Nomination

Ottobre 14, 2008 by laramanni

Ah, i nomi. I nomi propri, intendo. I nomi propri dei personaggi, per essere precisi.
Per me sono una bella cartina di tornasole, quando leggo una storia: diffido molto delle spiritosaggini, diffido ancora di più dell’esotismo (eroine contemporanee che si chiamano Astrella o Cassiopea, per esempio, mi fanno storcere il naso). I nomi semplici, comuni, che davvero si incontrano ogni giorno nella vita reale, mi piacciono di più.

In effetti, è una scelta molto più difficile di quel che possa sembrare. Per le mie storie ci ho ragionato molto, e non sono affatto sicura, come al solito, di aver scelto bene. Però, dietro ogni nome, c’è una motivazione.

Per esempio.
Ivy: viene dalla realtà. Ho conosciuto una ragazzina emo che si faceva chiamare così, e somigliava moltissimo alla mia Ivy prima maniera. Poi, quando ho letto Sirene di Laura Pugno e ho scoperto che anche uno dei suoi personaggi aveva questo nome, sono stata tentata di cambiarlo. Ma ormai era fatta…

Max. Ah, qui c’è una storia musicale. Una canzone di Paolo Conte che ho sempre adorato. E che è perfetta per il personaggio!

Chris. Questa è facile: omaggio dichiaratissimo a Carrie di Stephen King.

Michele. L’amico di Chris che dovrebbe stuprare Ivy. Esiste: è viscido e ha le basette come il personaggio. E ha lo sguardo porcino. Conosciuto ed evitato l’estate scorsa, al mare.

Alice. La mamma di Ivy, che ha un nome soltanto in Sopdet. Anche qui, è stata una canzone a ispirarmi. Una vecchia canzone di Francesco De Gregori, che infatti viene citata almeno un paio di volte.

Adelina. Non c’è un motivo. Mi sembrava un nome giusto per l’epoca (come Giovanni, Luisa, Giuseppe, Fernando, Matilde, Margherita) e il luogo (Veneto e Friuli). E mi piaceva tanto, vai a capire perchè.

Misia, Vittoria, Lea. Le tre vecchiette di Sopdet. Vittoria esiste davvero e porta le calze elastiche, l’ho incontrata una volta, fuori Roma. Lea mi è venuto per caso, perchè cercavo un nome corto e dal suono dolce. Misia è un omaggio a Misia Sert, splendida musa di un’infinità di artisti e fra le poche amiche di Sergej Diaghilev (questa non ve l’aspettavate, eh?).

Johann è, dichiaratamente anche qui, un omaggio a Goethe e a Faust (patto col diavolo, eccetera eccetera).

I nomi giapponesi, invece, si devono ai consigli di molti amici: Angelo per Moeru, Solandìa e Olorin per Hyoutsuki. Gli altri sono frutto di lunghe consultazioni su siti giapponesi e no.

Ah. Axieros. E’ una divinità reale. In molti culti antichi corrisponde alla Grande Madre, Demetra per i Greci.
Quel che non sapevo è che una band goth le ha dedicato una canzone:

Non di padre nè di madre
fu il mio sangue, fu il mio corpo.
Mi formai da nove fiori
fiori d’ortica, di quercia e di rovo
nove poteri di nove fiori
nove poteri combinati in me.
Lunghe e bianche sono le mie dita
come la nona onda del mare.

Ho suonato a Lloughor
ho dormito nella porpora
la mia corona è di rossi gioielli
conosco molte canzoni
la mia tunica è tutta rossa
ma non profetizzo alcun male.
Un milione di angeli
sono sulla punta del mio coltello.

Sono un vento su un lago profondo
sono una lacrima che il sole lascia cadere
sono un falco alto sulla scogliera
sono una spina sotto l’unghia
sono una collina dove camminano i poeti
sono una marea che trascina alla morte.

Mica male.

E’ così complicato anche per voi o sono io ad essere tremenda?

MISTificazione

Ottobre 13, 2008 by laramanni

Insomma, sono andata a vedere The Mist, leccandomi i baffi. E’ vero, non avrei dovuto: i film tratti dalle opere di Stephen King sono quasi sempre una delusione, eccezion fatta per Carrie (dvd recuperato con ENORME fatica: e poi il regista era Brian De Palma, eh), Shining (anche se là c’era più Kubrick che King), Misery e Dolores Claiborne. GIudizio medio su Pet Sematary, non foss’altro per la canzone della sigla dei Ramones. Grandi!

