Ho una domanda.
Girovagando su Internet, noto che un numero crescente di blogger si spertica in lodi nei confronti di editori italiani di ebook.
Ho dimenticato la domanda.
Ho una domanda.
Girovagando su Internet, noto che un numero crescente di blogger si spertica in lodi nei confronti di editori italiani di ebook.
Ho dimenticato la domanda.
Questa volta, rigorosamente a blog unificati con Giovanni Arduino come ogni mercogiovedì che si rispetti, ci siamo voluti divertire. Perché con le parole si può e si deve anche giocare. A volte sono intercambiabili. Soprattutto se vengono usate le presentazioni, le quarte, le alette di alcuni recenti romanzi su fiori, profumi, spezie, doni e diamanti. Campionandole, mixandole ma non modificandole. Un mash-up, quasi. Se volete, potete provarci anche voi. Le fonti le trovate poco sotto, debitamente linkate.
Nessuno vuole dare lezioni, beninteso. Nessuno vuole dire che il re è nudo. Nessuno vuole offendere chicchessia, ci mancherebbe. A volte basta il divertimento, come sopra. Però, alla presentazione che abbiamo creato, dobbiamo ancora trovare un titolo. Ci penseremo. Ci penserete?
Amy Bratley, Amore, zucchero e cannella (Newton Compton)
Karen Swan, Un diamante da Tiffany (Newton Compton)
Melissa Hill, Un regalo da Tiffany (Newton Compton)
Vanessa Diffenbaugh, Il linguaggio segreto dei fiori (Garzanti)
Juliet aspetta da una vita questo momento. Finalmente una casa da dividere con Simon, un vero e proprio nido d’amore invaso da profumi di torte appena sfornate e pieno di piante di cui prendersi cura. La lavanda per la diffidenza, il cardo per la misantropia, la rosa bianca per la solitudine. Ma il sogno è destinato a svanire, soprattutto se il destino ha altre idee a riguardo: la prima notte nel nuovo appartamento, il giorno della vigilia di Natale, Juliet scopre che Simon l’ha tradita. Il suo cuore è a pezzi, il dolore insopportabile, quella casa tanto desiderata d’improvviso è ostile, dopo aver scoperto la terribile verità. Niente pare esserle d’aiuto. Ha paura delle parole, le sue e quelle degli altri. Soprattutto, ha paura di amare e lasciarsi amare. E allora, New York, Parigi, Londra: quale sarà la città per iniziare una nuova vita? Sa che è il momento di voltare pagina e ricominciare, in un viaggio alla scoperta di una se stessa che non conosceva. E se un giorno il passato lasciato alle spalle dovesse all’improvviso tornare? Perché il suo cuore si porta dietro una colpa segreta. L’unico capace di estirparla è Grant, un ragazzo misterioso che sembra sapere tutto di lei, che le regala dei semi di fiori, ogni volta diversi, da piantare e far crescere, come in un romantico messaggio cifrato…
Ebbene sì, lo farò. Ma non lo farò per un editore, anche se questa sembra essere una tendenza emergente. Lo farò per uno o una di voi. Perché il contest legato all’uscita di Tanit è un po’ diverso dal solito.
Oggi è on line il sito di Tanit, dove troverete le spiegazioni tecniche. Quella personale vorrei darla io. E’ vero, chi invierà la miglior fanart o fanfiction o il miglior fanvideo riceverà in cambio un racconto. Lo scriverò io su indicazione precisa del vincitore. Sarà lui, o lei, a dirmi se lo desidera di un genere preciso (horror? fantasy classico? steampunk? fantascienza? western? giallo? urban fantasy?). Sarà lei, o lui, a dirmi se lo vuole ironico, umoristico, drammatico, con lieto o catastrofico finale. Sarà lei, o lui, a dirmi in quale epoca ambientarlo e quali personaggi inserire. Io accetterò la commissione, e scriverò: e il racconto sarà solo e unicamente suo.
Perché un premio simile? Forse avreste preferito un eReader, o un altro gadget: mi rendo conto che si tratta di una piccola sfida, e provo a spiegarne i motivi.
