della sicurezza dei cittadini europei andrebbe considerato in maniera più serena e concreta, senza fare i soliti schieramenti e senza lasciare che se ne appropri la propaganda populista che ben conosciamo anche qui in Italia.
    Però, ripeto, le mie sono solo impressioni personali.

  16. Lara Manni Says:

    Ma anche le mie, Andrea. Non sono un’analista politica. Però, a naso, mi vengono in mente alcune cose su cui ho lavorato per i miei libri.
    – l’ossessione per la sicurezza. In quasi tutto il primo decennio del 2000, mentre si preparavano e presagivano le grandi crisi economiche mondiali, si insufflava come parola d’ordine quella della sicurezza dei cittadini.
    – la paura che è raddoppiata proprio in seguito ai crac finanziari.
    – la necessità di trovare un nemico (e quale nemico migliore dell’orda di barbari che preme, con i loro molti figli e le loro molte istanze?)

    Questi, per me, i fondali.

  17. GL Says:

    Andrea: anche. Ma, ed è forse il vero punto debole italiano, esistono delle leggi. Se posti un video come quello, o scrivi quelle merdate come la scrittrice di cui sopra, semplicemente si tratta di istigazione all’odio razziale. Che è un reato. Punto.

  18. Jessica Says:

    non sono riuscita a seguire come volevo la vicenda norvegese (quindi se mi sbaglio correggetemi) ma da quello che ho capito, il killer aveva manifestato su internet più e più volte l’intenzione di fare una strage. ok alla libertà di pensiero ma se uno scrive delle cose così orrende sul proprio blog, possibile che non ci sia nessuno che lo denunci? possibile che solo una volta che la bomba è scoppiata si da la colpa solo a ciò che vediamo (in questo caso si è pensato subito a Islam, Jihad etc…), senza scavare nella realtà? questo avviene sempre per il principio che chi viene trovato sulla scena del crimine è l’omicida. non è possibile per una volta aprire gli occhi prima, pensare e poi parlare?

  19. Lara Manni Says:

    Jessica, quando parlo di responsabilità intendo esattamente questo.

  20. Andrea Says:

    Lara, forse le domande che dovremmo porci sono tutte nei “fondamentali”:
    – Perché la gente non dovrebbe essere ossessionata dalla sicurezza?
    – Perché la gente, dopo i crac finanziari, non dovrebbe aver paura di perdere il lavoro e della povertà?
    – Perché la gente non dovrebbe cercare un capro espiatorio da combattere?
    Io non ho risposte a queste domande. Spesso, quando mi capita di discutere di questi argomenti, mi appello al buonsenso ma non è sufficiente: non tutti la pensano come me, il mio buonsenso potrebbe sembrare follia ad altri. Molti (tantissimi) credono che sia giusto odiare gli immigrati, incolparli di tutti i mali della società, tantissimi si dichiarano difensori del Cristianesimo e forse sono solo nemici dell’Islam.
    E’ un banalità che spero mi perdonerete, ma io credo che, se non si supera questo stallo, non si andrà mai da nessuna parte. E’ questo il trogolo di cui scrivevo nell’ultimo commento.
    Quello che dice GL (e su cui riflette anche Jessica) è vero, il fatto che le leggi, in Italia e in Europa, restino spesso lettera morta aumenta la paura delle persone e alimenta anche le loro insicurezze. E’ un altro gravissimo problema che aumenta il potenziale erodente di cui si diceva.

  21. Lara Manni Says:

    Ma come si supera lo stallo, Andrea? Con la responsabilità. Perchè a me sembra che il gioco sia nello stare dall’una o altra parte.
    Difendi gli islamici? Sei una sporca comunista.
    Difendi i nazionalismi? Sei un leghista schifoso.
    L’errore sta qui. Nella divisione in campi avversari che impedisce di capire quanto la paura e la rabbia siano diffusi ovunque.
    A una delle tue domande, la terza, azzardo una risposta: perchè i capri espiatori non si devono cercare, se si presume che una società sia uscita dalla barbarie. Se non del tutto, in parte.

  22. Paolo E. Says:

    Il fronteggiarsi del fondamentalismo religioso da una parte, e del pregiudizio xenofobo dall’alltra ricorda, per citare Vallter Binaghi, un confronto tra una carogna che marcisce ed il parassita che ci sta sopra.