Comunque sono andata, mordendomi le dita per aver perso i primi due minuti di proiezione. Guardo. Fedele, sì, fedele, mi dico: c’è tutto. Il vicino odioso, l’adorabile Ollie del supermarket, la signora Carmody…Beh, no, la signora Carmody non è così, mugugno.

Piccola spiegazione priva di spoiler: la signora Carmody è una delle figurine con cui King si diverte a sbeffeggiare i Pro Life americani e gli invasati che annunciano la venuta di Cristo con Armageddon finale se non la si pianta con l’aborto e altri orrori. Personaggi così appaiono ovunque, nei suoi romanzi (in Insomnia tocca vette inarrivabili). Qui la signora, invece che una vecchia arcigna e spaventevole, è una tizia piacente interpretata da un’attrice a cui piace da morire sentirsi recitare: non aiutata da un pessimo doppiaggio. Ma proprio pessimo: tipo, quando ci si trova davanti alla prima vittima delle “cose nella nebbia”, i doppiatori si sono presi la libertà di aggiungere esclamazioni tipo “Che orrore!”. Eh no! Quando si vede un corpo umano tagliato a metà non si dice: “Che orrore”. Si urla: AHHHHHHHHHH. Capito?

Andiamo avanti. Le “cose nella nebbia” non sono come le pensavo, ma pazienza: in un paio di scene mi sembra di essere dentro Alien due, ma pazienza. Il protagonista non va a letto con la bella signora incontrata nel supermarket: pazienza poca, il taglio è grave, secondo me. Quel fugace episodio di sesso fra due disperati che amano i propri coniugi (ormai morti, con ogni probabilità) era bellissimo, nel racconto: era davvero un gesto di calore animale prima della fine del mondo. Va a capire.

Poi, il finale. Mezza platea grida “NOOO”, e non tutti, credo, erano lettori di King. Io prendo letteralmente a pugni la spalliera davanti a me. Che ingiustizia! E’ vero, il finale del racconto era “hitchcockiano” per definizione dello stesso IO NARRANTE: aperto alle interpretazioni del lettore. Questo, invece, “chiude” : accidenti, se chiude. Ma è un tradimento pesantissimo, peggio di Io sono leggenda: non è un finale hollywoodiano, ma tradimento resta.

L’ultima parola del racconto di King era “speranza”, tanto per farmi capire.

E io, come al solito, ho buttato sette euro: potevo andare a vedere Mamma mia,  accidenti a me.

Esbat a scuola!

Ottobre 10, 2008 by laramanni

Scrivo mentre parlo con Angelo su Msn. Letteralmente SCONVOLTA. Mi ha passato un link: questo. E’ una scheda che apparirà su un’antologia scolastica per le superiori della Zanichelli. L’ha scritta una docente di Bologna, Giovanna Cosenza. La scheda è sulle narrazioni in rete.

E. Nella scheda. C’è. Esbat.

La parola fan viene dall’inglese fanatic, che significa ammiratore entusiasta,  addirittura fanatico, e oggi viene perlopiù usata per riferirsi alle persone che  seguono ossessivamente le star del cinema, della musica, del calcio, con eccessi di tutti i tipi. Poiché si tende a pensare che i fan siano solo persone irrazionali e invasate, che manifestano un’adorazione quasi religiosa per i loro idoli, accade che su di loro proliferino i pregiudizi negativi. Così, molti tendono a trasferire anche sulle fan fiction questi pregiudizi, considerandole,
senza averle neanche viste, produzioni narrative di basso livello, passatempi da dilettanti.
In realtà, i fan che si appassionano alle storie scritte da altri, traendone ispirazione per produrne di proprie, a volte scrivono con una cura e una creatività che, nei casi migliori, non hanno nulla da invidiare agli scrittori
professionisti.
Tanto che alcune case editrici hanno cominciato a guardare con interesse a questi siti, per cercare nuovi talenti. E i primi risultati si vedono:nel 2009, ad esempio, viene pubblicato e distribuito in libreria Esbat di Lara Manni, romanzo nato in rete nel 2007 come fan fiction di Inuyasha, e per oltre un anno discusso accanitamente dai fan di quel manga.