Perché un tempo funzionava così: un tempo esistevano i committenti e gli esecutori.
Perché oggi si finge, molto spesso, che siano i lettori i committenti e che si dà loro quel che chiedono. Ma non è esattamente così che funziona: io penso che nella gran parte dei casi si dia loro quel che si ritiene desiderino.
E allora, poche storie: stavolta lo facciamo davvero. La mia tastiera vi appartiene ed eseguirà fedelmente le vostre indicazioni.
Ma prima, partecipate: è possibile farlo da oggi al 17 febbraio, inviando le vostre creazioni a lain@fazieditore.it . Sul sito troverete il secondo capitolo di Tanit da sfogliare e da cui prendere ispirazione.
Vi aspetto.
Su Affari Italiani esce un intervento di Daniela Di Sora della Voland. Si parla di prezzo del libro, e si annuncia che il prossimo romanzo di Amélie Nothomb sarà in vendita a 9 euro, “il prezzo di un cinema o di una pizza”. Qua e là, si segnala l’ingresso in classifica di libri che sono sotto i 10 euro.
Va benissimo. Però mi interrogo anche un po’ sul criterio di scelta. Se basta abbassare precipitosamente il prezzo di copertina per entrare in classifica, qualche domanda su lettori e lettura, penso, vada posta.
Ps. Per quanto riguarda Tanit, date sempre un’occhiata alla colonnina di destra. Ci sono novità.
Immagino che lo abbiate già letto: mancano all’appello, secondo l’Istat, settecentomila lettori, la metà dei quali sono lettori forti, ma che nel 2011, a quanto pare, non hanno aperto neanche un libro. Un bel problema, dal momento che il nostro paese non brilla per quantità di lettori: tanto che il cosiddetto lettore forte è semplicemente qualcuno che legge un libro al mese. Dodici l’anno: pochi, pochissimi.
Eppure, nel 2011 in trecentocinquantamila non hanno aperto neanche quei dodici libri, spingendo esperti e ricercatori a chiedersi il perché. Bella domanda. Posso provare a rispondere per me, lettrice che divora ben più di una dozzina di titoli annuali. Forse perché, a fronte dei tanti libri pubblicati, è diventato più difficile trovare qualcosa che ti appassioni. O forse perché da tutte e due le parti (editori e lettori) è venuta meno la voglia di rischiare: me lo diceva ieri sera un amico, e credo che abbia perfettamente ragione. Si va sul facile, sul “già letto”, si cerca (da tutte e due le parti) di reiterare qualcosa che è già piaciuto. Ma, alla lunga, stanca.
Un paio di giorni fa uno degli esperti suddetti dichiarava: “Chi oggi legge un libro o entra in una libreria non è detto che domani continui a farlo. Molto dipende dall´offerta: titoli, prezzi, distribuzione, nuovi autori. Il lettore deve essere riconquistato ogni volta da chi i libri li fa, e da chi li vende”.
Ma, aggiungo io, deve forse a sua volta ritrovare la voglia per stupirsi e battere strade ignote. Questo, prescindendo da tutti i discorsi (corretti) che si possono fare su crisi economica e prezzo dei libri.
La chiusura di Megavideo e Megaupload ha occupato gran parte delle discussioni su Facebook, ieri sera. Giustamente. Mossa pessima e miope, per un’infinità di ragioni (una: io continuo a pensare che quando film e libri sono davvero buoni, si preferisce pagare il biglietto o il prezzo di copertina. Su Megavideo guardo solo i film che non andrei mai a vedere in sala). Suppongo che non sarà l’ultimo episodio: ma che Internet stia mutando (e non in meglio) è una sensazione che ho da tempo.
Seconda segnalazione: esce per Isbn il nuovo libro di Douglas Coupland, “Le ultime cinque ore”. Viene lanciato come romanzo distopico, anche se ingabbiare Coupland in un genere è, secondo me, impossibile. Comunque c’è anche una sua intervista (su Repubblica, non on line) dove si delinea una definizione molto personale di fantascienza:
“Le ultime cinque ore sembra un libro di profezie.
