GL D’Andrea recensisce Esbat. Non ho parole.
Ancora su Esbat
Luglio 11, 2009 by Lara ManniOps, I did it again!
Luglio 10, 2009 by Lara ManniOgni tanto ci ricasco, e mi faccio prendere da una discussione sul forum di Efp. Si parlava di libri e di pubblicazione, e dopo aver letto una serie di interventi che assicuravano che senza raccomandazioni non si arriva a un editore, e che comunque “la botta di culo” è prioritaria rispetto al lavoro di chi scrive, ho cominciato a seccarmi. “Manchi di autoironia”, mi è stato detto. Molto probabile, specie in questo periodo.
Perchè me la prendo? Non per caso personale, o non solo. Mi secco perchè lo spettro della raccomandazione è quello che fa più male al nostro simpatico paese: non si arriva da nessuna parte a meno di a) conoscere il terzo cugino di Noemi Letizia b) darla c) essere il / la nipote di politico-calciatore-editore-altro.
Se questa è la premessa, i comportamenti saranno consequenziali: ci si attiverà sempre di più nel cercare conoscenze giuste invece di dedicarsi al proprio lavoro. Pubblicato o no: su questo torno a insistere. Pubblicare non è un traguardo: è un passo su un possibile percorso. Secondo me.
Alla discussione è seguito uno scambio di mail che mi ha fatto riflettere ancora di più. Il mio interlocutore, di cui non faccio ovviamente il nome, lavora nel marketing di una grande casa editrice, e divide nettamente il mondo dei libri in a) mercato, ovvero roba-che-si-vende (e PER QUESTO, se non capisco male, fa schifo) b) arte. Ovvero Bukowski. Ovvero genio-sregolatezza-sbronze-cavalli-femmine.
Non mi piace Bukowski, e questo è un mio limite. Non credo a quel tipo di artista. ALL’IDEA di quell’artista, che per essere tale si deve spaccare di alcolici o, se femmina, mettersi un po’ di pietre in tasca e annegarsi nel fiume (anche se Virginia Woolf mi piace, eccome se mi piace). Credo che gli artisti siano rarissimi e preziosi e meritino amore e rispetto e ammirazione.
Ma credo ancora di più nei narratori che offrono le proprie parole e le proprie storie senza sentirsi migliori degli altri.
Se c’è qualcosa che vorrei diventare, studiando e lavorando, è questo. Fra vent’anni, trenta, quaranta, quel che sia: qualcuno che racconta. In barba al marketing, alle botte di culo e ai luoghi comuni.
Caldo e ombre
Luglio 9, 2009 by Lara ManniIl caldo mi toglie le forze, l’appetito e il raziocinio (per l’ultima cosa, niente di grave: anzi).
Ho letto fino a tardi e ho pensato a come Joe Hill e papà Stephen King condividano la repulsione nei confronti dei padri picchiatori: il genitore del protagonista de La scatola a forma di cuore è uno degli esponenti più odiosi della categoria. Ho quasi finito il romanzo, ed è splendido.
Notizie sul fronte Esbat: una bellissima recensione di Susanna Angelino su uno dei blog più importanti che si occupano di narrativa horror, Ca’ delle Ombre.
Ps. Sto studiando. Era figlio della Notte, fratello gemello di Tanatos. Forse viveva nell’anticamera dell’oltretomba, forse a Lemno. Le Porte del Sonno gli appartengono. Ssst!
Un libro fantasma
Luglio 8, 2009 by Lara ManniSono una donna felice. Ieri pomeriggio frugavo in una piccola libreria. Moccia. Faletti. Calvetti.Diari del vampiro. Travaglio. Kinsella. E alla fine, sotto uno scaffale, in copia unica e ricoperta di polvere, ho trovato La scatola a forma di cuore di Joe Hill. Che è una ghost story. Ed è fantastica: sono a metà.
Ps. Ora, devo aspettarmi che il libro mi faccia qualcosa, del tipo seguirmi circospetto, abbassare la temperatura della stanza, toccarmi con pagine tremanti?
Lara, il gatto e Ludovico Ariosto
Luglio 7, 2009 by Lara ManniIl gatto fantasma ha caldo, come me. E il caldo lo rende più petulante del solito. Per esempio, gli piace tornare sulla faccenda dei personaggi di una storia, e sulle eventuali differenze tra personaggi originali e non. Come adesso.
“Se ti ispiri a un altro, non è tutta farina del tuo sacco”, dice leccandosi la zampina.
“Non è vero”, rispondo io, accendendo la terza sigaretta della mattina. “Nessun personaggio è mai totalmente originale e tutti i personaggi sono sempre reinventati”.
“Vallo a dire al vincitore del Premio Strega: hai letto? Lo hanno accusato di aver dato vita ad un’eroina un po’ troppo simile a quella di un altro romanzo italiano”.
“Ho letto i giornali ma non il romanzo. Però credo che sia un’accusa ingiusta: è vero, Tiziano Scarpa ha raccontato di un’orfanella musicista allieva di Vivaldi come fece Anna Banti prima di lui. E con questo? Non è che chi scrive per la prima volta di una certa situazione renda impossibile agli altri di tornarci, no?”.