Muoio.

Ps. Mi hanno regalato una torta…

Cattivi pensieri

Ottobre 10, 2008 by laramanni

Da brava scorpiona,  vivo male questo periodo dell’anno. Male non è neanche la cosa giusta da dire, in effetti: diciamo che mi ricopro di sabbia, mi nascondo e aspetto. In genere, intorno a novembre, mi passa. Però è facile che il mese di ottobre sia il momento dove divento più scontrosa e sociopatica che mai, ho poca voglia di vedere gente e poca voglia di essere ottimista. Se si aggiunge l’aggravante del libro terminato (depressione post-parto, suppongo) e dell’altro in revisione che si avvia a concludersi, andiamo male: della serie, e poi?

Il cattivo umore è peggiorato dopo aver letto gli articoli sul nuovo Nobel per la letteratura, Jean-Marie Le Clézio, mai sentito nominare in vita mia. Oggi Repubblica riportava una sua dichiarazione secondo la quale lo scrittore è “un testimone che ascolta il rumore del mondo e pone domande”.

Sarà anche vero, però mi sono chiesta per l’ennesima volta perchè tutto questo valga solo per la letteratura “generalista” e mai per quella fantastica. Ogni volta che parlo con qualcuno che si rifiuta di leggerla, la massima concessione che mi viene fatta è “ma sì, quando ci si vuole distrarre, un fantasy o un horror vanno benissimo”.

E non è vero, e io lo so e so anche che molti di voi lo sanno. In un fantasy o in un horror il rumore del mondo c’è, eccome: solo che viene ingigantito, o gli vengono dati altri colori e altre modalità. Ne “La regina dei dannati” c’è il frastuono, oltre che il rumore: solo che quelle domande di cui parla il Nobel vengono poste da creature che non esistono. C’è differenza?

No, secondo me. Comunque, per vendetta, oggi leggerò solo il numero 30 di Bleach. (Non è vero, ma lo dico lo stesso).

Avventure di ottobre: Lara e la grammatica

Ottobre 9, 2008 by laramanni

Lara: Aggettivi possessivi. Avverbi. Soggetto.  D eufoniche.
Marta: Hai un’interrogazione di grammatica, alla tua età?
Lara: Gli esami non finiscono mai.
Marta: Già sentita.
Lara: Ieri sera mi ha bussato la vicina.
Marta: Che è un’insegnante in pensione e ha voluto mettere alla prova le tue cognizioni di italiano.
Lara: Ma no. Voleva chiedermi un pacco di farina, come nelle migliori tradizioni.
Marta: Poi ha tirato fuori una motosega e ha cercato di ucciderti.
Lara: Guarda che l’appassionata di horror sono io. Comunque no: aveva dimenticato di comprare le merendine per la colazione e aveva deciso di fare una torta.
Marta: Vedi? Prendi esempio.
Lara: Io adoro le merendine del Mulino Bianco: soprattutto i saccottini al cioccolato. E comunque, dopo un paio d’ore sua figlia mi ha portato una fetta di torta.
Marta: Che vicini meravigliosi. E allora? Perchè ripassi la grammatica?
Lara: Perchè dal momento che sono una brava vicina anche io, le ho prestato qualche manga e ho chiacchierato un po’ con lei.
Marta: E…?
Lara: E lei mi ha parlato della scuola. Fa la seconda media.
Marta: E…?
Lara: Mi ha parlato della grammatica. E io ho scoperto che a scuola insegnano che le D eufoniche vanno usate. E che non bisogna ripetere il soggetto in frasi vicine. E finalmente ho capito perchè in molte fan fiction trovo quelle espressioni allucinanti tipo “la mora lo guardò negli occhi”. Per non ripetere il nome proprio. Invece di ometterlo e basta. O di ripeterlo: non è vero che non si può.
Marta: E…?
Lara: Guarda che hai altre quattro vocali a disposizione. Significa che tutto quello che io tolgo, cancello, correggo viene insegnato a scuola come regola. O quasi tutto.
Marta: Scusa, ma perchè ti stupisci? Funzionava così anche quando eravamo piccole noi.
Lara: Sì. Ma è stato un sacco di tempo fa. Pensavo che le cose fossero cambiate.
Marta: Questi ottimisti! Entriamo al bar e ci mangiamo una fetta di torta?

