Gentile signor Valerio Magrelli,
immagino che mi perdonerà l’impertinenza, perchè i poeti sono persone indulgenti. Però ci sono alcune cose che, dopo la lettura del suo articolo (un bell’articolo) su Repubblica di oggi, vorrei dirle: perchè mi sembra che lei abbia fatto un po’ di confusione fra chi copia e chi si ispira. In poche parole, tra plagio e fan fiction.
Eppure l’inizio del suo articolo era davvero folgorante: mi è piaciuta moltissimo, per esempio, la citazione da “L’autore e i suoi doppi” di Abdelfattah Kilito: «Quando si legge un libro, bisogna ricordare, oltre alla storia, anche il nome dell’autore? In fondo, una storia assomiglia a una storia, come l’acqua all’acqua: qualunque sia il rubinetto che si apre, è sempre lo stesso liquido che scorre».
E’ vero, e in parte risponde anche alla domanda fatta ieri da Eleas su Eudeamon: questa storia non somiglia ad altre? Certo. E” sempre lo stesso liquido che scorre, ma sono altri i modi con cui ci si accosta a quel rubinetto, diversa la sete, diversa, in fondo ,anche l’acqua. A Roma l’acqua è dura, lascia un gusto minerale sulla lingua. Nei paesi di montagna a me l’acqua sembra essere meno liquida, anche se è buffo dirlo: come se fosse più vicina a polverizzarsi mentre la bevi. Diverse le seti, appunto.
Ma il fatto che le storie possano essere simili, ma trattate in modo diverso, non ha nulla a che vedere col plagio. Plagio è quello della ragazza tedesca che lei cita. Una diciassettenne che ha copiato e incollato nel suo vendutissimo romanzo pezzi di un altro romanzo, a sua volta pubblicato da un blogger. Poco conta che la ragazza dica: nel web lo fanno tutti, o qualcosa del genere. Poco conta che da questa frase i giornalisti prendano spunto, come fa Roberto Cotroneo sull’Unità, e sostengano che questo è un metodo usato nel web 2.0.
Non è vero.
Le chiedo, vi chiedo: quanto conoscete del web 2.0? Sapete che, nei siti di fan fiction, il plagio è punito con il ban perenne? Sapete che i plagiatori (che, certo, ci sono) vengono scovati praticamente sempre? Sapete che esiste una tutela in rete del lavoro dello scrittore, sia pur amatoriale? Sapete che esistono le Creative Commons?
La rete di chi scrive non è affatto indulgente con chi plagia: e se qualcuno ha creduto alla signorina tedesca, be’, ha fatto male. Perchè la sua dichiarazione è stata semplicemente furba, e concepita appositamente per coloro che non conoscono Internet: “Credo che il mio comportamento e il modo di lavorare sia stato del tutto legittimo; non mi faccio rimproveri, ciò può dipendere anche dall’ambiente dal quale provengo e nel quale si cerca l’ispirazione un po’ dappertutto”. Palle.
Per questo non capisco perchè lei ha accostato questa storia al fandom, o, come lo ha definito citando Julia Kristeva, alla “intertestualità”. Lei scrive:
“Se in musica le cover band si sfidano nei cover festival, se al cinema appassionano i remake, perché ostinarsi a pretendere nei libri l’originalità a tutti i costi?”
E poi scrive ancora:
” Un gruppo di hacker californiani, per esempio, ha manipolato al computer diverse puntate di Star Trek, aggiungendo al racconto “ufficiale” alcune scene pornografiche. Commenta Zizek: «Perché non dovremmo iniziare a produrre riscritture di capolavori classici ai quali aggiungere, senza cambiare il contenuto esplicito, dettagliate descrizioni riguardanti attività sessuali, sotterranee relazioni di potere, e così via, o semplicemente perché non dovremmo ri-raccontare la storia da un’altra prospettiva, come ha fatto Tom Stoppard nella sua riscrittura dell’ Amleto dal punto di vista di due personaggi marginali ( Rosenkrantz e Guidenstern sono morti )? [...] Non sarebbe illuminante anche riscrivere dei classici testi d’amore dal punto di vista femminista?». Forse aveva ragione Paul Valéry, nel dire che l’autore, nei confronti del testo, non ha più diritti di un lettore qualunque. Certo, però, non aveva mai pensato che quel lettore, un giorno, avrebbe impugnato la penna per proseguire l’opera a modo suo.”
Slavoj Zizek sta parlando, nè più nè meno, di chi interviene su una storia originale facendola propria e, infine, modificandola inevitabilmente. Che è quello che molti hanno fatto, che molti di noi continuano a fare.
Ma questo, mi creda, con il copia e incolla non ha nulla, nulla a che vedere. Non accomunateci ai disonesti, la prego: e la prego anche di credere che non solo di disonesti è fatto il web.
Sempre sua
Lara