    Il fondamentalismo religioso ricorda la carogna perchè nel suo tentativo di imporre una idea totalizzante della morale sulla impostazione degli stati e quindi sulla vita sociale delle persone, propone un sistema morto ormai da secoli. E nella ricerca di una pulsione vitale che non c’è, sopperiscono ricorrdendo alla sopraffazione ed al terrore (basti pensare alla condizione delle donne in alcuni paesi arabi, o alle legislazioni dittatoriali basate sul Corano in altri.

    Il liberalismo ricorda il parassita perchè nel suo rifiutare qualsiasi tipo di vincolo morale a priori nella legislazione, in nome di un teorico trionfo dell’individuo, da un lato accelera la morte del fondamentalismo, dall’altro in un certo qual modo se ne nutre. In fatti non potrebbe sussistere nessun sistema liberale senza appoggiarsi alla paura del fondamentalismo e senza nutrirsi di essa. Di qui la foga con cui certi giornali si sono affrettati a parlare di Jihad non appena è uscita la notizia dell’attentato (il fallimento di cui parlava Lara). E di qui annhe la foga che hanno paesi cone gli USA nel cercare sempre nuove nazioni-canaglia, anche inventandosi gesti lesivi della sicurezza mai esisititi.

    Da dove viene questa necessità? Secondo me viene dal fatto che rifiutando di appoggiarsi a qualsivoglia codice morale, il contratto sociale liberale di fatto legittima la prevaricazione. Non essendoci nessun tipo di vincolo, chi può faccia, a spese degli altri; ma una situazione del genere non può restare stabile molto a lungo: di qui la necessità di incanalare il risentimento diffuso in valori morali che stanno a valle dello stato e che quindi sono plastica, artefatti: come la fobia per la sicurezza o la difesa di un ipotetico “cristianesimo” (concetto anacronistico perchè lo stato liberale nella sua nascita rigetta la morale cristiana, esattamente come tutte le altre).

    Se ne esce secondo me accettando il fatto che qualunque società civile deve dotarsi a priori di un “codice” morale che definisca a priori cosa è giusto e cosa è sbagliato, limitando se necessario le libertà individuali, ma in modo tale da costituire un solido fondamento su cui costruire le certezze sella società.
    Compito importante anzi decisivo del mondo culturale (giornalisti, scrittori, filosofi, ecc) è dare a questa morale sociale la dinamicità necessaria affinche essa sia sempre raprpesentativa del sentire degli uomini che ne fanno parte, i modo tale da non cadere in una nuova Teocrazia.

    Scusate la lunghezza ma ho preferito dire il mio pensiero su quanto accade in un unico post.

  23. Valberici Says:

    Ha ragione G. L. , a questo punto occorre far rispettare le leggi. Io ho letto un po’ del documento del folle, e mi sono detto che un simile delirio bisognerebbe farlo leggere a tutti, che capiscano che deriva può prendere il pensiero umano.
    Poco fa ho letto che Borghezio, parlamentare europeo, l’ha letto e ha dichiarato che in esso ci sono idee profondamente sane…e ci sono persone che commentano dandogli ragione.
    Con gente così cosa vuoi ragionare…. 😦

  24. Lara Manni Says:

    Secondo me c’è un problema di parole d’ordine.
    Fino a tre anni fa, ripeto, “paura”, negli ultimi tre “rabbia”. Quando continuano a soffiarti nelle orecchie che stanno arrivando persone di altri paesi che ti ruberanno lavoro, donne, vita, prima o poi si interiorizza. Così come gli sventurati ragazzi della polizia cui era stato ripetuto che al G8 sarebbero stati uccisi dai manifestanti.
    Cosa può fare la scrittura? Poco e tanto.
    Cosa ha Tolkien che altri scrittori di fantasy non hanno?
    Per esempio, la pietà.
    Ed è tantissimo.

  25. GL Says:

    (non mi dilungo sul fatto che l’avvenimento di Oslo è da far risalire al concetto di “tolleranza” in salsa socialdemocratica)

    Dice bene Paolo E. quando parla di codice. Il punto è che noi quel codice ce l’abbiamo giù. Si chiama Codice Penale/Civile. Legalità. Tutto qui. Legalità.