La fine giustifica il mezzo?

Ottobre 8, 2008 by laramanni

Pensavo agli spoiler, guarda un po’. Stamattina, girovagando in rete per tutt’altro motivo, mi sono imbattuta in una serie di spoiler su Breaking Dawn, quarto libro della saga Edward-Bella. Come sempre, c’era chi si infuriava e chi era curioso.
Ammetto di appartenere alla seconda categoria. Io sono una di quelle che va a razzolare nelle ultime pagine di un libro, per esempio: perchè non mi interessa mai la fine, ma come ci si arriva. Persino in un film come Il sesto senso, dove la non conoscenza del finale dovrebbe essere indispensabile, mi gustavo il “durante”, avendo in effetti intuito dopo venti minuti qual era la chiave.
Ora, per carità: capisco che questo atteggiamento non è uguale per tutti, e che sapere in anticipo che un personaggio che ti è caro muore, o si sposa, o concepisce, o altro, può rovinare il gusto della scoperta.
Però,  continuo a preferire il percorso e il panorama che si osserva durante il medesimo: in fondo, si può anche riassumere una storia dicendo “Lui la ama, crede di esserne tradito, la uccide e si uccide”. Sembra un trafiletto di cronaca nera, invece è Otello.

Empatia

Ottobre 7, 2008 by laramanni

Allora, c’è una cosa che devo confessare. Brutta. Proprio brutta brutta brutta.
Non ho mai letto Philip Roth.
Immagino che mi toglierete il saluto. Ma come, niente Lamento di Portnoy ? Niente Pastorale americana? Ma come? Eppure Roth è in corsa per il Nobel per la letteratura! Eppure è appena arrivato in Italia Il fantasma esce di scena, di cui si dice benissimo. Lo so. Parto proprio da qui, da un articolone che ho appena finito di leggere dove si parla dell’ultimo capolavoro dello scrittore, dove il suo amato personaggio, Nathan Zuckerman,  è alle prese con la vecchiaia e con la prostata.

E qui una parola ha cominciato a lampeggiare davanti ai miei occhi: empatia.

D’accordo, non posso parlare preventivamente di mancanza di empatia: però, ecco, non ho voglia di leggere della prostata di Zuckerman.  E non è perchè io sono una donna, e dunque la questione prostata e la questione impotenza mi risultano estranee. Sono poco empatica anche con le autrici che parlano delle proprie mestruazioni, se è per questo. Anche se ne parlano divinamente, e con un linguaggio da stenderti fulminata dopo la prima pagina.

Ma non mi attira, se non serve ad una storia, siamo sempre allo stesso punto. Una storia dove l’autore non si veda, se ne resti nel suo angolino e trasferisca in altri i propri reumatismi, il tabagismo, la dipendenza da droghe, il tragitto del proprio autobus, il profumo di sua madre, il rumore della stecca del biliardo e la giacca che suo padre ha abbandonato sulla sedia prima di morire.

(Però alla fine lo leggerò, il povero Roth: mi sento irrimediabilmente colpevole, e sono seria)

Avventure di ottobre: Lara e il qui pro quo

Ottobre 6, 2008 by laramanni

Ha piovuto, ovviamente, al mare, e sono tornata prima:in tempo per fare gli auguri a Laurie che oggi compie gli anni!
Ho passato la domenica pomeriggio a leggere La regina dei dannati di Anne Rice: ammetto che mi era sfuggito. Devo dire che la signora è notevole, specie quando riflette sulla natura dei vampiri. O meglio, quando riesce a restituire a chi legge il contrasto fra malinconia e potere. Fra amore e ferocia, anzi.
Poi, Rice è deliziosamente visionaria: il sogno delle gemelle con i capelli rossi mi ha fatto rabbrividire di invidia. Invidia buona, eh. Della serie: anch’io vorrei inventare qualcosa del genere.

