Novembre 9, 2009 di Lara Manni
Oh guarda, interviene anche John Grisham, sia sul prezzo dei libri che sugli ebook. In questa intervista, sostiene che il prezzo pieno è indispensabile per editori, librai e scrittori: “Se un libro nuovo viene venduto a nove dollari, viene seriamente svalutato”. E gli ebook? Peggio che andar di notte: “se metà di noi leggesse on line, distruggeremmo librerie ed editori”.
Mi consolo con King. Non solo proseguendo nella lettura di quel libro straordinario che è The Dome. Ma immaginando come potrà essere il suo vampiro americano, in arrivo a marzo 2010. A fumetti.
Tag: ebook, John Grisham, Stephen King
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Novembre 6, 2009 di Lara Manni
Ecco, questo invece è un post non pensoso ma proprio dubbioso. Su Repubblica di oggi ho letto una notizia: ovvero non ci saranno più “sconti selvaggi” sui libri. Per legge. Una legge non ancora approvata, veramente, e presentata da Ricardo Franco Levi del Pd: quello che prevede è il tetto massimo di sconto è fissato al 15 per cento.
Secondo Levi, ” dove si pratica il prezzo libero, negativi sono stati gli effetti sia sul piano dell´offerta culturale che su quello economico. Al principio hanno vinto le grandi librerie, più tardi le grandi catene. Alla fine però hanno trionfato i supermercati, con una mortificazione della creatività editoriale e del mercato librario”.
C’è qualcosa che non capisco. Perchè i supermercati, in sè, dovrebbero mortificare la creatività editoriale? Perchè presentano una scelta di titoli considerati “popolari”? Perchè privilegiano i best-seller rispetto a libri più di nicchia? Ma allora non bisognerebbe, semmai, ampliare la scelta dei libri presenti “anche” nei supermercati?
Forse si sarà capito, ma io non ho il culto della libreria. Semmai ho il culto della lettura. Ma forse mi sfuggono i termini della questione.
Tag: Mercato librario, Ricardo Franco Levi
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Novembre 5, 2009 di Lara Manni
Vi avverto, è il secondo dei miei post pensosi di questa settimana.
Perchè più ci penso e più mi sembra che ci sia un gran bisogno di sogni. Sogni di quelli grossi. Sogni, oso dirlo, che non si limitino a noi stessi.
Esagero? Probabile. E dunque, esagerando, torno a parlare del fandom. E mi meraviglio di come non riesca a passare il concetto che esserne parte, e scrivere al suo interno, sia un sogno straordinario. Pensateci un momento: scrivere per e insieme agli altri. Scrivere per scrivere. Per raccontare qualcosa.
Lo so, adesso qualcuno dirà che molti fan writer usano il fandom come palestra per arrivare alla pubblicazione, la quale è il vero e nobile fine di chiunque si voglia chiamare scrittore.
E più ci penso – e ci sto pensando tantissimo in questi giorni – e più che convinco che non è così. Certo, molti fan writer vogliono arrivare alla carta. Io stessa l’ho fatto. E’ stato meglio? La risposta, e vi assicuro che è sincera, è: non lo so.
E’ meglio perchè si arriva a più persone? Certo, si arriva a più persone. Ma non sarà così molto a lungo.
E’ meglio perchè si viene pagati? Vero, si viene pagati per il proprio lavoro. Ma sono e saranno pochissimi coloro che possono vivere esclusivamente di scrittura: su questo bisogna mettersi l’anima in pace ed essere realisti. Ci saranno sempre altre attività che vanno svolte per portare a casa la pagnotta.
E’ meglio perchè tenere un libro col proprio nome fra le mani riempie di orgoglio? Oh, sicuro, fa un bell’effetto. Ma poi? Quello che si stringe fra le mani è un oggetto: quel che c’è dentro è ciò che conta.
E’ meglio perchè dire “sono uno scrittore” è più affascinante che dire “scrivo”? No. Non per me. E non per molti altri, spero, come me.
Ho conosciuto tanti fan writer che non sono interessati a pubblicare e che non lascerebbero mai il fandom. E non perchè sia una cuccia calda dove ci si fanno i complimenti a vicenda. Balle. Chiunque sostenga questo non conosce il fandom fino in fondo. Ma perchè è il luogo della scrittura senza orpelli: nuda, valida in sè, fatta di solo racconto.
Allora, di cosa mi lamento? Perchè dovrei angustiarmi perchè tutto questo viene molto spesso liquidato con un’alzata di spalle?
Non lo so neanche io. Forse perchè continuo a sperare di trovare persone che condividano il sogno anche al di fuori del fandom. E mi sto rendendo conto che è difficile.
Continuo a sognare, però. Prima o poi, ci sarà pur sempre una trave che cade nel momento giusto. E ogni riferimento non è casuale.