  26. Wu Ming 4 Says:

    Cara Lara,
    temo che il ritardo dei nostri mass media non sia soltanto informativo. Rispecchia un ritardo molto più profondo, che coinvolge tutto il cosiddetto Occidente. Scoppia una bomba e pensiamo ai cattivi saladini con le barbe e gli asciugamani in testa. Poche ore dopo ci ritroviamo invece a fissare la foto di un giovane nazista, capello biondo fluente, sorriso plastico, che da solo (?) ha fatto secche quasi cento persone, la maggior parte guardandole negli occhi e premendo il grilletto da distanza ravvicinata. Il ritardo consiste nel non aver capito che gli jihadisti sono finiti da un pezzo, la loro mezzaluna è tramontata insieme alle rivoluzioni nel mondo arabo che hanno tolto loro la piazza (letteralmente) e li hanno proiettati indietro fino al Medioevo. Dall’Irak gli eserciti occidentali se ne vanno tutti; dall’Afghanistan se ne andranno a breve. Fine della giostra decennale. La partita si apre da questa parte del mondo adesso. Sono i fondamentalisti di casa nostra i mostri con cui dovremo fare i conti. Nazisti, fascisti, neo-crociati, xenofobi di vario ordine e grado, e chi più ne ha più ne metta. Quelli che in questi dieci anni sono stati i migliori alleati dei loro corrispettivi nell’altra metà del mondo: stesse logiche, stessa mentalità. E, attenzione, stessa malleabilità. Il fondamentalismo islamico è stato fomentato, finanziato, finanche inventato da uomini che lavoravano e agivano in nome delle potenze occidentali, per consentire loro di mantenere il primato e per avere spauracchi utili da agitare. Be’, non sono trascorsi troppi decenni da quando i fascisti nostrani erano usati allo stesso modo come manovalanza dai servizi segreti, non solo italiani.
    Il liberismo pure è tramontato, sotto il peso della propria stessa visione del mondo, non meno teologica e fondamentalista, che sta portando alla catastrofe economica, e il liberalismo di cui ammantava se stesso vacilla ormai da tempo. Si preparano tempi cupi, e uno scrittore come Tolkien non è mai stato più attuale. Il vecchio professore aveva visto ciò che il suo amato Occidente era stato in grado di produrre nei primi cinquant’anni del Novecento, e lo ha scritto, non descritto. Era un vecchio conservatore nostalgico di un tempo che in realtà non era mai esistito. Un nostalgico che metteva in guardia dalla nostalgia e da ciò a cui poteva portare. Un cristiano all’antica, pre-conciliare, devotissimo, ma che sapeva quanto il male si annidasse anche tra i fervidi paladini della cristianità e quanto pericolosa potesse essere l’ideologia del gesto eroico e dell’atto puro. Avercene di conservatori così: sarebbero avversari meno subdoli – e certo più degni e intelligenti – di quelli che nascondono le più feroci posizioni razziste dietro l’apparenza di una candida produzione letteraria per ragazzi. Il problema è che la battaglia culturale non può avere tregua mai, men che meno adesso. Sì, dice bene G.L., ci sono i codici e le leggi, ma non è sufficiente. Le leggi cambiano, o vengono aggirate o ignorate. Basta espugnare lo stato e le istituzioni. Tant’è che oggi in Italia ci sono fior fior di amministratori pubblici che condividono certe idee apertamente. Qualcuno se ne fa una ragione pensando che costoro possano essere ricondotti alla ragione. Qualcun altro invece no e si rifiuta ancora di legittimarli con i propri atti o parole. Perché io sono per la libertà di opinione, qualunque opinione, senza che questo implichi la loro accettazione. Al contrario, penso che siamo noi che dobbiamo avere la forza di contrastare la marea che va montando, se ancora crediamo che un’alternativa all’odio e alla guerra sia possibile. Come dice Gandalf, che non mi stanco mai di citare (perché io, come Tolkien, sono ripetitivo): è nostro compito usare tutto il coraggio, la forza e l’intelligenza di cui possiamo disporre.
    E questo vale tanto più per chi con la circolazione di parole scritte ci vive. Responsabilità degli scrittori. Vero, cara Lara. O più semplicemente “etica”. Ciò che il più prossimo discendente letterario di Gandalf, vale a dire Albus Silente, definirebbe la capacità di scegliere tra la via facile e quella giusta. Quest’ultima è quella che non bisognerebbe mai stancarsi di cercare, suppongo. Perché quando ti stufi e preferisci pensare che sia meglio annihilire l’altro, farla finita con un bel gesto catartico e risolutivo, come tirare l’atomica su Hiroshima, bombardare Dresda, fare un pogrom, fare affondare la gente in mezzo al mare, farla saltare in aria o sparare ad altezza d’uomo in mezzo alla folla, allora stai già lavorando per Sauron (o per il suo giovane adepto Voldemort, che dir si voglia).
    Se poi qualcuno crede che scrivere di (ultimi) elfi e di (ultimi) orchi non sia scrivere di tutto questo, evocare i fantasmi e i mostri che agitano il nostro come qualunque tempo, be’, temo che costui/ei abbia un grosso problema con quella cosa che chiamiamo letteratura.