«Io lo vedo più come un racconto di eventi del presente, come amplificati. Credo che la fantascienza sia più o meno tutta così. Sono appena stato a un simposio letterario in Florida (KWLS. org) dove il tema di quest´anno era Il Futuro. Ho passato tre giorni con William Gibson e Michael Cunningham, Margaret Atwood e Jonathan Lethem, e la cosa su cui eravamo tutti d´accordo era che la fantascienza ormai è quasi sempre il presente lievemente modificato. Se la narrativa diventa più strana è perché il presente è sempre più strano. La paura del futuro è sempre direttamente proporzionale al tasso di cambiamento delle tecnologie di comunicazione di un paese».
La definizione di narrativa “strana” non è male, comunque.
Ps. Per gli interessati: tenete d’occhio il colonnino di destra su Tanit. C’è l’indirizzo di una pagina Facebook e nuovi meme, e fra non molto aggiungerò altro. Parecchio altro.
Post del mercogiovedì a blog unificati con Giovanni Arduino, come sempre, un po’ dopo aver letto recentemente questo e quest’altro, un po’ dopo aver fatto un bel giro per la nostra adorata rete due punto zero.
Cari signori miei, se per promuovere un vostro libro o farne parlare, con le rare e debite eccezioni del caso, tutto quello che sapete combinare è:
- creare profili su facebook della vostra casa editrice (con aggiornamenti di stato del tipo: “ciao! come state! che cosa avete letto di bello stamattina?!?”)
- creare profili su facebook dei romanzi che editate (dove viene ripetuto almeno cinquanta volte il testo della quarta di copertina)
- creare account twitter della vostra casa editrice (riportando di solito stralci minimali delle recensioni cartacee o i link a quelle online)
- creare fake di twitter/facebook basati sui protagonisti dei vostri libri (“molto transmediale”)
- imbastire tumblr con foto solo di biblioteche, librerie, copertine dei vostri tomi o citazioni dagli stessi o dai “grandi” della letteratura (grazie, le troviamo anche da soli, il web esiste al di fuori di voi, e poi al cinquantesimo scampolo di Prévert ci coglie lo stranguglione)
- pasticciare con wordpress e aggiornarlo sì e no una volta al mese
- edificare siti istituzionali autocelebrativi con orge a base di java, flash, plug-in impenetrabili e lame rotanti
- produrre e uploadare su YouTube booktrailer che ricordano orribilmente le diapositive che eravamo costretti a vedere da bambini dopo le vacanze estive
- spammare con recensioni estasiate di libri da voi pubblicati tutte le piattaforme di vendita online e di social reading (per poi venire stanati)
- riempire di stellette, cuoricini o mipiace qualsiasi social (per poi venire stanati)
- incazzarsi pubblicamente per essere stati stanati, negare l’evidenza e/o farsi beffe degli utenti che hanno espresso pacatamente un giudizio che non vi garba (e rinfocolando così l’odio e i flame degli immancabili troll per cui voi siete e sempre sarete Male, Mafia e Corruzione)
- inviare e-mail melliflue a certi blog letterari, di fatto esigendo la messa in evidenza dei vostri comunicati stampa e chili di recensioni positive. Come merce di scambio, qualche volume omaggio per i frequentatori assidui nonché sparuti e preziosi gadgettini, dalla t-shirt fluo in elastan al set cinese per la pedicure con sopra il vostro logo
- incazzarsi minacciosi perché ogni tanto i blogger più accorti e onesti vi rispondono picche (“ma tu sai con chi stai parlando, ragazzina?!?!”)
- investire migliaia di euro in inutili abomini della cartotecnica (da espositori ad addobbi per le ormai pochissime librerie che ancora vogliono sobbarcarsene)
- creare “campagne virali” dopo aver letto due post di Mashable e un articolo di Wired
Insomma, se ancora (anzi: dato che ancora) siete fermi a questo o poco oltre, con le dovute eccezioni come da preambolo, perché non due chiacchiere con noi? Magari potremmo farci un paio di risate tutti assieme. L’invito è aperto anche ad altri, naturalmente. Magari ha ragione chi ha scritto che la tecnologia e un presunto know-how in materia non sono mai stati usati così male come nel mondo del libro. Sapete dove trovarci (forse sì, forse no). Senza rancori e con tanta, tanta allegria, il vostro dinamico duo.