Tag: fandom
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Novembre 4, 2009 di Lara Manni
Sto imparando a capire molte cose, e so bene che ne ho un’infinità di altre da comprendere.
Parlo di me e del mio modo di scrivere: forse non ci sarebbe neanche bisogno di interrogarsi, basterebbe fare. Non esiste la prova, esiste l’azione, diceva, grossomodo, il vecchio Joda in Star Wars.
Però alcune cose mi sono utili. Per esempio, ho capito che non è il contesto il mio centro. Non sono i panorami geografici e storici, non sono le dinamiche di gruppo, forse, neppure, l’azione. Sono i personaggi. La loro storia detta e soprattutto quella non detta. Il mondo in cui reagiscono e interagiscono. Le loro ferite segrete, anche se emergono in mezza frase.
Certo che è banale. Però è la mia voce: ecco, riuscire a riconoscerla mi pare un buon punto. E magari a qualcosa servirà.
Tag: Scrittura
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Novembre 3, 2009 di Lara Manni
Ecco, questo è uno di quei post pro-fandom che faranno storcere il naso a parecchi. Però lo faccio lo stesso. Ieri sera sfogliavo D, il magazine femminile di Repubblica, e ho trovato una recensione di Orgoglio e pregiudizio e zombie. Non so se ne avete sentito parlare, ma è una reinvenzione del romanzo di Jane Austen fatta da Seth Grahame-Smith, dove la signorina Bennet è un’ammazza-ritornanti.
Non avendo letto il libro, non so come sia, ma l’idea mi diverte. Perchè è una fan fiction, e se è ben scritta è da leggere con piacere e divertimento (della serie: meglio una buona fan fiction che un originale scadente). Oltretutto, i libri della Austen sono spesso intrecciati con altre storie in parecchi fandom. E la Austen, a proposito, ha un fandom gigantesco di suo.
Bene, che ti scrive però il recensore? Scrive: “la bravura dell’autore sta nel consegnarci un libro tutto di montaggio ma non improbabile: non l’ultimo esempio di mash-up, la moda falllimentare e quasi tutta statunitense di trasformare i classici in parodie”.
Ora, il mash-up non è esattamente questo. E’ una ricombinazione di materiali che si usa soprattutto in musica e in video. Il libro di Smith è una fan fiction, pura e semplice. Una fan fiction, immagino, assai professionale: come ce ne sono molte.
Mi piacerebbe sapere dove il giornalista ha preso le sue informazioni, e perchè ha usato l’aggettivo fallimentare: Orgoglio e pregiudizio e zombie – se il metro di giudizio è quello, e secondo me non dovrebbe esserlo – ha scalato tutte le classifiche, in America.
Tag: Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio e zombie
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Novembre 2, 2009 di Lara Manni
Non so se la mia influenza sia A, B o C, nè se Randall Flagg abbia cominciato a fregarsi le mani. So che sto così a pezzi che riesco a fare poco: guardare film, per esempio.
Ieri mi sono vista in streaming The Orphanage, e l’ho trovato meraviglioso. Il canone dell’horror (la casa infestata, la vendetta dall’aldilà) trasformato in racconto psicologico. Subito dopo mi sono vista, in televisione, 300. Interessante, soprattutto dal punto di vista visivo.
Però mi sono chiesta una cosa: ma com’è che le donne si trasformano in eroine solo quando sono mamme e devono salvare la prole?
Tag: 300, The Orphanage
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Ottobre 30, 2009 di Lara Manni
Sto leggendo molti interventi su Kindle, ebook e prospettive dell’editoria. Per esempio, segnalo il post di Stefano Romagna, quelli di Demonio Pellegrino, del Duca Carraronan, di Sandrone Dazieri, di Francesco Dimitri.
Sono tutti molto interessanti e accurati, e ve li consiglio.
Veniamo a me. Non sono una fanwoman della tecnologia, nel senso che impiego un po’ di tempo a maneggiarla: diciamo che sono molto interessata ai contenuti più che ad altro. Ma proprio questo mi sembra il punto. E trovo magnifica questa riflessione di Dimitri:
“La domanda è: cosa compri, quando compri un libro? Un oggetto o un’esperienza? Io voto esperienza. Ok, la carta e l’odore e cazzate varie, ma siamo seri. Quanti di voi comprano codici miniati, o edizioni originali di Crowley? Io leggo un sacco di letteratura di genere, che significa un sacco di paperback. E quando sono fantasy, sono paperback lunghi e poco maneggevoli. Perchè non dovrei preferire un’edizione meno ingombrante e più comoda?”