  27. M.T. Says:

    “Sono i fondamentalisti di casa nostra i mostri con cui dovremo fare i conti.”
    Le parole di Wu Ming sono giuste; io preciserei che però dovremo fare i conti anche con i politici che ci stanno guidando e che con il loro modo di fare, le loro idee, stanno condizionando una parte della popolazione ad agire in modo intollerante, ignorante,inconsapevole e pertanto dannoso. E’ come un’auto che va senza conducente: andrà a sbattere, ma non si sa nè il come nè il quando.
    Per questo è sempre importante essere consapevoli e stare attanti, conoscere i meccanismi del gioco e non volerne restare all’oscuro. Attenti alle menti deboli e condizionabili: saranno il mezzo usato dai potenti, da chi guida per tenere in mano le masse, perché le controlleranno con la paura e l’illusione di poterle mantenere al sicuro se faranno come diranno loro.

  28. Giobix Says:

    Oggi un ragazzino nazistoide della provincia italiana porta una polo firmata da un tennista di origine ebrea (Fred Perry), anfibi e testa rasata, perchè i media gli hanno spiegato che questo è molto nazi. Poi hai voglia a spiegargli che la cultura skinhead nasce nel bel mezzo del reggae, immigrazione jamaicana, e tutta quella roba lì. Allo stesso modo non è sempre facile spiegare a un tipo coi dreadlock che il reggae non è tutto pace e natura, che ci sono musicisti che inneggiano a bruciare i gay perchè la bibbia viene interpretata in questo modo da molti rastafariani.
    La gente ha bisogno di cose semplici, e i mezzi di informazione più grandi tendono a semplificare tutto, è comodo sia per esigenze politiche che puramente di pigrizia degli addetti ai lavori… quindi se Tolkien è di destra perchè hanno fatto i campi hobbit, è di destra e basta. 😦
    Riguardo all’articolo di Feltri: mi è sembrato fintamente stupido e orribilmente furbo, ne ho scritto anche qui: http://writersdream.org/forum/viewtopic.php?f=36&t=8965

  29. Lara Manni Says:

    Grazie, Wu Ming 4. per le tue parole. Non c’è, non ci può essere, altra letteratura.

  30. Wu Ming 4 Says:

    @ M.T.

    Sì, meglio precisare. Quando parlo di “mostri” includo anche il politico di turno (nella fattispecie anche ministro della Repubblica) che davanti a migliaia di disperati su dei barconi alla deriva nel Mediterraneo, in fuga dalla miseria e dalla guerra civile, pronuncia parole come “Fora dei bal!”. Ecco, in un frangente del genere, con la voce da orco degna del miglior doppiaggio attoriale, secondo me quella è la lingua di Mordor. E so che dall’altra parte, tra coloro che dovrebbero opporsi a questo con tutte le forze disponibili, ci sono fin troppi Saruman disposti a scendere a patti in nome della realpolitik e della “ragionevolezza”. E anche a costoro mi verrebbe da rispondere con le parole del Grigio Pellegrino: “Da quando Saruman ha abbandonato la saggezza per la follia!?”.

  31. Lara Manni Says:

    Il problema è che la lingua di Mordor non andava pronunciata. Oggi ci accarezza senza alcuna tregua. In quale altro paese un Feltri o un Borghezio possono dire quel che dicono senza sanzione alcuna?