“E come la metti con l’originalità?”
“L’originalità non esiste. Se la smetti di graffiarmi il divano con le unghie ti faccio un esempio”.
“Tanto il divano è già graffiato”.
“Orlando Paladino. Hai presente, no? Be’, nasce come protagonista di un poema anonimo, la Chanson de Roland, e poi viene raccontato una marea di volte, due anche abbastanza vicine. Orlando innamorato di Boiardo 1495, Orlando Furioso di Ariosto 1532″.
“Che noia, sembra di essere a scuola”.
“Zitto, gattaccio. Voglio dire che i due personaggi di Boiardo e Ariosto sono apparentemente MOLTO simili, e in nessuno dei due casi originali, perchè sono tratti da una saga preesistente. Eppure diventano un’altra cosa a seconda di chi li racconta. Se vuoi passo direttamente a Calvino e al Castello dei destini incrociati“.
“I felini odiano le persone saccenti”.
“Anche io, ma volevi una risposta e io te la fornisco”.
“Paragonandoti a Ludovico Ariosto? Bella presunzione!”
“Ma no!!! Voglio dire che una storia non si lega soltanto alla presunta originalità di un personaggio: ma che, anzi, nessun personaggio nasce completamente privo di influenze, perchè a sua volta risente di tanti altri personaggi raccontati prima”.
“Tutta questa tiritera per dire che nulla di nuovo nasce sotto il sole?”.
“No, un’altra volta. Se vuoi cito King. Anzi, lo cito anche se non vuoi: quel che è importante è il viaggio, e non la meta. Il cammino che si fa insieme, e non il punto d’arrivo o colui che segna la strada”.
“Va bene, va bene. Ma perchè ti accalori tanto?”
“Questa è una bella domanda, gattaccio. Forse proprio perchè AMO il fan writing, e non perchè voglio prenderne le distanze. E’ il contrario. Perchè il fan writing è una delle espressioni più pure della scrittura, e mi secca che venga sminuita proprio mentre si finge di esaltarla”.
“Quanto ti piace complicarti la vita, umana”.
“Vero: dovrei prendere esempio da te. Mangiare, dormire, fare le fusa”.
“Dovresti provare. E già che ci sei, grattami fra le orecchie”.
Ps. Andate a vedere che meraviglioso Yobai ha disegnato Alfredo Caccamo, nelle fanart. E’ MOZZAFIATO!
Dimmi cosa vuoi
Luglio 6, 2009 by Lara ManniSu una bancarella, ieri, ho trovato Infinito di Olaf Stapledon. E’ un romanzo di fantascienza del 1930. Ne avevo sentito parlare molto, ma non lo avevo ancora avuto fra le mani. E’ strano. Non somiglia a un romanzo nel senso in cui lo intendo io. E’ una narrazione epica. Una Cronaca del Possibile. Persino fredda, ma impressionante, almeno nelle prime pagine. Del resto Stapledon lo scrive, nella prefazione: quello che gli interessa è creare una mitologia.
Poi arriva, fatalmente, la domanda: e tu, ragazzaccia, cosa vuoi? Ti interessano davvero i mondi e i mostri e la paura, oppure, come mi scriveva ieri una persona in gamba, ti interessano soprattutto le emozioni dei personaggi, e in assoluto degli esseri umani (e no)?
Rimugino.
Oh, ecco!
Luglio 4, 2009 by Lara ManniUn intervento che definire perfetto è poco: quello di Angelo Scotto su Esbat, e non solo.
Twilight attacks!
Luglio 3, 2009 by Lara ManniEbbene sì: blog sotto attacco. Da qualche giorno, quando entro nell’amministrazione, scopro che un vecchio post-recensione su Twilight è quello più letto. Buffo, visto che risale a questo inverno. Poi sono cominciati i commenti: del tipo “sputati in faccia” (che è un’operazione complicata da fare, oltretutto), o anche fate schifo.
Fermi tutti e calma.
Chi mi conosce sa bene che non ho mai attaccato “le” twilighters. Anzi, le ho anche difese quando venivano fatte oggetto di ironia. Non mi permetterei mai di deridere un lettore per i suoi gusti e non lo trovo giusto.
Ma su un libro ho tutto il diritto di dire quel che penso. Sul testo, e non sull’autrice (chi sia e cosa faccia la signora Meyer non è cosa che mi riguardi. Vale anche il contrario. Non so come passi King le sue giornate, quel che mi interessa è come scrive).
Pare invece che non sia così: chi tocca Edward muore.
Signore e signorine twilighters, una volta per tutte: siete le benvenute su questo blog, purchè vi comportiate in modo civile. Altrimenti slego Barlow.
Buoni propositi
Luglio 2, 2009 by Lara ManniSarà dura, perchè il precedente è troppo illustre. Ma ci sarà il dio del sonno. Nel prossimo. Forse.
Due grazie
Luglio 1, 2009 by Lara ManniDue segnalazioni.
Ovunquelibri ha dedicato a Esbat una recensione meravigliosa: leggetela!
E se andate nella sezione fanart troverete uno splendido Hyoutsuki realizzato da un illustratore e scrittore, Alfredo Caccamo. Grazie.