Poi c’è un altro aspetto, che riguarda l’editoria italiana e soprattutto la narrativa fantastica. La quale, a mio modesto parere, in questo preciso momento è in un bel pasticcio. Intanto, è sovraesposta e caricata di aspettative: dopo Twilight, si va in caccia del libro di sfondamento. Questo è bene, perchè apre porte che altrimenti sarebbero rimaste chiuse. Ma è anche male, perchè non tutti i libri possono e soprattutto devono essere best-seller. Poi, c’è la dannata questione degli scaffali e del “dove lo metto”, che a volte può nuocere – e di molto – al libro medesimo. Infine, e non è la considerazione meno importante, ci sono i costi dei libri, che sono alti. Specie se i libri sono così numerosi e, spesso, appetibili.
Ed ecco che mi trovo ad aspettare la frontiera e-book con molta curiosità e molto entusiasmo: perchè la mia sensazione è che, fin qui, la rete continui ad essere considerata “un mondo a parte” rispetto a quello dell’editoria. E invece rischia di poter seriamente rivoluzionare tutto: in favore di chi legge, e forse in favore di chi scrive. Di essere, davvero, la carta fuori mazzo che riapre una partita che si sta facendo durissima.
Almeno, lo spero.
Tag: ebook, Kindle
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Ottobre 29, 2009 di Lara Manni
La me stessa razionale è in netta ascesa, in questi ultimi tempi. E’ la me stessa a cui ho guardato quando ho creato la Sensei: un po’ stronza, un po’ indifferente, un po’ cinica. Quella me stessa mi guarda in questi giorni con un sorrisino – naturalmente sghembo – e mi fa un bel po’ di domande. Non le rispondo sempre. All’ultima (“vale la pena, allora?”) ho risposto mettendole sotto il naso una matita dal fumetto che Deby sta facendo da Esbat. Per un po’, credo di averla zittita.

Tag: Esbat
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Ottobre 28, 2009 di Lara Manni
Ho letto che esce un libro di epitaffi. Da quello che ho capito è una cosa tanto per ridere, anche se il genere è antico e serissimo. Il libro, comunque, si chiama “Meglio qui che in riunione”, lo pubblica Rizzoli e raccoglie ipotetiche scritture tombali di persone vive e famose. Tipo: Umberto Eco (“Aspetta, aspetta. Non posso, non posso”), Aldo Grasso (“To be continued”), Marco Travaglio (“Brindate, brindate pure. Tanto ricomincio subito dall’altra parte”).
Il giochino è divertente, no? Allora ho pensato a come mi epitaffierei.
Scartiamo subito l’ipotesi presuntuosa (“Ora i miei incanti son tutti spezzati”, il monologo finale di Prospero ne La tempesta di Shakespeare: di quale incanti parliamo, su, siamo seri).
Ci sarebbe l’ipotesi manga.
Versione uno (speranzosa, stile Naruto):
“Tanto adesso mi resuscitano”.
Versione due (catastrofica, stile Death Note):
“I morti non tornano in vita”.
Poi la versione Playstation, banalotta ma sempre efficace:
“Game over”
Naturalmente la versione King è scontata:
“A volte ritornano”.
Oppure si può sperimentare la versione “recensore di aNobii” (anche una vita si può recensire, no?):
“Sarebbero due stelline e mezzo”
Oppure, versione fanwriter:
“Conclusa? Sì”.
Questa non è per niente male.
Tag: epitaffi
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Ottobre 27, 2009 di Lara Manni
Sì, lo so, sono in pieno periodo kinghiano: non mi passa, ma si attenua.
Per esempio, in una discussione di aNobii scopro che c’è un altro libro uscito or ora, Stephen King goes to the movie, che raccoglie alcune storie trasformate in film. Non lo comprerò, perchè le ho tutte tranne una: 1408, The Mangler – La macchina infernale, ispirato dall’odio di King per le presse da stiro, nato dalla sua esperienza professionale in una lavanderia a gettoni. E poi Cuori in Atlantide, Le ali della libertà (ovvero Rita Hayworth and the Shawshank redemption) Grano rosso sangue.
Dunque. Non ho visto nè letto The mangler. E non ho visto neanche tutti i film tratti da King. Però, i miei prediletti sono Dolores Claiborne- L’ultima eclissi e Misery, direi. Ah, e Carrie. Ah, e Stand By me. Ah, e Il miglio verde. Shining mi ha lasciato perplessa. Pet Sematary non era male. Su The Mist nutro dubbi. It era brutto, e così L’ombra dello Scorpione.
La cosa carina, leggo, è come definisce King l’adattamento cinematografico: «Quando si adatta un romanzo per il cinema è come sedersi su una valigia stracolma per cercare di tenere tutto dentro. È un po’ come lavorare per Selezione dal Reader’s Digest».
Posso intuire la sensazione.
Tag: Stephen King
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