Su Carmilla, questa mattina, c’è una mia recensione de La bambina di neve di Eowyn Ivey. Più che una recensione canonica, anzi, è una riflessione su come il fiabesco entra nel romanzo fantastico contemporaneo: argomento su cui occorrerebbe scrivere un saggio, lo so. Mi sono limitata a qualche pennellata, ma vorrei riprendere l’argomento, che non è affatto secondario.
Su questo blog, invece, ho creato nella colonnina di destra una sezione Tanit. Se controllate, oltre alla segnalazione del tumblr dove continuo a postare indizi, ci sono due novità. La trama e…Scopritelo da soli.
Ieri Giovanni Arduino segnalava, su Facebook, un articolo apparso su The Guardian. In poche parole, botte da orbi su Goodreads, e poi su Twitter, fra due fronti: scrittori e agenti da una parte, recensori on line dall’altra. Il tutto a proposito di Tempest di Julie Cross. Come leggerete, tutto inizia da alcune recensioni critiche nei confronti del romanzo e finisce con la discesa in campo dell’agente che rappresenta Cross e di altri scrittori, l’un contro l’altro armati.
Personalmente, trovo piuttosto grave l’intervento dell’agente che trovo reo di scarsa professionalità. La seconda considerazione, banale, riguarda il tasso di rissosità che può scatenarsi attorno a un libro: ma questa è una considerazione già fatta in molte occasioni. La terza è una domanda: perché il mondo editoriale viene caricato di tante aspettative? Non rispondetemi, per favore, “la fai facile tu che pubblichi”: proprio perché pubblico, sto imparando a stemperare l’ansia, anche se non è facile. Quel che conta davvero, per me, è il momento in cui scrivo. Non si diventa né ricchi né famosi con i libri, a meno di pochissime eccezioni. Scrivendo, e leggendo, ci si può sentire, semplicemente, bene. Comunque sia, questa non è una bella pagina di storia: né della rete, né dell’editoria.
Manca poco più di un mese all’uscita di Tanit, con il quale si conclude la trilogia. Trilogia che ho immaginato – so che lo sapete, ma lo ripeto – come tre episodi autoconclusivi, dove si ritrovano alcuni dei personaggi presenti nel primo libro, Esbat, ma leggibili anche separatamente.
Intanto, ho creato un tumblr che si chiama Intornoatanit, e dove ogni giorno lascio un indizio, che fa riferimento a elementi presenti nella storia. Gli stessi indizi sono disseminati quotidianamente su Facebook.
Per oggi, vi posto l’inizio di una lunga sinossi. Ovvero:
“Una dea scende fra gli uomini, e la dea è Axieros, la Madre oscura che ha tramato affinché mondi separati venissero in contatto: tutto è cominciato con un Esbat, il passaggio di un demone spinto da un inganno e dal desiderio di cambiare il proprio destino che veniva scritto nelle pagine di un fumetto. Così, per volere della dea, il demone Hyoutsuki e il suo antico nemico, Yobai, si sono trovati a camminare fra gli uomini, e persino, grazie alla magia della stella Sirio, Sopdet per gli antichi, a condividere anni oscuri della loro storia: le due guerre mondiali, il 1977. Hanno incontrato donne in grado di intervenire nel loro mondo e modificarlo. Ne sono stati, a loro volta, cambiati.
Ma ora i due universi sono destinati a scontrarsi. Perché quando una dea cammina fra i mortali, il tempo della fine è vicino, e solo uno dei mondi potrà sopravvivere”.
Ps. Su La lettura, supplemento culturale del Corriere della Sera, si è parlato di scrittrici di fantastico, fra le quali ci sono anche io. Grazie!