A proposito di visioni. Stamattina, complice il caos totale della città per la pioggia e le metropolitane rotte, mi sono concessa una passeggiatina in via Cavour. Vedo i lampeggianti della polizia, un assembramento e penso “Oh! Stanno sfollando qualcosa o qualcuno?”.
E mi intrufolo, pronta alla battaglia.
E’ pieno di ragazze e ragazzi. Due hanno persino i bonghi. Sì, penso, devono aver occupato un locale e adesso li portano via. Solidarizzo immediatamente.
Poi, però, vengo affiancata da una ragazza con taccuino e occhiali: “Sei una comparsa, vero?”, mi dice. “Allora, vieni con me”. Sbatto le palpebre e vedo che nella folla circolano parecchi individui con la scritta STAFF sulla schiena. Le sbatto meglio, e noto che uno dei poliziotti in tenuta antisommossa si è accovacciato in terra a leggere un libro edito da Sellerio. Accidenti alla mia ingenuità.
“NON SONO UNA COMPARSA!”, dico, indignatissima, alla signorina.
Solo a me. Capitano queste cose.

Se le cose stanno così

Ottobre 3, 2008 by laramanni

“Tu devi prenderti un po’ di vacanza”, dicono minacciosi Marta e Leo.
“Benissimo, cara, ma adesso un poco di vacanza: dormi la notte, vero?”, mi scrive il Sommo dei Sommi cui ho inviato ieri il file (rivisto in prima battuta) di Sopdet.
“Hai l’aria stanca: ti ci vuole una vacanza”, mi ha detto il gelataio ieri sera.

Sapete che c’è? E’ vero. Tre giorni a casa di Marta, al mare di ottobre. Vi voglio tanto bene.

Second Lara? No, thanks.

Ottobre 2, 2008 by laramanni

Decido di invitare a cena Marta e Leo, ieri sera: anzi, decido di comprare una quantità imbarazzante di sushi per festeggiare la fine di Sopdet. Leo mi chiede se può portare un amico non romano, che si trova qui per qualche giorno. Ovviamente sì, gli dico io.
Però l’amico si rivela personaggio inquietante: non ho capito bene che lavoro faccia, ma qualcosa tipo consulente per la comunicazione su Internet. Webmarketing, sempre se ho capito la definizione. Bene, anzi male: il tipo aveva esattamente la faccia che ci si aspetta da uno che fa questo lavoro. E questo, in un brutto romanzo, sarebbe errore da matita rossa. Dal momento che nella realtà la matita non si usa, ho accettato di buon grado i suoi occhiali rettangolari con spessa montatura nera da techno-figo e la giacchina nera stile Armani (magari era un vero Armani, però: non gli ho controllato l’etichetta).
Nota a favore: sapeva usare benissimo le bacchette per il sushi (io, dopo anni, continuo a seminare chicchi di riso in giro).
Nota a sfavore: era convinto di sapere tutto su Internet. E di dovermelo dire.  Esempio:
Technofigo: il passaparola sul web è il terreno su cui oggi si gioca il successo di un’azienda.
Lara (Cercando di recuperare un frammento di salmone che si ostina a cercare salvezza): Mmm. Mmmm. Certo certo.
Technofigo: Il buzz marketing, infatti…
Lara (Lasciando cadere il salmone): Il cosa?
Technofigo (con sorriso di benevolo compatimento): Marketing non convenzionale per aumentare il numero delle conversazioni relative a un prodotto.
Lara (scusandosi e andando a fumare una sigaretta nell’altra stanza - il technofigo odia il fumo - dove potrà controllare sul computer “il numero delle conversazioni relative al SUO prodotto”, appena terminato ieri): Torno subito.

Per farvela breve. Dopo gli affettuosi racconti di Marta e Leo sulle mie fatiche letterarie, il technofigo mi ha offerto i suoi servigi: che a suo parere dovevano iniziare dalla creazione di un “mondo Esbat” e di una “Lara Manni” su Second Life, proseguire con la realizzazione di un booktrailer, anzi due, e culminare nella comunicazione mirata su blog d’autore.

Dalla mia faccia, Marta e Leo devono aver capito che la conversazione stava prendendo una brutta piega. Ma sono stata bravissima: non l’ho sbattuto in balcone. Anzi: gli ho fatto un sorrisone luminoso, l’ho ringraziato e gli ho detto che, no, grazie, il buzz non mi interessava. E che, secondo me, ma potevo sbagliarmi eh?, lui e i suoi web-amici non avevano capito molto di Internet.

E mi sono accesa una sigaretta: con enorme soddisfazione.