  32. Paolo E. Says:

    GL: La legge giuridica non è sufficiente senza un codice morale che la precede e la regola. Pensare che la legge da sola basti è il più grave errore dei liberali, e se ne vedono le conseguenze: violentata da ogni parte, da una parte i Black Bloc che inseguono le forze dell’ordine con un estintore da lanciare ed il viso coperto, dall’altra Bolzaneto. Senza il solido fondamento di una morale condivisa, una legge resta lettera morta: un pedofilo difficilmente sfuggirà al braccio secolare, non solo perchè c’è una legge che vieta questo crimine, ma anche perchè in tutti gli strati della società c’è un pensiero morale condiviso che giudica il pedofilo come un mostro. Questo sentimento diffuso di cosa sia giusto e cosa no, azichè umiliato in nome del relativismo etico (come fannno i liberali) andrebbe studiato, valorizzato ed esplicitato nelle leggi. Se questo non viene fatto, alla lunga non abbiamo più una idea chiara di che cosa significhi appartenere alla nostra comunità, e ne nasce il terrore del diverso.

    Poi è chiaro, non si deve correre il rischio che la moralità diventi qualcosa di granitico, immutabile ed imposto con la forza (questo invece è stato l’errore delle diittature comuniste), e salvare la società da questo rischio è compito degli uomini di cultura.

    Sono molto d’accordo con Wu Ming: i fondamentalisti sono una carogna marcescente, i liberali sono le sozze larve che ne accelerano la decomposizione e che di quella carogna si nutrono.

    Lara: non ti devi stupire che Feltri parli in quel modo, è come una frenetica larva che resta senza cibo, l’odio religioso è il nutrimento del liberale. E poichè il nostro sentire comune è addormentato da una politica e da un sistema di leggi costruiti sul nulla, può parlare impunito.

  33. wuming4 Says:

    @ Lara: I Feltri e i Borghezio, oltre a parlare, governano il paese.

  34. Lara Manni Says:

    E da qui lo stupore di cui al post di oggi, Wu Ming 4. Si cercano risposte dagli scrittori, fino a ieri (e probabilmente da domani) bellamente ignorati. E va bene, benissimo. Ma la valenza tossica dei linguaggi di Mordor, che Gandalf ben conosceva, viene da altre fonti. In rete, c’è un intervento terribile di Fiamma Nirenstein (qui: http://www.ilgiornale.it/esteri/se_multiculturalismo_ha_fallito/26-07-2011/articolo-id=536838-page=0-comments=1) che contrattacca dopo essere stata, giustamente, accusata per l’articolo uscito il giorno dopo la strage (e che, noto, è praticamente il calco di quanto sostiene la scrittrice fantasy). Non sono episodi isolati, sono un continuum che ci ha avvelenato da un quindicennio a questa parte.
    E’ vero, occorre pazienza, e intelligenza. A quanti si riuscirà a parlare, prima che i tempi diventino ancora più cupi?

  35. Giobix Says:

    La gente sta cominciando a non prenderli più sul serio, è già capitato con gli attacchi grotteschi a Pisapia, un crescendo che ha portato allo sfottò e all’ilarità sempre più ampia. Quando il re è nudo e la gente ride, è finita.
    In queste ore leggo molti commenti basiti di persone vicine a quell’area politica, perchè non ci puoi credere che stanno dicendo e scrivendo queste cose, siamo oltre la satira. E non sembrano nemmeno in grado di riconnettersi al reale.

  36. Lara Manni Says:

    Giobix, vorrei avere il tuo ottimismo.

  37. Matteo Mazzuca Says:

    Non solo Tolkien ispira violenza, Lara: oggi il Corsera se la prende anche con Il Petroliere, 300 e Non è un paese per vecchi (la notizia: un sedicenne uccide la fidanzatina per scommessa). Che si fa?

  38. Lara Manni Says:

    Come? Si trova on line?
    Che pessimo giornalismo. E allora, l’assassino di Lennon che leggeva Il giovane Holden?

  39. Matteo Mazzuca Says:

    Eccolo qua: http://www.corriere.it/cronache/11_luglio_29/uccide-fidanzata-natale_693b74d4-b9a3-11e0-9ceb-ac21c519f82b.shtml

  40. Lara Manni Says:

    Considerazione banale: chiudere i propri profili facebook alla stampa. Senza parole.

  41. Matteo Mazzuca Says:

    Sarà un caso, ma la giornalista difatti ha il profilo blindato!
    Andando oltre, è una faccenda che dura da una vita. Prima se la sono presa con il cinema, poi con fumetti e tv (si è arrivati a interrogazioni parlamentari su Tex), in Italia, più tardi, con Dylan Dog, infine videogame e social network.
    E se tra i capri espiatori non si trovano quelli più moderni, allora si risale a quelli più vecchi (il cinema, in questo caso).

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